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    08
    set.
    2005

    Crescete & prostituitevi

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    da www.dagospia.comUN SAGGIO DI OLIVIERO BEHA PUBBLICATO DALLA RIZZOLI IN CUI SI RICORDA IL CASO DI UN CAPITALISTA ITALIANO, MEMBRO DEL PATTO RCS, IL QUALE HA TROVATO IL MODO PER ESTRARRE QUALCOSA DI UTILE DA UN LIBRO DI ENZO BIAGI?

    NUOVO MARXISMO TENDENZA LUCHINO
    Andrea Marcenaro per Il Foglio
    Ah, finalmente. Viva la faccia di Edoardo Sanguineti, non a caso genovese, poeta, intellettuale, autore di saggi, liriche e romanzi, fondatore del mitico Gruppo 63 e, se Dio vuole, comunista non pentito. Anzi, militante. Anzi, lasciando parlar lui: ?Militante, ostinato, comunista, freudiano, materialista storico e avanguardista?. Ieri, oggi e domani. Ti?. Viva la faccia del grande Sanguineti. Vittorini? ?Coccolava il suo io?. Calvino? ?Un egoista?. Eco? ?Troppo prudente?. Pasolini ?un nostalgico in fuga?, quanto ad Adriano Olivetti, ?era solo meglio di Valletta. Tutto sommato, al peggio non c?? limite?. Viva la faccia del sublime Sanguineti. Passionale e irruento, ma informato nel disincanto: ?Marx, ormai, come dimostra un sondaggio in Inghilterra, lo leggono solo i capitalisti?. Esatto. Quei diavoletti dei capitalisti. Ha ragione. E magari fosse solo Marx. L?altro giorno abbiamo letto un saggio pubblicato dalla Rizzoli Corriere della Sera in cui si ricordava il caso di un capitalista italiano, anzi, proprio del capo dei capitalisti, il quale aveva trovato il modo per estrarre qualcosa di utile anche da un libro di Enzo Biagi.

    UNA WEIMAR ALL?AMATRICIANA
    Capitolo tratto da ?Crescete & Prostituitevi? di Oliviero Beha, Bur-Rizzoli

    ? vero, un Hitler in giro non c??, se non parodiabile. E le condizioni generali e particolari, all?interno come all?esterno del nostro Paese, sono diversissime da tutti i punti di vista. Meno uno. Quello che attiene a questa serie di domande. Come sta la nostra democrazia? Quanto ? sana? Quanto ? democratica? Quanto ? forte o meglio debole? Quanto ? giusta? Quanto ? efficiente? Quanto ? allegra? E nel pensare alle risposte, sostituiamo nelle domande ?la nostra democrazia? e il suo status attuale, al tempo presente, con Weimar all?imperfetto storico e le condizioni di quella Repubblica, sapendo con il senno di poi che cosa ? accaduto dopo.

    Mentre provate a fare paragoni magari imparagonabili, ma che tengono desta la mente, vi elenco una serie di dettagli, forse tutti insieme significativi perché sono tessere del mosaico italiano, che forse conosciamo o pensiamo di conoscere. Ma il punto nodale ? che, pur se le abbiamo presenti, non le abbiamo quasi mai presenti insieme. Ci sfugge il disegno complessivo del mosaico; ? una sorta di sindrome che ci penalizza la vita. Non vediamo il mosaico perché nessuno, né la politica né l?informazione né quei brandelli di cultura o di intellettuali che ci restano, sembra avere intenzione e/o interesse a mostrarcelo per quello che ?. Tessere e tesserine, quelle s? ce le mostrano, magari facendo di tutto per illuderci che ogni tassello sia la realt?, spacciata per? come ?tutta? la realt?, cos? che noi, conoscendone uno, si sia indotti a pensare di conoscere pi? o meno tutto. Ma farci intravedere il mosaico nel suo complesso quello no, mai, nemmeno ci si prova.

