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    06
    giu.
    2005

    Quando la banda larga ? un sogno

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    da www.repubblica.it VIAGGIO TRA GLI ESCLUSI DALL'ADSL L'inchiesta. Ci sono zone, anche in citt? grandi, dove ? impossibile avere internet ad alta velocit?. A Telecom non conviene intervenire e le alternative mancano Il web italiano ? in subbuglio. Nei forum e nei gruppi di discussione vibra la protesta di coloro che loro malgrado non possono attivare l'Adsl, uno dei collegamenti ad internet che garantisce la banda larga. ? una categoria di utenti che di recente si ? consolidata e fa sentire forte la propria voce, attraverso la neonata associazione Antidigital Divide. Si lamenta perché la propria casa o piccola azienda non sono raggiunte dai servizi Adsl, che adesso ? la chiave per entrare nel mondo della vera internet. Fatta di connessioni senza limiti di tempo, di contenuti multimediali, di telefonia via internet (VoIP) a basso costo e, nei prossimi mesi, imbevuta anche di televisione. Sono persone che si sentono insomma escluse dal presente e dal futuro dell'era digitale. Il problema ? accentuato da due aspetti.

    Il primo ? che in Italia, pi? che in altri Paesi europei, sono poche e deboli le alternative all’Adsl. Il secondo ? che a esserne scoperti non sono soltanto gli abitanti di micro villaggi sperduti tra i monti. Capita anche a comuni con 30-40.000 abitanti, a ridosso di metropoli, di non essere raggiunti dall’Adsl; o persino a interi quartieri di capoluoghi di regioni.

    Esclusi dall’Adsl, i casi eccellenti
    Sono le anomalie della mappa di copertura Adsl, in Italia. Il caso pi? notevole ? il quartiere Japigia, a due passi dal centro di Bari. “Abbiamo formato un gruppo di protesta, con finora 30 cittadini del nostro popolo quartiere, per ottenere l’Adsl”, spiega Luca Pierri, responsabile provinciale di Antidigital Divide. Altri casi curiosi, riportati dall’associazione, sono Caselecchio di Reno (Bologna) e Chieri (Torino) non raggiunti (almeno per buona parte) dall’Adsl anche se hanno oltre 30 mila abitanti (dati Istat 2001); Trigoria, con 15.000 abitanti, a tre chilometri dalla zona Eur di Roma e provvisto di uffici, banche e scuole. Non proprio esempi di villaggi sperduti nelle campagne, insomma. Accade lo stesso in un’altra zona poco fuori Roma, Tragliatella.

    Il problema della copertura Adsl ? stato affrontato per la prima volta anche in un rapporto pubblicato a maggio da un gruppo di analisti, di Nextplora: grazie a un sondaggio condotto su 4.000 persone hanno scoperto che in alcune aree la domanda esiste, la gente vorrebbe l’Adsl, ma non pu? averla perché Telecom Italia non la rende disponibile. Nextplora tuttavia riconosce che Telecom deve tenere conto anche dei propri interessi: per abilitare una zona all’Adsl deve aggiungere un apparato (il Dslam) nella centrale telefonica di pertinenza e collegarlo alla dorsale a banda larga. Non tutte le zone meritano questa operazione, dal punto di vista di Telecom, ma solo quelle dove il numero di utenti potenziali sia sufficiente a ripagare l’investimento necessario per coprirle con l’Adsl.

