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    21
    set.
    2005

    Giornalisti o pubblicitari?

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    da l'Unit? - di Oliviero Beha Caro Direttore, e di nuovo caro Landolfi, ministro per le Comunicazioni, e caro Sposini (Tg5), che nei giorni scorsi avete scritto su queste colonne in replica a un mio intervento sul diritto/dovere di cronaca e sui rischi della spettacolarizzazione delle notizie specie in tv e dell'emulazione indotta, prendendo spunto dalla tragedia di Merano: ritorno sulla questione per cercare appunto di farla diventare una ?questione?, da scambio di pareri per ora ristretti quale sembra. Ci torno per punti e per concomitanze temporali, diciamo cos?, rischiando di essere schematico per non far debordare il discorso gi? ampio di suo, dopo aver sviluppato ci? che scrivono Landolfi e Sposini. Landolfi ? sulle mie posizioni, cio? non ritiene che il grand guignol in tv sia un dovere di cronaca. Sposini, e il titolo della sua lettera di sabato (?Ho paura dei ministri che ci invitano all'autocensura?, che naturalmente non ? suo ma ? utile alla discussione) ne rende l'idea, insiste, sia col Ministro che con me: avrei, avremmo ragione in teoria, ma ? comunque rischioso che lo dica un Ministro, e io da talebano naturale estremizzerei troppo come ? nella mia natura.

    In sostanza mi par di capire che lui, il suo Tg, gli altri Tg continueranno con il prossimo caso a sprizzar sangue, giacch? in realt? sono proprio i protagonisti della cronaca a ?costringerci? a farlo. Lo deduco senza forzature dalla citazione che Sposini fa del servizio tv sui funerali del ragazzo quattordicenne morto di ?droga povera? a Milano. Per me era un altro esempio di morbosit?, che guastava ancora di pi? il rapporto tra opinione pubblica e addetti ai lavori dell’informazione. Per Sposini ?quel contesto ? giornalisticamente straordinario per raccontare ma soprattutto capire quel mondo giovanile cos? attraversato da ombre cupe e disagi profondi. La questione ? ?come? raccontarli i fatti, non ?se???. E bravo Lamberto: in Toscana direbbero che ciurli nel manico. Vatti a rivedere il servizio sul Tg4 di sabato 10 settembre, anzi chiama magari Landolfi o me o chi ti pare in tv ad analizzarlo insieme? Se sei desto come sostieni rabbrividisci. Naturalmente lo dico non per polemizzare ma per ?capire quel mondo giovanile? eccetera eccetera.

    Dicevo delle concomitanze temporali.

    1) Mentre scrivo, occhieggio su ?Il Messaggero? a tutta pagina in cronaca titoli su ?Acquabomber a Pescara, quindicenne intossicata?, con lo psichiatra che con evidenza commenta: ?fra sabotatori ed emulatori il fenomeno rischia di dilagare?. Si obietter?: ma allora non si possono pi? dare le notizie? Ci torno in conclusione.

    2) Nella stessa giornata ho assistito a un convegno del ?Cantiere? di Occhetto, Veltri, Sylos Labini, Chiesa, Colombo ecc., a proposito del Codice Etico di Zapatero e della ?questione morale? da noi. Se non ho capito male, oggi secondo i ?cantieristi? staremmo peggio che ai tempi di Tangentopoli (peraltro attualmente in fase di continua espansione…) perché allora la questione era prevalentemente giudiziaria mentre oggi l’assenza di etica confonde contorni e cuore della societ? italiana, in un intreccio perverso tra politica ed economia che non ha necessariamente a che vedere, se non in casi precisi, con la magistratura. Ma ? il virus dei polli, una pandemia del singolo e della collettivit?. Semplifico, a mio rischio e pericolo: dieci anni fa la questione morale prevedeva una violazione della morale esistente, Craxi essendo immorale quando lo era. Oggi c’? una pressoché assoluta mancanza di morale, un’amoralit? diffusa e infiltrata in vari strati del terreno sociale,e quindi stiamo peggio, anche se naturalmente Berlusconi ? inquisito per corruzione di giudici e Prodi no. Ma che c’entra col diritto/dovere di cronaca?

    Vediamo, e per sommi capi.

    a) Il diritto/dovere di cronaca, la censura e l’autocensura,le autolimitazioni ecc.: ? tutto assai relativo. Non vedo come mostrare tutto il sangue possibile, o violare la privacy delle persone in casi che rimangono privati, sia esercitare il diritto/dovere all’informazione. Diversi sono i casi di oggettivo interesse pubblico, economico e politico. Fazio o dell’Utri, per dire… E ancora: mentre si intingeva la telecamera nel delitto di Merano,a pochi chilometri in linea d’aria preti e suore facevano lo sciopero della fame contro un inceneritore. All’inizio o non se ne parlava,o c’era la classica breve in cronaca. Poi il fatto ? cresciuto, quasi contro la volont? di chi ne parlava. Dove comincia la censura? Nel silenzio? Nella sottovalutazione? E non sono tanti i casi per i quali il concetto di censura va maneggiato con la cautela della relativit?? ? censurato tutto ci? che non entra materialmente in un tg, un giornale radio, un giornale?

    Interrogativo scivoloso. Ma almeno riconosciamo che se sui preti e suore digiunanti non sembra porsi il rischio ?spettacolarizzazione/emulazione?, per una serie di altri casi s?, vedi le tragedie di cui sopra o l’Acquabomber gi? citato. Si dovrebbe tentare senza ricette miracolose di sbagliare il meno possibile,e in buona fede intellettuale e professionale. Certo, sempre che si intenda rendere professionalmente un servizio. Ma se si sta invece soprattutto tentando di vendere qualcosa?

    b) L’informazione come merce. E mi ricollego al discorso del ?Cantiere? sulla questione morale. Che c’?, eccome, anche nel nostro settore, che a sua volta influenza la sensibilit? e il costume collettivo come nessun altro. Vedi, caro Sposini, oggi la preoccupazione di ?vendere? ha sostituito in buona parte il concetto di servizio trasformando per lo pi? i giornalisti in pubblicitari, con tutto quello che ne consegue: ? una mutazione genetica della nostra categoria che ? il vero nodo di tutta la questione di cui stiamo discutendo qui, e che invece viene per lo pi? ignorato.Chi sono diventati i giornalisti oggi, e quanto risentono della mutazione genetica della politica, dell’economia e pi? in generale della societ? italiana nel suo complesso, rapportata a parametri etici.

    Di fronte a questo, gingillarci in buona o cattiva fede con storielle come la deontologia professionale, il tab? della censura e quello dell’autocensura, francamente ? poco pi? che un ?diversivo giornalistico?. Con o senza spruzzate di sangue.
    ————
    CARO SPOSINI, IL DIRITTO DI CRONACA NON E’ IL SANGUE IN TV
    del 16 settembre 2005————

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