    Con due pessimi risultati che da tale sindrome discendono, una sindrome che mi perseguita da sempre, da quando ho cominciato in qualche modo a fare questo mestiere: il primo ? che non capiamo se non quello che ci vogliono far capire, un pezzo per volta su cui forse ci sentiamo ferratissimi. Ma ? solo un pezzetto dell?insieme, ed ? assai pi? semplice strumentalizzare e mistificare una tessera che non l?intiero mosaico. Ed ? esattamente quello che succede, da destra e da sinistra, da su e da gi?, da parte di chiunque abbia interesse a farlo. Il secondo, ultradeleterio risultato ? che, circuendoci con l?informazione sulla tessera, ci estinguono la curiosit? e la voglia di saperne di pi? su un mosaico che ci appare remoto se non addirittura inesistente.

    ? la tessera, secondo questo feroce sistema informativo-deformativo, che ? per noi il mosaico, o lo ? diventata. Quindi sappiamo sempre meno e ci restringono la realt? sotto gli occhi, tentando di taroccare la nostra consapevolezza. Questa ? l?Italia ?percepita?, come si dice oggi. Ma veniamo a qualche tesserina, tanto per gradire e sconfiggere la sindrome. La cifra che incamera all?anno il presidente della Confindustria tricolore, Luca Cordero di Montezemolo, per essere stato per un anno presidente della Fiat ed essere presidente della Ferrari, famosa nel mondo, ? di 12.850.000 euro (fonte l?aggiornatissimo e prezioso sito giornalistico travestito da ?pupazzo gossip? di nome Dagospia).

    Non ? male. Certo, fa il pieno di responsabilit?, ma insomma non se le assume gratis. Non dovrebbe essere depresso pi? di tanto, né assediato dal pessimismo. E invece l?Italia ?, secondo un ?sondaggio internazionale?, il Paese pi? pessimista sul futuro che ci sia sul pianeta. Il pi? ottimista ? la Cina. Montezemolo infatti fa affari con i cinesi. E sempre in Italia, censimento clinico alla mano, ci sarebbero 5 milioni di depressi certificati. Del resto, non ? la depressione il male del terzo millennio almeno per i Paesi del G8? Perché nel Terzo e Quarto Mondo vanno pi? forte la fame, la sete e l?Aids.

    Cos? leggo da un quotidiano nelle ultime feste di fine anno: ?Natale con il padre morto nel salotto. Il figlio: ?Non volevo passare le feste da solo?. Primavalle (Roma): il medico di famiglia avvertito solo ieri. Il decesso risale al 10 dicembre, il corpo ? stato trovato mummificato sul divano?. Parrebbe una notizia estrema, e mediaticamente golosa. E invece di notizie cos? se ne son lette e se ne leggono tante.

    Ancora: un ascoltatore chiama la redazione di un programma radiofonico e dice: ?Sono disperato, mia moglie mi ha lasciato ma mi ha anche cacciato di casa perché le avevo intestato l?appartamento?. Risposta: ?Ci dispiace, ma noi che ci possiamo fare??. ?Mi dovete dire a quale trasmissione mi devo rivolgere.? E naturalmente viene smistato a chi di dovere, come ?interessante? materia prima. E cos? il costume pubblico e privato si avvita su se stesso. Del resto molte volte, per esperienza diretta, nei talk show in tv ho assistito a feroci battaglie retoriche tra avversari politici che in video se la cantano e se la suonano da autentici nemici. Quando per? in studio tocca alla pubblicit?, tra costoro, e soprattutto tra i membri dei rispettivi staff, ? tutto un baci e abbracci come se giocassero nella stessa, gratificante squadra e il resto fosse una recita per il pubblico a casa. E se fosse davvero cos?? Sono dunque tutti d?accordo nel fregarci?

    Nel frattempo avete risposto agli interrogativi su Weimar? O vi ho distratti con questi episodi apparentemente sgangherati? Dico apparentemente perché invece sono infilati perfettamente nei gangheri, quelli che fanno aprire e chiudere le porte. Della nostra Weimar all?amatriciana. Anelli della medesima catena, in un Paese sempre pi? insicuro, sempre meno rispettoso e rispettato in fatto di privacy, sempre pi? triste.