    Sembra strano per? che le zone sopra citate siano considerate poco interessanti dal punto di vista commerciale; di norma, infatti, l’Adsl ? ormai anche in comuni di dimensioni medio piccoli, poiché la copertura, a fine 2004, raggiungeva l’83 per cento della popolazione. “Credo che ormai quasi nessuna citt? con un numero di abitanti superiori a 15.000 sia scoperta”, dice Pierluigi di Bartolomeo, fondatore di Antidigital Divide. “Pu? capitare per? che nelle grandi (Roma, Bari) e medie citt? (Casalecchio, Chieri) ci siano alcuni quartieri o zone non coperte dall’Adsl a causa di problemi di carattere tecnico: il doppino dell’utente ? sotto ucr o mux”. Sono due espedienti tecnici usati da Telecom per collegare in situazioni particolari nuovi doppini telefonici a una centrale, in piccoli centri o in una zona periferica che ? cresciuta a grande velocit?. Il mux ? un apparato che associa pi? di un utente su uno stesso cavo telefonico ed ? usato nelle zone dove Telecom ha carenza di doppini fisici. L’Ucr sono come piccole centrali che si appoggiano a una centrale vera e propria. Telecom collega l’utente all’Ucr laddove la centrale pi? vicina ? satura e non ? conveniente costruirne una nuova. In passato erano soluzioni utili e senza inconvenienti, laddove Telecom non riusciva a fornire il servizio standard; nell’era dell’Adsl si rivelano per? una disgrazia per l’utente, perché sono incompatibili con la banda larga. Cos? si spiega perché alcune zone, per quanto abbastanza popolose e in teoria commercialmente interessanti per i provider Adsl, non ne sono raggiunte.

    Telecom, per dare le Adsl agli utenti sotto mux o ucr, dovrebbe fare un’operazione ben pi? costosa e complessa che aggiungere un Dslam in centrale. ? pi? probabile che l’Adsl raggiunga in futuro comuni anche pi? piccoli di quelli citati, ma che non hanno problemi di mux o ucr. Telecom infatti prevede di coprire il 91 per cento della popolazione entro fine anno. Anche Tiscali si dar? da fare: “Metteremo i nostri Dslam in alcune delle centrali telefoniche dove Telecom ancora non porta l’Adsl. Daremo ascolto alle petizioni firmate da qualche centinaia di utenti”, assicura Pierpaolo Festino, responsabile marketing consumer di Tiscali.

    Le alternative
    Per chi ? scoperto, quali alternative ci sono, se non attendere a tempo indeterminato? Ben poche: in altri Paesi europei, come la Gran Bretagna, oltre alla rete su rame c’? anche quella via cavo, che offre servizi banda larga e ha copertura spesso complementare a quella Adsl. In Italia la rete via cavo ? invece assente. La fibra ottica ? meno diffusa dell’Adsl. Le grandi aziende possono richiedere ovunque connessioni Cdn, su doppino di rame, ma i costi sono proibitivi per un privato. “Le soluzioni pi? comuni, per chi non pu? avere l’Adsl, sono quindi due: il dial-up, su modem 56 K o Isdn, o le connessioni satellitari”, spiega Stefano Quintarelli, presidente di Aiip, l’associazione dei principali provider italiani. “Telecom considera il satellite una buona alternativa all’Adsl, ma io non sono d’accordo. Ne ? un povero surrogato: la connessione ? veloce soltanto in download e non in upload (invio dati); inoltre in molti momenti soffre di ritardi nel flusso di dati: ? quello che i tecnici chiamano “latenza elevata del segnale”. ? causata dal fatto che si naviga collegati a un satellite distante circa 40.000 chilometri”. “Non ? molto piacevole navigare cos?”, dice esplicitamente Quintarelli.

    Con il dial-up si ? privati invece del fascino della connessione veloce, anche se alcuni provider (quali Wind e Tin) da un po’ di tempo offrono programmi che permettono di accelerare fino a sei volte una linea lenta. “Non ? per? solo una questione di velocit?”, dice Quintarelli. “Chi non ? coperto da Adsl non ? privato solo della banda larga, ma anche della comodit? della “banda lunga”: della possibilit? di stare connesso senza guardare l’orologio, senza limiti”. ? una prerogativa – questa – delle tariffe “flat rate” Adsl: includono tutto il traffico in un canone mensile (che adesso pu? essere inferiore anche ai 20 euro, con Tiscali). Il che, secondo Nextplora, ? un aspetto importante, un forte incentivo al mercato: se gli utenti hanno alle spalle una flat rate e una connessione veloce staranno pi? a lungo in internet, proveranno nuovi servizi, faranno acquisti online e via di questo passo. Ci sono offerte flat rate anche per il dial-up, ma “non sono paragonabili a quelle Adsl, perché i prezzi che Telecom fa all’ingrosso, nel listino rivolto agli operatori, per questi servizi sono piuttosto elevati”, dice Quintarelli. “Confermo”, dice Daniele Malavasi, titolare di Clic.it, uno dei principali operatori specializzati in offerte dial-up flat. Un esempio: Fanta Flat, di Clic. it, costa 63,9 euro al mese, il doppio di una Adsl standard, e garantisce cinque ore di connessione al giorno. Oltre questa soglia, si pu? venire disconnessi e non poter accedere a internet fino al giorno successivo.

