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    16
    lug.
    2005

    I blog si arricchiscono di video sul web, arriva la ”vlog-revolution”

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    da www.repubblica.itI diari online ora possono contenere immagini in movimento Un fenomeno ancora limitato ma in rapidissima espansione Rocketboom ? uno strampalato notiziario di tre minuti, creato ogni giorno a New York e condotto da Amanda Congdon, un'elettrica ragazza bionda che fa il verso alle pi? celebri anchorwomen. Viene diffuso via internet ed ? uno delle migliaia di video-blog, i "vlog" in gergo, visitabili in rete. Sono la nuova frontiera della comunicazione su internet: diari online con video e suoni scaricabili in tempo reale. Ognuno pu? produrre il suo, e per il web si annuncia un'altra rivoluzione.

    Il termine “vlog” deriva dalla fusione tra video e blog, a sua volta frutto dell’unione tra web (rete) e log (parola). Se il blog ? un diario virtuale con foto e commenti dei visitatori, il vlog ? la stessa cosa arricchita di immagini in movimento. Chi naviga pu? anche scaricare in tempo reale video prodotti dall’autore del vlog, o da lui scelti all’interno della rete e linkati all’interno della pagina.

    Pochi ma con grande fantasia. Per il momento, il “vlogging” ? ancora un fenomeno circoscritto a poche migliaia di utenti. Ma negli ultimi mesi, proprio grazie alla convergenza digitale e alla facilit? di utilizzo delle nuove tecnologie portatili (videocamere e videofonini), sono sempre di pi? gli internauti che vogliono mettere in rete i propri “prodotti” filmati.

    I contenuti sono i pi? svariati, come accade del resto per i blog: semplici diari, video senza senso, ma anche propaganda politica e informazione. Uno studente che visita New York per la prima volta e conclude il suo viaggio filmando una panoramica di Manhattan dall’Empire State Building. Un gruppo di vloggers va a fare jogging al parco, riprende i momenti pi? divertenti e li mostra in rete. Il senatore John Edwards, candidato alle presidenziali del 2004 con John Kerry, risponde sorridente alle domande del pubblico via vlog. “Stiamo passando dallo stadio di consumatori di media a quello di produttori”, spiega Chuck Olsen, un produttore di documentari e videoblogger in Minnesota.

    Problemi di memoria. Diversamente dai blog, che occupano poco spazio di memoria nei server (i computer che “ospitano” la massa di dati sul web), la questione dello spazio per i vlog ? essenziale. Trovare un server che possa sostenere il peso di migliaia di gigabytes di video non ? né semplice né economico. I provider possono chiedere al singolo vlogger anche qualche centinaio di dollari all’anno, per consentirgli di “appoggiare” i video che vuole mostrare al pubblico.

    Ma la neonata comunit? dei videoamatori della rete si sta organizzando. Esistono siti che forniscono tutte le informazioni per poter fare un “upload” gratuito, cio? la messa in rete del proprio prodotto multimediale. Un esempio ? quanto hanno fatto i due vlogger del sito freevlog.org. Si tratta di un vero e proprio manuale, in formato videoblog naturalmente, che spiega come produrre il proprio video-diario. Il percorso ? macchinoso e non del tutto intuitivo per l’utente medio, ma, come sostengono i due vlog-tutor, “? tutto gratis”.

    La rivoluzione del pod-casting. Se a questo si aggiunge la nuova tecnologia del “pod-casting”, che permette il download continuo di file audio prodotti per un ascolto successivo sul proprio lettore Mp3, il fenomeno si fa interessante. Infatti, sottoscrivendo una specie di abbonamento gratuito, ognuno pu? ricevere sul proprio computer gli aggiornamenti quotidiani dei video-bloggers. Una volta scaricati, si possono poi guardare successivamente, a casa o sull’autobus, e si possono fare anche commenti da mettere in rete. Si tratta di un nuovo modo di creare e di utilizzare i mezzi di intrattenimento, ma anche di una nuova e inesauribile fonte di informazione.

    Oltre ai dibattiti sul futuro del giornalismo e della produzione di notizie che il blogging ha stimolato, anche le questioni legali diventano sempre pi? di attualit?. Molti vlogger, infatti, utilizzano brani o canzoni, spesso scaricati dalla rete come sottofondo per i loro videoclip, ma nessuno si sogna di pagare i diritti d’autore. Per adesso, nessun tribunale si ? ancora pronunciato sull’argomento.

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