    Forse non funzioner? il mio termometro personale, che misura l?allegria negli occhi di giovani e giovanissimi e costringerebbe l?Istat a ficcarla come voce decisiva nel classico ?paniere? che misura il carovita, ma, come leggete, ormai se ne fa addirittura oggetto di prestigiose ricerche. Non per caso, per?, se basta girare per strada, a piedi o in auto o in bus, per avvertire l?inquietudine che sconfina nella paura, se la precariet?, non soltanto economica ma psichica, si taglia ormai a fette di enorme spessore, soprattutto riguardo agli anziani. E non siamo gi? il Paese pi? vecchio del mondo? ?..

    Ma torniamo a una figura di spicco sul palcoscenico nazionale, e internazionale, come Montezemolo. Quando ? morto Pasolini, Luca era direttore sportivo della fabbrica di Maranello. ? sempre stato un uomo affabile, sveglio e pratico. ? cresciuto all?ombra di Agnelli. Fin troppo. Una decina d?anni pi? tardi, nella seconda met? degli anni Ottanta, l?allora amministratore delegato, un Cesare della finanza, il gladiatore Romiti, disse a proposito di poco edificanti avventure in Fiat: ?Abbiamo pescato un paio di persone che pretendevano denaro per presentare qualcuno all?Avvocato. Uno dei due l?abbiamo mandato in galera, l?altro alla Cinzano?. Queste dichiarazioni erano in prima pagina su un quotidiano non del tutto clandestino, ?la Repubblica?.

    Montezemolo, gi? dirottato alla Cinzano, con franchezza ammise: ?? vero, ho sbagliato, per favorire il contatto con Gianni Agnelli mi son fatto dare 80 milioni nel cofanetto di un libro vuoto di Enzo Biagi?, formula quest?ultima che qualcuno defin? ?prettamente tautologica?.
    Adesso si vuole il presidente di Confindustria come uno dei cavalli di razza da far correre per il centrosinistra contro Berlusconi, in tempi da destinarsi secondo la mutevole meteorologia politica. Niente di nuovo sotto il sole: dopo Bush contro Kerry, saremmo a Berlusconi contro Cordero di Montezemolo. Idem, ma all?amatriciana.

    E qui forse interrogarsi sui valori morali, sulla tenuta etica, sulla profondit?, sul principio di necessit? che ancora resistono nel Paese non sarebbe del tutto peregrino. A quale pannello di valori ci stiamo riferendo, ammesso che se ne abbia ancora uno che non sia quello del denaro? Siamo disposti a mandar gi? ogni cosa, per battere Berlusconi? E in un?eventualit? del genere non vincerebbe comunque la sua visione del mondo, sopravvivendogli politicamente?

    E la stampa? Con Montezemolo cuspide del centrosinistra, ricorderebbe quell?infinitesimale episodio del cofanetto milionario, oppure no? E perché no? Perché non ha memoria? Perché quella filogovernativa non se lo ricorda? Perché quella all?opposizione non vuol fare il gioco di Berlusconi? Perché essendo una recita non conviene a nessuna delle due fazioni che si dividono l?Italia? Dunque stiamo molto meglio di come stavano ottant?anni fa, a Weimar?

    ? vero, la situazione ? assai differente, e molto meno grave. Pi? ridicola, se vogliamo, pi? casareccia, pi? impresentabile, pi? alla parmigiana. Ma il fatto che non si sia seri neppure nel regime, o ?regime? stravirgolettato, ? meglio o peggio per noi che ormai dall?et? in quest?Italia siamo forzati a vivere? E non meriteremmo un futuro migliore, o dovrei dire un futuro purchessia? E non ? questo che deprime, minaccia, incupisce giovani e vecchi che non siano parenti né del Berlusca né di Montezemolo? Perché vedete, almeno di una cosa sono ancora sicuro, che non tutti in Italia fanno parte familisticamente delle due corti, alla cui greppia si accalcano giornali e giornalisti.

    Statisticamente, almeno met? pi? uno del Paese ? ancora decente, e non vuole o non vorrebbe affondare. Ma ancora e sempre, festeggiandone il centenario con tutti i misfatti imputabili a Lenin, ?che fare? in questo abbozzo di Weimar che ci fa temere il peggio?

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