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    01
    ago.
    2005

    Telefonini, chi bara con le offerte. quello che la pubblicit? non dice

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    da www.repubblica.it Inchiesta. Le denunce delle associazioni consumatori e le condanne dall'Autorit? antitrust. Coinvolti tutti gli operatori Le clausole scritte in piccolo o non riportate affatto. L'uso improprio del termine gratis o gratuito. Ecco come difendersi di ALESSANDRO LONGO Estate, tempo di saldi, di offerte promozionali e di pubblicit? ingannevole. L'allarme scatta nel mondo dei cellulari: gli spot Tv in questi giorni sono un campo minato di offerte troppo belle per essere vere. E infatti spesso non lo sono. Lo dimostra la mole di denunce presentate dai consumatori e di condanne pronunciate, negli ultimi mesi, dall'autorit? Antitrust.

    Non si salva nessun operatore di rete mobile; le condanne a loro carico, per pubblicit? ingannevole, cadono a ritmo di una volta al mese. ? un fenomeno che cresce e che preoccupa, in Italia come in altri Paesi. “Anche se il totale delle denunce pervenute in materia pubblicit? ingannevole e comparativa ? diminuito, dalle 1.000 del 2003 alle 850 del 2004, quelle relative ad alcuni settori, tra cui quello delle telecomunicazioni, sono aumentate in numero”, dicono, a Repubblica.it, dall’Antitrust. “? uno dei settori per i quali si sente il bisogno che gli operatori siano pi? corretti nel comunicare le proprie offerte”. Sono sul piede di guerra i consumatori: le associazioni Cittadinanza attiva e Movimento a difesa del cittadino hanno denunciato a luglio la pubblicit? di Vodafone che promette 600 euro di chiamate gratis. Due settimane fa, ? partita anche la denuncia a Tre da parte di Adusbef e Federconsumatori, riguardo alla pubblicit? dell’offerta Super Ricarica 9000.
    ? un fenomeno noto anche dall’altra parte dell’oceano. Nei giorni scorsi ? arrivato a un punto di rottura negli Stati Uniti: il Dipartimento degli Affari dei Consumatori della citt? di New York ha annunciato di aver fatto causa ai principali provider di telefonia mobile Usa, Sprint, T-Mobile Usa e Nextel Communications. L’accusa di aver raggirato gli utenti con pubblicit? ingannevoli, perché alcuni costi extra dei servizi apparivano in scritte troppo piccole e fuggevoli.

    Messaggi scritti in piccolo
    Ogni mondo ? paese, insomma, perché quello delle scritte in piccolo che corrono come giaguari nella landa televisiva ? un flagello anche dalle nostre parti. Sono celate l? informazioni preziose, per nulla secondarie; le sequenze dello spot si limitano invece a dare un’idea di massima dell’offerta e hanno soprattutto lo scopo di stupire e colpire lo spettatore. ? cos? che a giugno ? stata definita ingannevole la pubblicit? Maxxi Ricarica di Tim, dal Giur? di Iap (Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria), il quale ha ordinato che fosse sospesa. Il bonus di cui parla la pubblicit? ha limiti descritti troppo in fretta e con caratteri minuscoli, durante lo spot. Tim spiega il caso dicendo che si trattava di un errore dell’agenzia che ha confezionato la pubblicit? e di averla sostituita gi? dalla settimana successiva con una versione che “riportava una nota in scorrimento perfettamente leggibile”. Tim difende il ricorso a scritte in sovrimpressione, che come tale non ? una pratica censurata dall’Autorit?. “? inevitabile utilizzarle quando si tratta di servizi telefonici, che hanno caratteristiche articolate e complesse. ? ovvio che, per la natura e la breve durata dello spot televisivo, queste informazioni difficilmente possano essere rappresentate con immagini o mediante il parlato”. Secondo la tesi di Tim, “uno spot di 30 o 40 secondi non pu? contenere in maniera incontestabilmente chiara tutti gli elementi utili a fornire una informazione completa ed esauriente. Tali elementi possono essere riportati in modo esplicito ed esaustivo sul web, in una pagina di giornale o ancora in un volantino. Questi mezzi servono proprio ad implementare la campagna Tv”.

    Quello che la pubblicit? non dice
    Ci sono casi, invece, in cui la pubblicit? manca di informazioni essenziali, che quindi non sono nemmeno esposte in piccolo. Per tale motivo ? stata definita ingannevole, il 6 luglio, dal Garante Antitrust la pubblicit? di Vodafone Infinity: spot tv e cartelloni tacevano sul fatto che la l’offerta permetteva solo per cinque mesi (e non per sempre), di parlare gratis dopo il primo minuto. La pubblicit? rinviava al sito di Vodafone per complementare le informazioni; l? l’utente avrebbe appreso del limite temporale. Ma l’Autorit? scrive che il rinvio al sito “non risulta sufficiente a compensare la predetta carenza informativa, in quanto tutte le informazioni che attenuano la portata dell’offerta pubblicizzata devono essere contestualmente fornite”.

