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    11
    giu.
    2005

    Referendum e mangiatori di loto

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    da l'Unit? a scanso di ambagi andr? a votare, e voter? quattro ?s?? sia pure pieno di esitazione e di preoccupazioni sulla quarta voce. Ma voter? da lotofago, e se ne scrivo qui ? proprio per spiegare e diffondere la mia lotofagia. Il nome ? mitologico, ed evoca l?Odissea e i mangiatori di loto, squisito frutto che faceva dimenticare qualunque altra cosa, per concentrarsi sullo straordinario sapore. E la mia lotofagia ? politica, politicissima, ma intesa al contrario della politica di schieramento. Vediamo perché. Dopo mesi di silenzio, si arriva finalmente con ritardo e confusione a questa vigilia arrembante di un referendum dal dna cruciale. Il ritardo ? quello con cui i media si sono occupati seriamente della materia referendaria, la confusione ? la conseguenza del ritardo ma anche e soprattutto della delicatezza di una questione primaria come ? questa della fecondazione assistita. Si adopera tale delicatezza come deterrente dall?andare a votare: lo strumento referendario ? rozzo e manicheo, ?quindi? lasciamolo da parte, per materie ad esso compatibili. L?astensione sarebbe a fin di bene teorico, oltrech? utile praticamente a far mancare il ?quorum? in un conteggio previsto dalla Costituzione e dunque formalmente ineccepibile.

    Senza entrare nel merito della fecondazione e dei suoi quattro quesiti, ? questo nella sostanza l?atteggiamento confessionale e laico-confessionale che ha fatto da piattaforma all?invito a disertare le urne, fino agli ultimi tempi, quelli ?arrembanti? appunto.
    Prima di essi, mi sarei limitato ad osservare che l?astensione, per legittima che sia, rimane a mio avviso una ferita profonda e non facilmente rimarginabile nella prima e seconda pelle democratica, dei comportamenti e delle idee. Una ferita qualunque sia la materia referendaria, e le vicende travagliate che questo istituto ha conosciuto, a destra, a sinistra e al centro. Penso immediatamente a Craxi e a quelle immagini di lui con codazzo a colazione nell?isola garibaldina di Caprera che dal pulpito di un Tg, ormai del secolo scorso in tutti i sensi, invitava ad ?andare al mare? e poi rivolto a un famiglio chiedeva ?passami il sale?. Forse anche come sia andata quella volta dovrebbe risultare istruttivo e ?memorabile?, esattamente il contrario di quell?iniezione di oblio cui rimanda il mio status di lotofago di oggi. Come mai? E non dipender? magari da chi arremba sul referendum?
    Da qualche giorno, i titoloni sui giornali richiamano finalmente l?attenzione sull?appuntamento con le urne grazie alle varie posizioni dei politici di primo piano, che sparigliano continuamente le carte tra i due poli e all?interno di ognuno di essi. Omnia munda, direte, l?importante ? che sia utile ad accendere i riflettori sul buio. E, se dovessero vincere i ?s??, a quorum raggiunto malgrado le tonanti bordate vaticane, certamente qualcuno col senno di poi rimpianger? la scelta del trambusto mediatico successivo al pi? rassicurante silenzio di pria.
    Ma c?? un?altra chiave di lettura, antitetica ai lotofagi come me. Non frequento pi? di tanto raffinati politologi, ma credo di avere il polso di un Mario, un Antonio, una Maria, una Caterina. Ed ? da giorni ormai che mi sento dipanare da loro, pur con qualche scontato groviglio concettuale, il filo della politica-politicante italiana. Mario dice che Rutelli si astiene perché evidentemente ha un cantiere aperto con calce democristiana e mattoni dei due poli insieme all?Udc, benedetto dalla Chiesa. Cos? la coscienza e la pratica politica vanno perfettamente d?accordo. Fini, a sentire Antonio, per sventare questo disegno e regolare i conti nel suo partito tra colonnelli e sottufficiali, strappando marsine dove pu?, fa il percorso inverso di Rutelli. Berlusconi sul referendum tace ma allude, su questo Maria ? inamovibile, per raccogliere le spoglie, ma non dell?embrione bens? dei due schieramenti cos? lacerati da suggerire agli italiani che con tutti i suoi errori resta lui l?unico uomo forte (forzitaliota) sulla piazza. Caterina scuote il capo perché Prodi non si fa sentire abbastanza con una dichiarazione di voto. Contro. Ma contro chi e che cosa? L?astensione? Berlusconi? Il Vaticano? Rutelli? Follini? Fini? Caterina non ha certezze.
    E allora forse bisognerebbe mangiare loto, dimenticare tutto ci? e concentrarci sulla materia del referendum, quello che c?? prima, quello che viene o potrebbe venire dopo. Su ?Repubblica? di qualche giorno fa Guido Viale faceva questo percorso, collegando la questione alla vita, al senso della vita, ai valori o disvalori di tutti i giorni. A quello che siamo, o siamo diventati, alle priorit? ecc. Trattando quindi il referendum ?solo? come un momento importante per riflettere e votare, s?, no, scheda bianca, senza calcoli, neppure quelli (per carit?, contemplati) tattico-strategici dell?astensione.
    E? un referendum, e una materia davvero prima, che ci tocca o dovrebbe toccare tutti, con le nostre convinzioni e i nostri dubbi, ben oltre la politica e i partiti, ben dentro la persona. Se non seguiamo questa strada interna, e passeggiamo al limitare dell?urne per prevedere quello che ci conviene e utilizzare poi le fiches su altri tavoli della politica, che versa nello stato che abbiamo sotto gli occhi, il risultato che otterremo sar? comunque quello di peggiorare la nostra situazione. Anche e soprattutto in funzione di una politica migliore, domani mangiamo loto e dimentichiamo per una volta tutti gli altri risvolti di ?lor signori?, votando per noi.

    Oliviero Beha

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