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    07
    lug.
    2005

    La repubblica del denaro

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    da www.aprileonline.info In libreria esce ?Crescete & Prostituitevi?, l?ultimo libro-denuncia di Oliviero Beha A cosa servono oggi le parole, scritte per interrogare e interrogarsi sulle proprie e altrui condizioni di vita? Secondo molti a ben poco, e appare difficile contestare simile opinione in epoca di tecnologia esasperata, in una societ? caratterizzata dall?annullamento calcolato di principi e valori etico-morali. Di questo e molto altro parla l?ultima fatica editoriale di Oliviero Beha, dal provocatorio titolo ?Crescete & Prostituitevi? (Bur FuturoPassato, pp.161, ?8,20); un libro per il quale sarebbe forse meglio rispolverare la desueta definizione di ?pamphlet?, visti i temi affrontati dall?autore attraverso una ricercata e riuscita agilit? dello stile, che a sua volta recupera l?incisivit? di una sorta di ?aforismi in serie?, tra loro tematicamente consequenziali e raccolti in brevi capitoli, che insieme ne compongono l?intera struttura.

    Vale la pena riportare e riflettere sul lungo sottotitolo scelto per questo testo: ?In una Repubblica fondata sul denaro, l?Italia di Berlusconi e di una Sinistra in riparazione manda ai giovani un pessimo messaggio?. Parte infatti da qui la spietata analisi del giornalista italiano, ricollegandosi dunque al romanzo scritto sempre da Beha nell?autunno dello scorso anno, dal titolo ?Sono stato io? (Marco Tropea editore), nel quale gi? venivano poste al centro diegetico del racconto, le sofferte vicissitudini di un protagonista alle prese con gli assurdi e distruttivi meccanismi di potere dell?Italia contemporanea.
    Nel passaggio dalla narrativa alla saggistica, naturalmente il grido di denuncia per una situazione politica, economica e sociale divenuta oramai invivibile e insopportabile si alza ancor pi? forte, inoltrandosi con maggior capacit? di penetrazione nei gangli torbidi (ma sembre ben oliati), di una attenta manutenzione di strumenti dediti al controllo di massa, i cui costruttori si dimostrano sempre pi? sofisticati nel loro agire, e tra loro sempre pi? difficili da distinguere, causa l?avanzare di una preoccupante tendenza verso una confusa omologazione rispetto al proprio (ipotetico?) avversario politico.
    Proprio ieri sera, lo stesso autore si ? confrontato su questi delicati argomenti con il pubblico romano di Trastevere, nel corso della manifestazione ?Libri in campo?, soffermandosi sulla pericolosa deriva morale imboccata dal nostro paese, strabordante nel decennio edonistico e reaganiano, in Italia debitamente rappresentato dal cosiddetto craxismo, e continuata nel tempo grazie a uno svilimento programmato della funzione dei pi? importanti mezzi di comunicazione, che ha permesso la realizzazione oramai quasi completata di una strana specie di cittadino amorfo, incapace di riconoscere il vero dal falso, giunto ora a evidenziare una cosciente noncuranza di tutto ci? che gli sta accadendo intorno. Ma l?analisi di Beha scava ancor pi? nelle viscere della nostra storia politica e culturale, e il suo sguardo si volge soprattutto alle nuove generazioni, a quelle che hanno appena annusato l?odore gradevole e gravido di aspettative con il quale, quasi tre lustri fa, il fenomeno Tangentopoli sembr? inebriare l?intera penisola, partendo da Milano e arrivando a congiungersi al contemporaneo lavoro svolto in Sicilia da coraggiosi magistrati, puntualmente assassinati.
    Sono nuove generazioni, scrive Beha in un libro che a tratti appare essere uno sfogo contro la propria generazione, le quali, soprattutto in quelle professioni che ruotano attorno al complesso circuito della (dis)informazione collettiva, cercano di mantenere una propria dignit? morale, salvo poi essere costrette ad arrendersi, dopo lunghi anni passati a combattere tra precariet? e flessibilit?, promesse e prevaricazioni, costrizioni e ricatti ben confezionati.
    Si pu? allora supporre che non a caso l?autore abbia scelto di aprire il suo saggio-pamplhet riportando e commentando due famosissimi articoli di Pier Paolo Pasolini, giusto a trent?anni dalla morte, apparsi sul ?Corriere della Sera? tra il 1974 al 1975: in ?Cos?? questo golpe? Io so? e il ?Processo alla D.C.? dell?anno seguente, secondo Beha vi era nitida la denuncia del danno enorme compiuto nei confronti di un Italia appena risorta dalle ceneri post-belliche, e di come questo danno si sarebbe purtroppo sviluppato nel futuro immediato, con conseguenze che oggi siamo costretti a subire. Senza, per?, aver pi? la voglia di reagire o almeno gridar forte, nella speranza di svegliare qualcuno. Di intellettuali alla Pasolini, in giro, non se ne vedono pi?. E alle nuove generazioni, troppe volte, non rimane che prostituirsi. Controvoglia.

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