    “Un consumatore che abbia maturato un errato presupposto sulla base di un messaggio pubblicitario, infatti, non necessariamente consulter? un’altra fonte informativa, permanendo, per tale motivo, nell’erroneo convincimento indotto dal messaggio”. ? una risposta che potrebbe confutare anche la tesi di Tim a difesa degli spot pubblicitari troppo parchi di informazioni essenziali.

    Il 6 luglio l’Antitrust ha bastonato anche Wind: ingannevole la pubblicit? di Noi 2, esposta in Tv, su carta e in Internet: conteneva un “per sempre” che poteva trarre in inganno i consumatori. Ce n’? anche per Tre: a marzo ? stata definita ingannevole, dall’Antitrust, la pubblicit? del Videotelefono Nec e616V, diffusa tramite cartoncino pieghevole: tra le caratteristiche del cellulare era elencato il supporto Bluetooth (connessione wireless); ma non si specificava che l’operatore aveva limitato questa funzione, per impedire agli utenti di scambiarsi file.

    Attenti alla parola gratis
    Un altro caso sono le pubblicit? che fanno un uso “improprio e censurabile, dei termini ‘gratis’ o ‘gratuito’”. Per esempio, una pubblicit? diceva: chiamate gratis fino a 300 euro a chi aderisce a una certa offerta, “mentre in realt?, si trattava del rimborso del traffico telefonico fatto nell’arco di un mese, fino a 300 euro. Per l’Autorit? i concetti di gratuit? e di rimborso non possono essere considerati equivalenti”. Sembra una sottigliezza, ma la differenza ? enorme: la possibilit? di avere un rimborso impegna l’utente a comprare nuovo credito per la propria scheda prepagata; le ricariche hanno costi di commissione che non fanno parte del credito disponibile e che quindi non sono rimborsabili dall’offerta. ? spesso con queste astuzie, con omissioni studiate ad arte, che la pubblicit? attira e inganna l’utente di rete mobile.

    Strategie di difesa
    Da questi casi si pu? trarre una lezione: non affidarsi solo alla pubblicit? per decidere se comprare un prodotto o sottoscrivere un’offerta. Consultare altre fonti: almeno il sito dell’operatore in questione e testate giornalistiche specializzate. Basta per esempio scrivere il nome dell’offerta su Google News per trovare articoli che ne descrivano i punti deboli. Oppure, consultare i newsgroup per trovare i pareri di altri utenti, che abbiano gi? provato quell’offerta o prodotto.

    C’? poi una speranza: che nei prossimi mesi i casi di pubblicit? ingannevole diminuiscano, in virt? degli effetti della legge Giulietti, varata il 29 aprile 2005. Prima di questa data, l’Antitrust poteva solo ordinare che le pubblicit? fossero sospese, se giudicate ingannevoli. La nuova legge invece gli permette di multare l’azienda, fino a 100.000 euro, “rendendo cos? pi? efficaci i rimedi dell’Autorit? e accrescendo, a vantaggio dei consumatori, la capacit? deterrente della legge”, dice l’Antitrust. “In questa scia si inserisce anche la recentissima decisione dell’Autorit? di costituire una direzione dedicata esclusivamente ai casi di pubblicit? ingannevole e comparativa”.

    Le cause del fenomeno
    L’Antitrust spiega a Repubblica.it anche i motivi per cui questo fenomeno colpisce cos? tanto la telefonia mobile, pi? di altri settori. Primo, “? un mercato sicuramente caratterizzato da una accentuata pluralit? di offerte commerciali che si rinnovano
    frequentemente”; secondo, “La ‘number portability’ (la possibilit? di cambiare operatore conservando il proprio numero di cellulare) ha dato un ulteriore scossa accendendo la ‘creativit?’ degli operatori nel contendersi la clientela esistente”. Da questi due fattori derivano pubblicit? a raffica e molto aggressive, che si sforzano a ogni costo di apparire pi? attraenti di quelle dei concorrenti. Tanto da risultare, in certi casi, ingannevoli. Un terzo fattore ? che sono gli stessi operatori a sollecitare la frequenza delle condanne. Per colmo di aggressivit?, si denunciano a vicenda, all’Antitrust o allo Iap, per ostacolare le campagne pubblicitarie della concorrenza.

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