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    25
    ago.
    2005

    Come rendere l?italia un paese normale

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    da l'Unit? - di MARCO TRAVAGLIO QUESTIONE MORALE Due saggi, di Elio Veltri e Oliviero Beha, per una radiografia della nostra etica. Uno analizza lo stato della legalit? in politica, a destra e a sinistra. L?altro il malcostume diffuso nella ?societ? civile? Ogni dieci anni, mese pi? mese meno, in Italia esplodono i sintomi dell?infezione endemica delle sue classi dirigenti, totalmente refrattarie all?etica negli affari e nella politica. Nel 1973 ? 74 lo scandalo petroli, nel 1981 ? 84 i casi Zampini a Torino, Teardo a Savona, P2 e Icomec a Milano. Nel 1992 ? 94 Tangentopoli a Milano e in mezza Italia. Ora, dal 2003 al 2005, i casi mostruosi di Cirio e Parmalat e quelli ancora in itinere di Bankitalia e dei ?furbetti del quartierino? all?assalto di Rcs, Antonveneta, Bnl. A chi riscopre all?improvviso la ?questione morale?, chiede ?nuove regole? e s?interroga angosciato sul ?ritorno di ManiPulite? vien da chiedere: ma dove siete stati negli ultimi quindici anni? Sulla Luna? Su Marte? Su Saturno? Il guaio ? che, per non capire e non vedere, o per fingere di non capire e non vedere, non ? necessario spingersi cos? lontano. Basta restarsene chiusi in Parlamento, in una segreteria di partito, ai piani alti di una redazione o di un?universit?, senza mai aprire le finestre. Magari telefonando al proprio affarista di riferimento. E quando si viene scoperti, strillare alla privacy violata, ululare al giustizialismo, invocare il segreto istruttorio, o risolvere il problema levando qualche altro potere d?indagine ai magistrati. Come abolire il termometro per guarire la febbre.

    Ora, che a prendersela col termometro siano i colpevoli in cerca d?impunit?, ? naturale. La tragedia ? che in Italia, fra gli abolitori di termometri, troviamo il fior fiore dell?intellighenzia. Quella che dovrebbe illuminare tutti a pensare bene e a fare meglio. Per fortuna, c?? ancora qualche eccezione. Quest?estate sono usciti due libri preziosi: Il topino intrappolato di Elio Veltri (Editori Riuniti, PP. 302, Euro 16) e Crescete & prostituitevi di Oliviero Beha (Bur Rizzoli, PP. 161, Euro 8.20). Sono due scatole nere della questione illegale e immorale d?Italia. Due referti impietosi e documentati per rispondere alla domanda che, almeno all?estero, tutti si pongono: come abbiamo potuto ridurci cos?? Beha, nel suo pamphlet, risponde con una raffica di esempi tratti dalla nostra vita quotidiana, di quelli che ci scivolano addosso senza lasciar traccia perché abbiamo imparato a convivere con tutto il peggio. Veltri, nel suo saggio, risponde con le cifre: lavoro nero e sommerso al 27% del Pil, 200 miliardi di Euro di evasione fiscale, 98.4% di grandi aziende che frodano il fisco, 360 miliardi di capitali illegalmente esportati, 4 mafie con un fatturato di 90 mila miliardi annuo e beni consolidati per 1000 miliardi, sempre in Euro. Cifre che non sono né di destra né di sinistra, come le classifiche sulla trasparenza dei mercati che ci vedono in fondo all?Europa scavalcati dal Terzo mondo. Le responsabilit? invece s?, sono sia della destra sia della sinistra che han governato nell?ultimo decennio. Veltri e Beha, dai fronti rispettivamente della legalit? e dell?etica, stilano l?inventario dei danni e suggeriscono qualche soluzione.

