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    16
    set.
    2005

    Caro sposini, il diritto di cronaca non ? il sangue in tv

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    da L'Unit? del 15/09 Caro Direttore, ma anche e soprattutto caro Landolfi, Ministro per le Comunicazioni, e caro Sposini, stimato e popolare conduttore del Tg5, questa ? una lettera di condoglianze : mi dolgo con voi, e con quella parte di opinione pubblica ancora vigile su questi temi a sinistra come a destra, per l?assoluta indifferenza con cui ? stata accolta la querelle tra un Ministro competente e un giornalista riconoscibile su un tema come il ?diritto/dovere di cronaca?. E? vero, il sofisticato duello concettuale ( ?raccomandato o no, indipendente o no, padronale o no? ecc. ) e lessicale ( chi soffre di emorroidi tra i due? ) tra un Feltri e un Mentana sembra aver occupato la scena multimediale senza lasciar spazio a null?altro. Sono motivatamente distratti, i colleghi. Eppure, che peccato?

    I fatti: tragedia di Merano, madre che uccide il figlio e poi tenta di togliersi la vita. Una tragedia o una ?ghiotta occasione giornalistica?? Sembra assai pi? la seconda, a leggere i giornali e soprattutto a vedere la tv e ad ascoltare la radio. Il Ministro Landolfi, che tra l?altro ha figli piccoli ( non ? una notazione ininfluente, poi ci torniamo), esterna: attenzione al pericolo dell?emulazione, e comunque alla spettacolarizzazione dell?informazione su vicende come queste, trattate con una morbosit? che esce dal video e si diffonde come un virus ( banale immagine didascalica mia e non ministeriale, ma comunque?) . Gli risponde Sposini, che in video non si ? come si dice ?fatto mancare niente?in servizi e in commenti sulla madre ?mostruosa?: caro Ministro, ma come ti viene in mente di esternare cos?, se tu ci chiedi di autolimitarci dove andremo a finire, che ne sar? del dovere di cronaca ecc. ecc. , fino a esemplificare stupendamente con il caso Fazio ( sempre Antonio, per il momento) : e se ci fossimo autolimitati anche su di lui?
    Leggendo di questa discussione sui giornali, sia pure riportata assai concisamente, ho ingenuamente pensato che la materia fosse infiammabile, e di grandissimo interesse, a partire dai due corni principali, cio? rischio-emulazione e spettacolarizzazione estrema da un lato, diritto/dovere di cronaca dall?altro. Aspettavo il seguito.
    Macché, nulla di nulla, materia giornalisticamente ?immateriale?, non frega niente a nessuno: evidentemente ormai le polemiche o sono del tutto pecorecce, in linea con quel Grande Fratello che siamo diventati tutti per cui ?nella casa? come nella vita non si discetta di temi seri per non perdere punti di ?share?, oppure si tace abbassando sempre pi? il livello di consapevolezza del Paese.
    Per questo e di questo mi dolgo con voi, riassumendo brevemente i termini della questione per non peccare di reticenza od omissione. A proposito dell?emulazione. Gli analisti del reale, che tacciano di apocalittici e catastrofisti, in definitiva di ?moralisti?, tutti gli obiettori di coscienza su questi argomenti, sostengono che delitti e tragedie tipo Merano, o prima Cogne con specializzazione di Vespa, o gli zii ?spezzettati? di Brescia con l?antagonista Mentana alla rincorsa dell?audience sanguinolenta, o altre ancora per le quali purtroppo ( purtroppo? ) c?? ormai solo l?imbarazzo della scelta, ci sono sempre stati, solo che in passato non lo venivamo a sapere.
    Quindi anche questa menata dell?emulazione sub specie televisiva, con la telecamera intinta nella emo-suspence , suvvia, non sarebbe che un?invenzione dei passatisti e non avrebbe ragione di essere. Le sorti dell?umanit? non saranno poi cos? magnifiche o davvero progressive, ? la tesi dei realisti contemporanei, ma non ci sarebbe motivo di strapparsi i capelli, né per Berlusconi ( e ci credo?) né per gli altri.