    Anche questo sembra un problema soprattutto italiano: in Francia Tiscali offre una flat rate dial-up a 30 euro al mese, senza limiti di tempo. A 29,95 euro al mese, invece, la flat di Tiscali Italia concede un massimo di 200 ore di connessione mensili. Il problema della mancanza di una flat dial-up vera e propria si ripercuote anche sulle connessioni satellitari. Quelle per la famiglia infatti funzionano solo se l’utente tiene attiva, in contemporanea, una connessione dial-up (pagandola a parte). Ci sono in commercio offerte satellitari che non hanno bisogno di una connessione dial-up e sono banda larga a tutti gli effetti, ma sono rivolte alle sole aziende.

    Un’alternativa, per gli utenti residenziali che vogliono fare a meno del dial-up, ? data da Clic: offerte basate su una connessione mista. ? via satellite nel download e via Umts nell’upload dei file. Non ? necessario usare un cellulare Umts; si collega un modem speciale o una scheda Umts, forniti da Clic, al computer, che andr? connesso anche alla parabola satellitare. Poiché non si usa il dial-up, non si hanno limiti di tempo nella navigazione e inoltre anche l’upload sar? veloce, perché fatto via Umts. Il download ? illimitato; c’? per? un limite nella quantit? di file che ? possibile inviare (upload) con l’Umts. Per esempio, massimo 25 MB al giorno con l’offerta che costa 56,4 euro al mese.

    Questo limite nell’upload ? un problema soprattutto per gli utenti che fanno peer to peer. Tutte le offerte basate sul satellite hanno un problema comune, inoltre: sono poco indicate per il VoIP. A causa dell’elevata latenza del segnale satellitare, le frasi arriveranno in ritardo da un interlocutore all’altro, rendendo la conversazione difficile. Il VoIP di tipo evoluto, che mette a disposizione dell’utente un numero di telefono, ha inoltre bisogno di connessioni sempre attive: di nuovo, c’? bisogno dell’Adsl, perché il dial-up non ha offerte flat rate adeguate.

    Il futuro
    Ci sono tuttavia speranze per l’immediato futuro. Stanno nascendo offerte che permettono di connettersi a internet via onde radio da postazione fissa (casa o ufficio). Sono imparentate in qualche misura con il Wi-Fi, ma sono alternative all’Adsl. In commercio, in Italia, ci sono gi? offerte di questo tipo, basate su tecnologia senza fili Hyperlan. Sono presenti per? soltanto in pochi comuni. Non sono molto pubblicizzate, inoltre: “Non possiamo parlarne molto perché la normativa a riguardo ? poco chiara. Non le vieta né le permette e quindi meglio fare meno rumore possibile, per non rischiare di essere fermati”, dice Marco Caldarazzo, fondatore di NoCable, uno dei provider che vende connessioni Hyperlan (in Lucania). Un partner di NoCable, Truecom, ? pronto a dare connessioni Hyperlan agli utenti di Bari Japigia, come comunica Antidigital Divide: 30 euro al mese per una connessione 1.024/256 Kbps; 36 euro al mese per una 2048 kbps/512 kbps, flat rate. Niente male. Altri provider che offrono il servizio in alcune regioni d’Italia sono Essentia ed Elmat. Perché queste offerte si diffondano sul territorio, alleviando i problemi di chi non ? coperto da Adsl, bisogner? attendere una normativa pi? chiara. ? forse in arrivo: a giugno il ministero delle Comunicazioni presenter? un piano per aggiornare la normativa relativa alle connessioni su onde radio (Wi-Fi e non solo). E all’orizzonte c’? pure il WiMax, che in Italia si comincia a sperimentare in questi giorni. ? un’alternativa simile all’Hyperlan, ma offre pi? garanzie e stabilit? di connessione. In Francia e in Spagna sono gi? in vendita offerte WiMax. E anche in questo caso l’Italia ? in ritardo.

    di ALESSANDRO LONGO

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