    Beha parte dalla nuova ?trahison des clercs?, dei nostri intellettuali quasi tutti incistati col potere (trent?anni fa avevamo Pasolini, ora abbiamo Pera). E racconta per medaglioni trent?anni di berlusconizzazione delle menti e delle coscienze, della destra e della sinistra. Trent?anni di quello che Pasolini aveva previsto come il ?genocidio culturale? della tv che ha reso tutto superficiale, banale, nominalistico. Tutto finto, anzi fiction. Anche le tragedie, come il crollo del comunismo e Tangentopoli, diventano soap opera senza mai incidere nel profondo di un paese liscio e impermeabile come un teleschermo. Tipico il passaggio da Craxi a Berlusconi, padre e figlio: Bettino che ?viola la morale?, ma ?fa i conti con la propria immoralit??, mentre Silvio non si pone neppure il problema, ?non si sente in colpa? perché la morale non sa neppure cos??. Ma il ?nemico pubblico numero uno della morale? non ? lui: ?, invece, ?un paese ridotto a sua immagine e somiglianza?. Un paese mezzo supermarket e mezzo casa di tolleranza, in cui ?prospera una forma generalizzata di prostituzione?: ?nessuno si sente pi? in colpa per nulla?, perché tutto ? in vendita e ?conta solo il risultato?. Un paese di ?sportivi sedentari?, di ex sudditi di Agnelli (?quel che va bene per la Fiat va bene per l?Italia?) che ancora sopportano Carraro e idolatrano Montezemolo (vent?anni fa Romiti lo cacci? dalla Fiat per una brutta storia di soldi). Un paese di giornalisti censori (tanti) e censurati (pochi). Un paese di politici da karaoke che non guardano al di l? del teleschermo, con una ?sinistra berlusconiana? che non ? riuscita ad abbandonare la tv nemmeno per un simbolico minuto mentre ne venivan cacciati i Biagi, i Santoro, i Luttazzi e lo stesso Beha. Sullo stato della legalit? batte Veltri. Non per moralismo o giustizialismo. Ma perché, semplicemente, la legalit? conviene. Conviene avere partiti trasparenti, che rendano conto fino all?ultima lira spesa o ricevuta (nel ?93, in Francia, Jack Lang resta fuori dal Parlamento per aver sfondato di poche migliaia di franchi il tetto delle campagne elettorali, il che avviene da sempre in Italia senza conseguenze per nessuno). Conviene avere rappresentanti presentabili nel mondo (Dell?Utri promosso al Consiglio d?Europa ? spiega il forzista Vizzini – ?per la sua protezione? dai processi di mafia). Conviene avere poca mafia e poca corruzione (siamo in testa alle relative classifiche). Conviene avere una giustizia rapida ed efficiente (tutto il contrario della nostra). Perché allora abbiamo tutto ci? che non conviene? Veltri, parlamentare nella cruciale legislatura 1996 ? 2001, sgrana il rosario delle grandi occasioni mancate dell?Ulivo: ovvero quando si cominci? ad abolire il termometro per nascondere la febbre. Dalla Bicamerale agl?infiniti inciuci su giustizia e tv. Ben 93 furono le riforme della giustizia in quei cinque anni: quasi nessuna era nel programma dell?Ulivo, quasi tutte erano in quello di Previti. Lo schema era fisso: relatore di sinistra alla Camera, relatore di destra al Senato, o viceversa; e alla fine votazione a maggioranza bulgara (10-12 no, su 945 parlamentari). Risultato: i tempi biblici della nostra giustizia si allungarono vieppi?. Veltri ricorda agli smemorati che le prime due leggi Cirami passarono nella scorsa legislatura: quella del ?96 che dimezz? l?abuso d?ufficio salvando la pelle a centinaia di amministratori infedeli, e quella del ?97 che modific? l?articolo 513 del codice di procedura, cestinando migliaia di accuse e processi di Tangentopoli e Mafiopoli. E poi i no trasversali agli arresti di Previti e Dell?Utri, la furbata per aggirare la legge del ?57 che rende in eleggibile Berlusconi, l?affossamento dell?Anticorruzione, del conflitto d?interessi e dell?antitrust. E la campagna suicida contro la ?demonizzazione? di Berlusconi. Veltri fa nomi e cognomi dei responsabili.

    Oggi i problemi sono gli stessi, incancreniti da cinque anni di regime. E coloro che dovrebbero risolverli sono gli stessi, invecchiati di cinque anni. ?La Storia? diceva Gramsci ?insegna, ma non ha scolari?. E Albert Einstein gli faceva eco: ?Non si pu? pensare di risolvere i problemi con la stessa mentalit? di chi li ha creati?. Che fare, allora? Veltri chiede a Prodi impegni precisi PRIMA del voto, per una legislazione imperniata sull?etica negli affari e nella politica e per un codice rigoroso che espella dalla politica e dallo Stato condannati e imputati, ma anche personaggi poco trasparenti. Prodi, in un carteggio con l?autore, promette. Ma troppo genericamente.

    Contro il rischio di un ?berlusconismo senza Berlusconi?, Beha propone un antidoto perfidamente berlusconiano: ri-alfabetizzare e de-rincoglionire il Paese con una grande campagna culturale ?porta a porta?, alla maniera degli antichi ?clerici vagantes? o dei moderni venditori di Publitalia. Ecco, una ?Publitalia al contrario?: ?diffondere valori, esigenze culturali, legalit? per rovesciare le forze in campo e tenere sotto pressione un?opposizione alla vaccinara?. E? quel che han fatto in tanti, in giro per l?Italia, negli ultimi quattro anni, da quando si son chiuse con violenza le porte della tv. Vale la pena insistere. Pi? termometri per tutti.

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