    Dati alla mano, per?, risulta per esempio che negli ultimi dieci anni i delitti in famiglia sarebbero diventati 30 volte di pi?. Quindi forse neppure nei numeri ?le cose sono sempre andate cos??, a meno che non si consideri questo un dato accessorio nello sviluppo del singolo e della collettivit? compatibile, che so, con la crescita dell?economia mondiale. Se si va pi? in auto ci sono pi? incidenti, se cresce il tenore di vita, i consumi, e la tv la fa da volano, bisognerebbe dunque mettere in preventivo statistico pi? madri omicide. E? cos?? Ditecelo pi? chiaramente.
    Ma che sulle madri di Merano o Cogne ( o padri, zii, nonni, nipoti e cuginetti, naturalmente?) l?informazione, l?intrattenimento, la comunicazione (a quando la pubblicit? mirata se diventano un target specifico?) specialmente in tv ci si gettino voracemente per vendere una merce e creino condizioni di emulazione, credo ci siano pochi dubbi.
    La casistica, dal peggio al meno peggio, dai sassi dal cavalcavia al teppismo da stadio, ? sconfinata.
    Mi pare che sia questo il punto di Landolfi, ministro, cittadino, padre. ( A proposito del padre, sostiene da sempre il famoso neuropsichiatria infantile Giovanni Bollea che specie quando si parla di minori tutti gli operatori dell?informazione dovrebbero chiedersi: e se si trattasse di mio figlio, come mi comporterei? Forse questa domandina rimetterebbe a posto la gerarchia di priorit?, prima la persona, poi il giornalista, solo dopo il venditore della notizia ecc. Magari Landolfi ? un lettore di Bollea?) .
    Sull?altro versante, di fronte a tali preoccupazioni Sposini lumeggia dunque rischi di censura o autocensura, rischi come ? noto fortunatamente remoti per lo stato attuale della categoria giornalistica?, la quale casomai ne fa una questione quasi esclusiva di schieramento politico e di ?protezione? politica del proprio lavoro ( cfr. il mio recente ?Crescete & prostituitevi?, BUR) . E fa l?esempio, Sposini, del caso Fazio. E? un buon esempio. Avesse fatto l?esempio del ?pacchetto Dell?Utri? sarebbe stato un esempio almeno altrettanto buono?
    Ma se apriamo microfoni, telecamere e ?lettere al direttore? all?opinione pubblica, Sposini, ma forse anche Landolfi e temo tutti gli addetti ai lavori, sa benissimo che si riversano sui giornalisti tonnellate di osservazioni molto critiche sul modo di intendere il nostro lavoro. Sui nostri ?delitti? pi? che ?diritti? di cronaca, che sarebbero principalmente due.
    Da un lato nessuno o quasi fa pi? inchieste usando il diritto di cronaca tempestivamente ( prima della magistratura, dico) nei confronti dei ?forti?, siano essi poteri o individui, cos? che sempre pi? il diritto di cronaca diventa un ?delitto? anacronistico di pochi colleghi che ancora se la sentono di rischiare di fare quello che sarebbe il loro lavoro, parente ormai lontano di quello che evoca Sposini mostrando qualche golosa macchia di sangue in pi?.
    Mentre dall?altro lato si compie un secondo ?delitto?nei confronti delle fasce pi? deboli, commercializzando le sempre pi? frequenti tragedie della cronaca come una merce che si vende sempre meglio sotto l?egida di quel famigerato ?diritto/dovere di cronaca? sposiniano. E che la cronaca commetta sempre pi? spesso autentici ?massacri? spettacolarizzati non lo dico io: basta accendere un tg. Si scambia per ?coraggiosa dimostrazione professionale? andare a filmare i funerali del quattordicenne di Milano appena morto di ?droga povera?, con i compagni di scuola che giustamente oppongono le mani alla telecamera, oppure mettere in mezzo, ?beccato? al telefono, il fratellino di 6 anni del bambino ucciso a Merano. Prima o poi qualche padre disperato lincer? qualche cronista tv d?assalto, e tutti cascheremo dalle nuvole, e anche quello sar? uno ?splendido servizio?, naturalmente a rischio di emulazione. Benone.
