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    13
    set.
    2005

    Cina, la pelle dei condannati a morte usata per produrre collagene

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    da www.repubblica.itL'accusa viene da un'inchiesta del giornale britannico Guardian La pratica, ammettono fonti dell'azienda, ? considerata "normale" Alle obiezioni di natura etica, si legge nell'articolo, si aggiungono anche i rischi di contrarre infezioni. In corso nel Regno Unito un'inchiesta del Dipartimento della Salute Un'azienda cosmetica cinese usa la pelle di persone giustiziate per i prodotti di bellezza che poi vengono esportati in Europa: lo afferma un'inchiesta pubblicata oggi dal giornale britannico Guardian. Dalla pelle dei condannati a morte, hanno spiegato persone che lavorano per l'azienda a sedicenti clienti che in realt? lavoravano per il Guardian, viene prodotto infatti uno speciale collagene usato per prodotti per le labbra e la pelle.

    Secondo le fonti l’uso della pelle dei condannati a morte ? del tutto “usuale” in Cina e “non ? il caso di fare tante storie per questo”. Tuttavia medici e politici britannici sentiti dal Guardian hanno commentato che le obiezioni non sono solo di carattere etico, ma c’? anche un rischio potenziale di infezioni.

    Nell’articolo del Guardian non viene detto il nome dell’azienda cinese, che tuttavia, messa davanti a una richiesta formale del giornale, ha negato quanto aveva detto ai sedicenti clienti, che si erano presentati come uomini d’affari di Hong Kong. A loro era stato invece detto che, oltre alla pelle dei prigionieri messi a morte, venivano anche utilizzati i feti abortiti.

    Anzi, era stato precisato che tale uso “in Cina ? considerato davvero normale”. “Mi stupisce – aveva spiegato la fonte aziendale – che nei Paesi occidentali si facciano tante storie per questo”, tanto che il governo ha chiesto alle aziende del settore di “tenere un basso profilo” su questo tipo di attivit?.

    In Occidente, questi prodotti cinesi arrivano via Hong Kong. “Siamo all’inizio della vendita di questi prodotti – ha spiegato ancora la fonte aziendale ai finti clienti – e i clienti dall’estero sono piuttosto sorpresi che la Cina possa produrre collagene umano per meno del 5% dei costi in Occidente”.

    In Gran Bretagna il Dipartimento della Salute ha commissionato un’inchiesta sulla vicenda, finalizzata a una nuova regolamentazione dei trattamenti a base di collagene. Si attendono inoltre nuove disposizioni in tal senso dalla Commissione Europea.

    Molti attivisti umanitari in Cina tuttavia da tempo lamentano che dai cadaveri dei condannati a morte vengano prelevati organi senza l’autorizzazione delle persone interessate. Secondo Amnesty International vengono messe a morte ogni anno in Cina 3.400 persone.

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