• Biografia
  • articoli
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    Home > articoli > Non mettiamoci l’elmetto
    11
    lug.
    2005

    Non mettiamoci l’elmetto

    Condividi su:   Stampa

    Informare ? sempre pi? pericoloso abbiate coraggio! da www.articolo21.info Scatta l?allarme terrorismo anche in Italia. Si appresta un?esercitazione nella metro di Roma, si stringono i ranghi dell? intelligence, si sbattono a casa i soliti clandestini delle periferie e si cominciano a invocare le leggi speciali. Dopo l?attentato di Londra c?? gi? chi si ? precipitato a indicarci l?esempio anglosassone della cronaca senza immagini e senza notizie come un modello da seguire per combattere la battaglia contro il terrorismo.

    Giornalisti arruolati con l?elmetto. E? un refrain che ci ronza nelle orecchie da quel tragico 11 settembre e ci ha accompagnato sul fronte irakeno sulla scena della guerra pi? oscurata e meno testimoniata che la storia dei media abbia conosciuto.

    Prendete in mano il libro dell?amico Roberto Reale ?Ultime Notizie? dedicato alle vicende dei media statunitensi e inglesi in questi anni di Guerra al Terrorismo. E l? capirete, come a colpi di Patriocts Acts, polpette avvelenate e violente minacce , l?Amministrazione Bush e tutto il potente apparato neocon sia riuscito ad arruolare testate prestigiose come New York Times, Cbs, Washington Post ed a umiliare e licenziare decine di Biagi e Santoro , vincitori di premi Pulitzer , mentre Blair atterrava la mitica BBC. Tutti colpevoli di aver preteso di continuare a fare il proprio mestiere denunciando le bugie sulle armi di distruzione di massa e le motivazioni dell ?Enduring Freedom?.

    Ora, negli USA, la credibilit? dei media ? ridotta al lumicino. Personaggi di riferimento del campo liberal come Bruce Springsteen e Robert Redford, accusando giornali e giornalisti di aver tradito i cittadini. Vietato vedere le bare dei marines che tornano a casa, vietato parlare con vedove e genitori, vietato raccontare dei giovani che, come ai tempi del Vietnam, si rifugiano in Canada per evitare di essere rimandati al fronte.

    Termini come censura e autocensura tornano ad essere accettabili e accettati nelle redazioni.

    In Italia , dove per merito di un fronte editoriale pi? articolato (anche per involontario merito del monopolista – presidente) , di un?opposizione sociale e politica pi? compatta e forse anche di una Chiesa che sul tema della guerra non fa sconti a nessuno, la situazione finora , ? stata meno pesante.

    Tentativi e pesanti attacchi, lo sappiamo, ci sono stati. Le epurazioni di massa alla Rai, certo, il bombardamento ideologico dei nostri neocon , le bugie, le omissioni, il ritiro, quello s?, dei nostri inviati dal fronte irakeno.

    Eppoi la battaglia sui codici militari, per il momento bloccata in parlamento, con il tentativo di arruolare davvero gli inviati sottoponendoli alle leggi di guerra come le nostre truppe speciali.

    Ma l?attacco finale parte adesso. Vola sulle ali della paura innescata dalle bombe di Londra e anche dalle inconfessabili tentazioni dei nostri governanti che temono la sconfitta.

    Quando si parla di leggi speciali , si guarda quasi sempre all?informazione. Che i nostri servizi serrino i ranghi, che si facciano le esercitazioni nei metro che noi italiani non abbiamo mai fatto, che lo Stato si prepari a fronteggiare e, speriamo, evitare nuove tragedie con tutti i mezzi che ha a disposizione. Compreso un compatto schieramento della societ? italiana su un no netto alla violenza e al terrorismo.

    Un no, che ? anche un no alla cultura che propone lo scontro al posto del dialogo, la paura al posto della fermezza, la dittatura al posto della democrazia.

    Si parla tanto, proprio in queste settimane, della necessit? di ricondurci ai valori fondanti della nostra civilt?. A me hanno insegnato che al centro di questo sistema di valori sta la persona umana, che deve essere libera di esprimersi . Con gli anni ho imparato che per essere liberi davvero, bisogna anche avere a disposizione delle informazioni valide su quello che accade nella societ? e che la democrazia, per essere effettiva, richiede che i cittadini siano in grado di poter giudicare i governanti. Sono orgoglioso di questi valori e della civilt? occidentale che li ha elaborati e trasferiti nei secoli in leggi e comportamenti.

    Ora dovremmo cancellare tutto, cadendo nella trappola di Bin Laden ?

    L?ONU ? a pezzi, la Convenzione di Ginevra ? calpestata ogni giorno assieme alla Dichiarazione dei Diritti dell?Uomo. Non sono questi i Libri Sacri della nostra civilt? ?

    Non crediamo che giustificare o nascondere carceri speciali e torture sia la via per combattere una battaglia di civilt?. Cos?, ci pare, vince il terrore.

    Scriveva , ai primi del 1800 il presidente americano Jefferson: ? Se mi domandassero di decidere se ? meglio avere un governo senza giornali o dei giornali senza un governo , io preferirei senza un attimo di esitazione la seconda ipotesi?.

    Mi chiedo quale politico nel mondo sottoscriverebbe una dichiarazione simile, un po? anche per colpa dei media.

    Misuriamo dunque quanti passi indietro abbia gi? fatto la cultura liberale nelle nostre societ? e ci chiediamo quanti altri ancora rischi di farne.

    Noi giornalisti siamo in prima linea in questa battaglia per la difesa dei principi liberali, schiacciati fra neoautoritarismi e terrorismo.

    Saltando dopo quarant?anni di carriera dagli schermi della CBS, Dan Rather, uno dei pi? autorevoli epurati americani, ha lasciato un?eredit? ai colleghi giornalisti di tutto il mondo : ? Informare ? sempre pi? pericoloso ? ha detto ? abbiate coraggio ?.

    Quell?appello mi mette ancora i brividi lungo la schiena.

    Non cederemo, Dan, non metteremo quell?elmetto.
    di Stefano Marcelli

     commenti
    Commenti
    0

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio
    Facebook