    E? dunque questo il ?diritto/dovere? di cronaca? E chi lo ha detto che ? questo? Che sia un diritto, che sia un dovere? E Popper, che richiamava all?uso responsabile della tv, definita ?una pistola? da maneggiare con cautela, ? solo un imbecille anacronistico? E se non ?, questa, materia di discussione in un paese sempre pi? irresponsabile, quale altra dovrebbe essere?
    Oliviero Beha
    ————
    da L’Unit? del 16/09
    Caro Direttore,
    leggendo il suo giornale ho particolarmente apprezzato la
    lettera di Oliviero Beha. E ci?, non tanto perché egli ha ripreso una mia
    esortazione agli operatori dell?informazione, specie quella televisiva, a non spettacolarizzare fatti decisamente raccapriccianti, quanto perché l?ha posta nella sua giusta luce e quindi al riparo da possibili tentativi di strumentalizzazione. Il fatto che un giornalista scomodo come Beha abbia
    potuto rilanciare sull?Unit? una tesi di un ministro del centrodestra mi
    conforta perché rafforza il mio convincimento che anche in Italia, anche
    nel nostro bipolarismo acerbo, ? possibile talvolta ragionare civilmente e senza reciproci anatemi su temi particolarmente delicati qual ?, appunto, il ruolo dell?informazione e la sua capacit? di autolimitarsi per far
    prevalere rispetto al diritto di cronaca l?esigenza di tutelare istituzioni come quella familiare, fondamentale per la crescita della societ?. Mi ? parso normale, anzi doveroso, rispetto all?ennesimo infanticidio compiuto da una madre, per il ministro delle comunicazioni sollecitare tutti ad una
    pi? rigorosa esposizione dei fatti senza indugiare nella trita sequela di
    particolari raccapriccianti o comunque tali da suscitare attenzioni morbose
    o, peggio, spinte emulative in soggetti particolarmente fragili.
    E? cronaca far conoscere per quanto tempo una madre ha spinto la testa del
    proprio bambino sott?acqua? E? cronaca ragguagliare nei minimi particolari
    il numero di colpi inferti ad un neonato? O, ancora, specificare se questi sono stati inferti con un coltello da cucina o con un paio di forbici?
    Penso di no. Penso che in questo modo si faccia solo un Grand Guignol a
    buon mercato, cio? proprio quel che non serve all?informazione che, al
    contrario, dovrebbe approfondire le cause di tali fenomeni per meglio
    fronteggiarne gli effetti. Tutto qui. Beha scrive che ho parlato non solo
    da ministro ma anche, se non soprattutto, da genitore. Ha ragione. Ed
    ancora pi? ragione a lamentare l?assenza di un confronto serrato
    sull?argomento, a parte le voci dello stesso Beha, di Lamberto Sposini, di
    Clemente Mimun e di Vera Slepoj. Da questo sostanziale silenzio non voglio
    trarre tuttavia conclusioni pessimistiche. Gli interrogativi posti e i dubbi espressi restano sullo sfondo e la cronaca di tutti i giorni ci dice
    che la questione resta, purtroppo, attuale.
    Mario Landolfi————
    INFORMAZIONE: LETTERA DI LANDOLFI A ‘L’UNITA” SU DIRITTO DI CRONACA
    IL MINISTRO APPREZZA COMMENTO DI BEHA A INVITO AD EVITARE PARTICOLARI CRUENTI
    Roma, 16 set. (Adnkronos) – ”Caro Direttore, leggendo il suo
    giornale ho particolarmente apprezzato la lettera di Oliviero Beha [...]”. Con queste parole il ministro
    delle Comunicazioni, Mario Landolfi, ha voluto ribadire con una
    lettera a ”L’Unita”’, pubblicata oggi, il suo invito a utilizzare in
    modo ‘appropriato’ il diritto di cronaca [...]

    DIRITTO DI CRONACA: LETTERA DI LANDOLFI A L’UNITA’
    (AGI) – Roma, 15 set. – Domani su “L’Unita’” sara’ pubblicata
    una lettera del Ministro delle Comunicazioni, Mario Landolfi,
    sul tema del diritto di cronaca [...]

    INFORMAZIONE: LETTERA LANDOLFI SU L’UNITA’, PIU’ RIGORE MENO MORBOSITA’
    (ASCA) – Roma, 16 set – Oggi su ”L’Unita”’ e’stata
    pubblicata una lettera del Ministro delle Comunicazioni,
    Mario Landolfi, sul tema del diritto di cronaca [...]————

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