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    19
    ago.
    2005

    Il suicidio dei tuareg decimati dalla carestia

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    da www.corriere.it In Niger la fame colpisce le popolazioni nomadi e il loro bestiame Molti villaggi sono stati abbandonati. Alcuni capifamiglia si sono tolti la vita per la vergogna di aver perso le mandrie simbolo di ricchezza e benessere TANZAI (Niger) ? Non ci sono bambini festanti, né capre puzzolenti ad accoglierti a Tanzai. Il villaggio, a poco pi? di trecento chilometri da Agadez, isolato in mezzo al semideserto, ? vuoto. Le sue misere abitazioni di fango e paglia sono state abbandonate in fretta. Si pu? entrare e vedere. Resta qualche straccio che serviva come giaciglio, un fornellino di fil di ferro pieno di cenere, un otre. Le porte quasi tutte aperte, segno che il padrone di casa e la sua famiglia non torneranno.

    Quello che impressiona di pi? ? il silenzio, inusuale e inquietante. Normalmente, un villaggio come questo alle 9 del mattino ? pieno di vita. Qui, nulla. Solo davanti a una porta, ben legata a un cespuglio, c?? una capretta striminzita. Sembra faccia la guardia alla stamberga, la sola con la porta coperta da un telo svolazzante, sporco fino all?inverosimile.
    Nell?unica stanza ci sono due bambini. Il pi? grande, avr? 10 anni, alla vista del visitatore bianco, che fa capolino dalla porta scostando la tenda, resta impietrito dalla paura. Ci vogliono cinque o sei minuti ? e mezza baguette di pane?perché capisca che non ha niente da temere. Si chiama Babai: ?I miei genitori sono andati via emi hanno lasciato questo cestino di cibo?racconta mostrando un recipiente pieno di cetrioli selvatici. Poi indicando un altro bimbo, che avr? s? e no tre anni, raggomitolato su una stuoia ? . Io e mio fratello Awalu siamo ammalati. Per questo non ci hanno portati con loro?. I genitori hanno preso con sé gli altri sei figli, raccattato tutti gli animali e sono andati nella citt? pi? vicina, Tanout, a vendere tutto. Loro torneranno a prendere i due ragazzini, come torner? il marito di Absatu, 20 anni, anche lei nascosta con la suocera Jaru e il suo bimbo

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    di 10 giorni, Mamasani, in una delle abitazioni di Tanzai, ridotta da duecento a cinque anime. Ma gli altri, quelli che dietro non si sono lasciati niente, loro non torneranno pi?.
    La carestia in Niger non ha colpito tutti. La maggior parte dei villaggi vive in buone condizioni. Gli adulti, soprattutto, non hanno grandi problemi. Nessuno di loro rischia di morire. Nella cultura africana, assai diversa dalla nostra, se c?? un tozzo di pane non lo si d? al bimbo che deve crescere, mapiuttosto al padre e alla madre che devono lavorare e procurare il cibo per l?indomani. Qui i problemi legati alla fame sono provocati, pi? che dalla carestia e dalle cavallette, che hanno colpito il Paese l?anno scorso, dalla povert?. I prezzi sono saliti e la gente pi? indigente non ha soldi per comprare miglio, riso e altri generi alimentari. Cos? ? quando ce li ha?? costretta a vendere gli animali. Un disonore, soprattutto per le popolazioni nomadi del nord del Paese, i tuareg e i poel (chiamati anche fulani), che perdono cos? il simbolo della loro condizione sociale, della ricchezza e del benessere. Chi non ha animali viene considerato un inetto, un incapace, uno sciocco da deridere.
    Raccontano che nei pressi di Agadez, la capitale dei tuareg, alcuni capifamiglia non abbiano saputo resistere alla vergogna di essere rimasti senza le loro mandrie e, piuttosto che muoversi (e farsi vedere) senza capre, asini e cammelli, si siano suicidati. ?? vero ? c o n f e r m a Mohammed Azohor, capo di Kelferuar, villaggio a 700 chilometri da Niamey, la capitale del Niger ?. La crisi ? cominciata l?anno scorso, quando gli animalimorivano perché non avevano nulla da mangiare. Uno di noi ha perso 59 cammelli. Ora stanno scomparendo anche i capi che hanno resistito alla carestia dello scorso anno. Sono deboli e ammalati. Nonostante la pioggia e l?erba che ricresce non riescono lo stesso a sopravvivere?. Jand? lavora a Radio Niger. Fa il corrispondente da Aderbissinat, un grosso centro tuareg a 200 chilometri da Agadez. ?Ad Aderbissinat?sottolinea? abitano 43 mila persone. Le autorit? hanno inviato solo 50 tonnellate di mais e miglio, cio? poco pi? di un chilo a testa!?. Ma la distribuzione del cibo da sola non pu? risolvere la situazione. Per i nomadi, che rappresentano il 20% della popolazione, pi? che il miglio e il riso, sono importanti il latte e la carne. ?Ripopolare le loro mandrie, decimate per il 70 per cento, non significa solo dar loro da mangiare, ma riabilitare il loro sistema di vita, basato essenzialmente sull?allevamento?, sostiene LauraBellinger dell?organizzazione umanitaria Care International.
    Massimo A. Alberizzi

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