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    02
    ago.
    2005

    La solita fiction del calcio malato

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    da L'Unit? Caro Direttore, dunque ci siamo: sono cominciati i tumulti di piazza, a Genova, dove stadio e carcere sono omonimi e il famoso (ex)presidente Preziosi da un mese chiama a raccolta i tifosi che definisce ?le migliaia di miei avvocati difensori?, a Messina, a Torino, a macchia d?olio in tutte le citt? fallite con il calcio in senso stretto, economico-finanziario, ma anche ?fallite? metaforicamente, con il virgolettato spia di un sistema che nel vuoto etico e logico si perde i suoi pezzi, rotolando sempre pi? gi?. Ma alla moviola. Da quante estati, infatti, puntualmente come una rubrica si ripete lo stesso ritornello, con toni vieppi? concitati e sempre maggiori rischi sociali? E perché finora con tutti questi segnali non ? accaduto nulla di rilevante per arrestare il degrado e ?limitare il disonore?(cfr. un Pier Giorgio Bellocchio ma ormai di parecchi anni fa)?

    L?idea che in un Paese polveriera, in cui almeno da una parte la politica ? ridotta a puro marketing, da entrambe le parti la finanza ?puzza?, la recessione economica fa sentire i primi forti morsi, il calcio invece che distrarre stia dando una vistosa spinta per la scesa, dovrebbe mettere i brividi. Invece, forse per il caldo torrido, questo non succede. Non vedo in giro allarme sociale per i fenomeni del tifo arrabbiato, non colgo segnali di preoccupazione politica concreta da parte della classe dirigente nel suo complesso, mi pare casomai che gli strascichi di un fallimento o di una retrocessione vengano solo trattati alla stregua di un problema aggiuntivo d?ordine pubblico. E gi? sarebbe abbastanza, vista l?epoca e una montante preoccupazione per il terrorismo incombente.
    E invece non ci vuole davvero un genio per ricostruire il percorso sociopolitico ed economico del pallone negli ultimi decenni.
    Nato come ricreazione e sfogo emotivo interclassista, anestetico di massa contro ?le tensioni della vita moderna? come un Cynar o un Calindri negli antichi spot in mezzo al traffico, il calcio-business riproduce ormai da un pezzo le stesse nequizie a cui doveva dare sollievo, con un cortocircuito talmente macroscopico da non essere messo a fuoco da nessuno: oggi quello che accade nel pallone professionistico, ma con risvolti preoccupanti anche nel calcio giovanile, ? come se non peggio di quello che accade durante tutta la settimana negli altri settori della vita pubblica italiana, Ma intacca il privato della gens tifosa(?Almeno nun me tocca? la Roma?), che sempre pi? sfoga nelle tensioni quotidiane le tensioni accumulate anche allo stadio, o alla tv.
    L?effetto ? dirompente, e il calcio diventa causa di altri effetti, dopo alcune stagioni in cui ha subito gli effetti di altre cause. Siamo di fronte a un serissimo ?crimine sociale?, di cui nessuno sembra volersi far carico.
    I vertici del pallone sono sempre quelli, impastati di conflitti di interesse come tutto il paese, a partire dal primo ministro che tratta l?Italia come il Milan, dimostrandosi il migliore in questa stordente e degradata disciplina sportiva?. Carraro non molla mai, e anzi adesso assume le vesti del rigoroso controllore di un calcio finito in bancarotta, ma lui console. Da come si muove adesso, sembra ?innocente?. Ma tutti sanno che non lo ?, e quindi ? difficile mandar gi? olio di ricino per club e tifosi che hanno fatto un tutt?uno con lui per anni, quando ancora girava del denaro, in mezzo alle follie e agli sprechi.
    Ma Carraro ? l? perché ce lo tiene il governo, se no sarebbe saltato come altri pi? ?pesanti? politicamente di lui che non fanno pi? comodo. E l?unica preoccupazione di Carraro sub specie berlusconica pare quella di ospitare gli Europei del 2012, mentre il calcio frana, quasi fossero due mondi irrelati. E nel frattempo il calcio giovanile stramazza per i costi delle iscrizioni saliti vertiginosamente, cos? da far ricadere sui pi? deboli gli oneri di un crack annunciato.
    Lo so, mi ripeto da diversi anni, e non c?? niente di peggio di una Cassandra in sedicesimo(cfr. il mio ultimo ?Crescete & prostituitevi?)da tenere in condizioni di non nuocere. Ma almeno lasciatemi due proposte di soluzione all?Italsfascio pallonaro, polarmente opposte.
    La prima ? per Prodi. Vorrei sapere se nel programma di governo varato in ?Fabbrica? c?? un ampio e approfondito capitolo che riguardi il calcio, il ?crimine sociale? che rappresenta la sua gestione attuale sempre la stessa da pi? generazioni, la ricostruzione di un settore cos? caro agli italiani e cos? importante politicamente e culturalmente(e anche elettoralmente, tieh! ! ). Uomini nuovi, criteri nuovi, una questione morale sviluppata e applicata secondo un minimo di regole e di trasparenza. Insomma, per capirci, il contrario di oggi(e del ciclismo di Conconi, professore).
    Se Prodi e il centro-sinistra non sono in grado o non intendono elaborare un progetto di questo genere, la seconda proposta ? pi? pratica che teorica od etica: diamo tutto il pallone da gestire a Licio(Luciano per gli amici)Moggi. Obietterete che gi? ha tutto in mano. Certo: ma siccome a lui e alla sua famiglia il calcio preme davvero, e gli seccherebbe proprio tanto che sfumasse in una nuvola di fallimenti e sommosse come sta avvenendo, affidiamogli istituzionalmente il controllo e la gestione del pallone, modello Commissario Straordinario. E? di gran lunga il pi? capace dell?ambiente, e non si fa attardare da scrupoli moralistici(che peraltro non pare avere nessuno) badando al sodo. E? il Berlusconi rotondolatrico, e come il premier vedrete che supererebbe facilmente l?impasse di un conflittuccio di interessi, che ormai sia pure in dosi assai diverse sembra di irresistibile moda, almeno da noi. E, udite udite, neppure frequenta (che io sappia) l?irreprensibile giro Previti?.
    Oliviero Beha

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