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    28
    lug.
    2005

    La fabbrica dei complotti

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    da L'Unit? Caro Direttore, purtroppo c?era da aspettarselo: la sindrome dell?acqua avvelenata che ieri per alcune ore ha inchiodato Roma ? per certi versi la pi? naturale e immediata. Incute timori diretti e ancestrali. Si immette in un alveo gi? sommerso dal consumo di acque minerali: gi?, perché forse qualcuno ignora o dimentica che siamo il paese al mondo che ne consuma di pi?, con cifre da capogiro (oltre 3 miliardi di euro annui alla vendita per 97 famiglie su 100) che probabilmente oggi batteranno record storici. Se fa caldo, e il rubinetto ? sospetto?

    Ma la vicenda dell?acqua e delle acque minerali basterebbe da sola a scrivere parecchie pagine economico-politiche su questi ultimi decenni italiani a carte truccate il cui scotto stiamo ancora pagando, senza bisogno della sindrome di cui sopra. Che invece c?? stata.
    Nel clima di giustificatissima paura, ? bastato e avanzato che ieri mattina una radio privata(o pi? radio? ) riprendesse (o inventasse? ) notizie vaghe di supposta ?fonte vaticana?, tanto per accreditarle un po? di pi?, per gettare nel panico una citt?. Contrariamente a quello che sarebbe accaduto in passato, con ?passaparola? assai meno rapidi, le nuove tecnologie hanno qui dispiegato tutto il loro potenziale, che funziona in positivo ma-e le ore di ieri ce lo hanno ben bene rammentato-anche in negativo. A colpo di sms, mail ecc. , oltre al solito vecchio telefono, ? stato tutto un fiorire di informazioni allarmanti sull?acqua inquinata e gli acquedotti manomessi. Non c?era bisogno di alcuna ?fabbrica dei complotti?, ? bastato l?oggettivo terrore islamico che-si dice giustamente-non deve cambiarci la vita ma nostro malgrado ce la tinge e ce la indirizza almeno un poco, e l?incontrollata reazione per un rischio gi? diventato realt? solo perché aveva quasi assunto dignit? di notizia.
    Poi l?Acea sulle agenzie di stampa ha ripetutamente smentito che fosse avvenuto alcunché, e le acque, s? insomma, i romani si sono calmati. Ma ancora oggi la notizia smentita ? ovviamente una notizia, e un focolaio di timore. Visti i tempi. Meno male che ci sono le acque minerali?.
    Ma ci insegna qualcosa la psicosi di ieri, che prevedibilmente non sar? l?ultima? Direi proprio di s?, a parte l?ovvia considerazione, molto pi? profonda per le nostre abitudini sbagliate, di ricominciare consapevolmente a ?pesare? l?acqua come un bene imprescindibile ed esauribile.
    Sul piano dell?informazione, c?? bisogno di sicuro del rispetto della legge e quindi qualunque motivo di ?procurato allarme? va focalizzato e represso a colpi di codice penale. Ma non basta: deve essere proprio differente l?abito mentale con cui affrontare queste scivolosissime evenienze. Di rischi si pu? e si deve parlare, ma in altro modo e con altre finalit?. Non ? una merce da vendere, la psicosi del terrore, ma un servizio che l?informazione, tutta l?informazione, anche quella a volte ?scaciata? di una radio privata, deve sforzarsi di rendere perché tale servizio ? decisivo per la salute della collettivit?, quindi anche di loro stessi che ne parlano. Teorie da convegno? Macché, ipocrisia e mercificazione se non si vuol capire.
    Nell?ottobre di quattro anni fa, quando l?11 settembre cre? le condizioni per l?altra, gigantesca psicosi a colpi di terrore, attentati, antrace, acqua avvelenata ecc. , in Italia si parl? a gran voce di obiettivi sensibili. Uno era(ed ?)ovviamente appunto l?acquedotto del Peschiera che serve buona parte di Roma. Seguendo la vicenda alla radio, ?Radio a colori?, il responsabile del Codacons di Rieti, Marco Tiberti, perlustr? per gli ascoltatori/cittadini il percorso dell?acqua, trovando zone incustodite e facilmente violabili alla faccia delle dichiarazioni politiche da telegiornale.
    Ci fu una reazione allarmata da parte delle varie istituzioni, come se gli attentatori fossimo piuttosto noi. Eppure da allora le cose sono cambiate, e muretti e inferriate salvaguardano i punti pi? a rischio. Certo, non si ? mai sicuri del tutto, ed ? questo che si intende per una ?convivenza? con il rischio-terrorismo la meno inguaiata possibile. Certo, non tutto il corso d?acqua pu? essere vigilato.
    Ma dipende soprattutto dal migliore rapporto tra difesi e difensori se la paura non attecchisce. Se no, con i barbari dell?informazione, e gli sms impazziti che fanno festa pubblicizzando i timori ?come se? fossero un qualunque altro prodotto da advertising, tanto vale tornare indietro: nel 537 dopo Cristo, durante la guerra greco-gotica, gli antichi acquedotti furono interrotti irrimediabilmente dai Goti occupanti per non fare entrare gli assalitori, rendendo Roma una fogna e buttando via con i nemici anche l?acqua. Pulita, e non minerale.
    Oliviero Beha

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