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    26
    giu.
    2005

    Crescete & prostituitevi

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    da www.dagospia.com DA TANGENTOPOLI AL MONOPOLI DI OGGI. I MIGLIORI ELETTORI DI RE SILVIO? IL CENTROSINISTRA. E DAL ?94, BERLUSCONI, SENTITAMENTE, RINGRAZIA (BEHA COLPISCE ANCORA)? Bel titolo per il nuovo libro di Oliviero Beha, ?Crescete & Prostituitevi?. Ne anticipiamo un capitolo: ?Le fauci politicamente spalancate della sinistra permisero al magnate di Arcore di fare il medico pietoso e di presentarsi come fosse ?il nuovo???

    C?ERA UNA VOLTA AGNELLI
    Tratto da ?Crescete & Prostituitevi?, di Oliviero Beha, BUR

    Nessuna traccia positiva dal seme di Mani pulite, dunque, da quell?orgasmo non raggiunto, da quella moralizzazione solo intravista e subito trasformata in una sorta di franchigia dalla moralit?, una moralit? resa ?imponderabile?, senza alcun peso, vuota di senso, un guscio di amoralit? senza polpa. Ma tracce negative se ne leggono distintamente, quelle s?, fatte sue gagliardamente da Silvio Berlusconi, una delle quali dapprima il Cavaliere non osava confessare neppure a se stesso, davanti allo specchio, per non tradirsi e pagare pegno. Ma di questo poi.

    Subito c?? un altro vestigio vistosissimo di cui dar conto: nell?Italia dell?inverno tra il 1993 e il 1994, quindi a Tangentopoli scoppiata ma non esorcizzata, di fronte a una ?frattura scomposta? del Paese il medico che si muove meglio, ? proprio lui, il Berlusca. Scende in campo insieme alle sue falangi di Publitalia esperte di marketing grazie alle quali impadronirsi di una buona fetta dell?elettorato, quella timorosa di finire nelle fauci postcomuniste.

    Eh s?, giacché duole dirlo ma nel Paese abraso dalle tangenti a tutti i livelli, da quelli istituzionali pi? alti a quelli pi? terra terra, che aspetta una terapia e un riscatto, che cosa ti combinano Occhetto e compagni, o excompagni? Spargono il sale sulla ferita, scuotono l?osso fratturato, si presentano all?Italia dicendo senza ambagi o sottigliezze di alcun tipo ?adesso tocca a noi?, e alla nostra ?gioiosa macchina da guerra? elettorale e politica.

    Tocca a noi, cio? a loro, ? l?urlo dai loro balconi nel contesto da agenzia di collocamento per quadri e quadretti disoccupati. Tocca a noi, abbiamo combattuto il fascismo, sopportato la Democrazia cristiana, tollerato l?intrusione governativa della banda di Craxi dopo esperienze non proprio edificanti di consociativismo da laboratorio. E adesso, grazie a Mani pulite, tocca a noi.

    Non solo dicendo al Paese: ?Tocca a noi?, ma anche lasciando chiaramente intendere: ?Storicamente e politicamente ci spetta?. A parte il fatto che, a giudicare dal silenzio di fronte all?accusa erga omnes di Craxi, una considerevole dose di cattiva coscienza se non penale (!?!) almeno morale ci doveva pur essere, anche solo guardando verso Mosca.

    A parte il fatto che con Di Pietro e il pool di Milano ancora in azione, questo atteggiamento da esecutori testamentari dell?ex Pci e dei suoi sodali elettorali poteva sembrare quantomeno improprio e prematuro, come infatti sembr? alla maggioranza degli elettori di quel marzo 1994.

    A parte il fatto che, durante le prove generali del bipolarismo imperfetto che stavamo sperimentando alla zoticona, si era notata subito una non lieve incongruenza: con Occhetto e i suoi si erano disposti parecchi degli attendenti di Bettino, da Giuliano Amato a scalare, pronti a scaricare esplicitamente o implicitamente tutte le colpe sul ?cinghialone?, come se tale scaricabarile non fosse per nulla ravvisabile dalle pur ignoranti e confuse trib? elettorali.

    A parte tutto ci?, Occhetto, evidentemente senza accorgersene, con quel ?tocca a noi? stava dicendo al Paese che gli eredi del potere e della tavola imbandita (con il debito pubblico alle stelle, naturalmente) erano proprio loro, destinati a raccogliere ci? che la Dc aveva rilevato dal fascismo, una sorta di filiazione del comando.

    Grandioso paradosso. Le fauci politicamente spalancate della sinistra configurandosi come continuit? ahim? simile di governo permisero al magnate di Arcore di fare il medico pietoso e di presentarsi come fosse ?il nuovo?, una figura di impolitico accattivante in superficie anche se non esattamente immacolata, un imprenditore da prima pagina, l?eponimo della discontinuit?.

    Quindi non come un correo di Tangentopoli ma come un democratico di centrodestra, resistenziale nei confronti del potere in arrivo per via storicamente gravitazionale. ?Il nuovo? fu che lui facesse campagna elettorale a colpi di comunicazione e marketing pubblicitario non ? come si disse stupidamente e superficialmente ? promettendo successo e veline bens? schematicamente, alla Bush 2004, rassicurando chi si sentiva minacciato da quell?infausto ?tocca a noi?, inteso come la solita storia, la continuit? del potere.

    Non era politica, era fin da allora marketing, non c?erano ideali se non quelli, rispettabilissimi a lume di naso, di evitare che ?toccasse a loro? come un diritto, un merito, un fato e un fatto politico ineluttabile. L?armata gioiosa di Occhetto rovin? disperatamente, e soprattutto senza capire, o voler capire, le ragioni della disfatta. E si diede a quella disciplina sportiva che dura anche oggi, cio? il tiro al Berlusca.

    Niente male per un popolo di sportivi sedentari: la metafora dovrebbe rendere perfettamente l?idea di quale gigantesco favore da oltre dieci anni sia stato fatto il Cavaliere per antonomasia, con o senza stallieri mafiosi. Le tracce negative del Termidoro che doveva rinnovare il Paese portano dunque invece al battesimo della politica nata senza etica e intrecciata con il marketing; allora in fasce, adesso adulta.

    Basta guardarsi attorno. Ma senza quel ?tocca a noi?, naturalmente non inteso solo come macroscopico errore di comunicazione bens? come slogan rivelatore di una rimozione (della propria storia) e di un vuoto d?identit?, oggi non staremmo messi cos?.

    Ed ? da allora che Berlusconi sentitamente ringrazia: ha ringraziato per le elezioni del 1994, ha ringraziato per il regalo della Bicamerale, ha ringraziato per la mancata legge sul conflitto di interessi nel quinquennio del centrosinistra, continua a ringraziare oggi di fronte a un Paese ridotto a sua immagine e simiglianza che per? gli si ? appena rivoltato elettoralmente contro, stremato dalla congiuntura economica e dalle promesse da marinaio del presidente del Consiglio, con alle porte un?alternativa politica un po? meno sbiadita.

    Quindi niente da dire sulla giustezza o meglio sulla razionalit? reale del dominio berlusconiano; tutto da dire sui suoi effetti ancora una volta antropologici, vista anche la sicurezza amorale con cui il premier ormai da tempo si muove. Ma non ? sempre stato cos? neppure per lui. Basti pensare al suo ?discorso dello specchio?.

    Nei primi tempi da leader politico, infatti, davanti allo specchio il Cavaliere sentiva dire al se stesso pi? sincero, anche se a bassa voce: ?Ma Silvio, ti pare possibile che ti mettano in croce per il patronato politico di Craxi, per qualche stranezza fiscale, per frequentazioni discutibili, mettano in croce te, che hai creato prima un impero di cemento, poi un impero televisivo e ora stai edificando un impero politico sulle fondamenta dell?amoralit?? (Quest?ultima notazione ? mia, N.d.A.).

    Ed ? lo stesso Paese in cui per svariate generazioni la casa regnante di Torino, con l?orologio sul polsino, ha pensato solo ai suoi interessi mascherandoli da interessi nazionali? Nessuno rammenta pi? il famigerato ?quello che ? bene per la Fiat ? bene per il Paese? anche se poi l?attivo di cassa scompariva come il genio della lampada di Aladino?

    Facendosi forte con la stampa amica o addirittura di propriet?, avvalendosi in dosi quelle s? iperindustriali della cassa integrazione, mettendoci in conto, a noi come Paese, tutto questo senza sollevare critiche di sorta, o comunque ricevendo censure irrisorie in percentuale se confrontate con quelle che rivolgono a te, caro, carissimo Silvio?

    Per non parlare di altri imprenditori, sorpresi con le mani nel sacco in forme di corruzione chiamate con altri nomi e habitué dell?esportazione di capitali, e tuttora in voga solo perché graditi, o non sgraditi, alla sinistra e alla sua gramsciana egemonia culturale? Hanno noleggiato il Paese senza neppure pagare l?affitto, mentre tu almeno te lo stai letteralmente comprando, e invece vieni trattato come uno Ziegfield dei poveri, come un impresario tv e non piuttosto come un meritorio inventore di reddito a livello planetario!?

    Solo perché l?Avvocato aveva tutto un altro charme, un altro aplomb, un?altra allure, insomma un?altra educazione e uno snobismo ben accetto dai radical chic comunisti o facenti funzione? No, davvero, credimi Silvio, non ? proprio giusto?. A furia di ripeterselo allo specchio, magari con qualche ragione, qualcuno ha origliato, ne avranno parlato, ?Silvio? avr? metabolizzato la ?grossa ingiustizia in confronto all?Avvocato? e insomma negli anni il presidente del Consiglio se ne ? fatta una ragione.

    Con la pratica del potere gli ? passato anche il complesso di Gianni e si ? tenuto quello gi? ingombrante di Silvio, e ora tira avanti per la sua strada, a quanto pare forse verso il Quirinale se non dovesse riuscire a ridimensionarlo prima. Il Colle, dico.

    Vi chiederete che cosa c?entra il discorso dello specchio con le tracce nefaste delle ?Mani non pi? pulite?, e perché il Supercavaliere questo discorso non lo fa pubblicamente, magari a reti unificate (non sarebbe un gran problema?). Ma ? chiaro, no? Berlusconi non pu? dire urbi et orbi: ?Come me hanno fatto tutti, da Agnelli in poi, non rompetemi i cosiddetti?, perché un discorso del genere l?ha gi? sentito fare, in quel giorno del 1993, da un certo Craxi.

    Do you remember come ? andata a finire? E Craxi, come detto, qualche nostalgia di una morale di partenza ce l?aveva. Il Nostro, a quanto pare, proprio no. A parte, ovviamente, le differenze segnate dall?orologio sul polsino, lo snobismo, lo charme, l?allure, ma s?, chiamiamola come si deve, l?educazione. Al potere.

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