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    11
    ott.
    2005

    Occasioni perdute (dedicato ad andrea)

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    dal blog www.marioadinolfi.ilcannocchiale.it Poteva essere un'occasione per raccontare, con il dramma di una persona, il dramma di un paese. Il paese che incatena il suo destino ad un capitalismo familiare ormai insensato, il paese in terrificante crisi di classe dirigente, il paese assurdo che vive di sballo per non pensarci pi?. E invece aprite oggi i giornali: l'unica preoccupazione ? quella di far uscire il Regal Rampollo il meno peggio possibile da questa vicenda, triste e farsesca insieme. Cercherete le parole chiave della vicenda nei titoli dei giornali: cocaina, transessuale, inadeguatezza, omert?. Non ne troverete traccia. Sul quotidiano di famiglia, la Stampa, riescono nell'incredibile risultato di non mettere mai nei titoli neanche la parola "droga". Quattro gli articoli.

    In prima pagina, taglio basso: “Lapo Elkann in come per una overdose”. Di che? Di cocomero?. Titoli interni, tre articoli: “I medici, Lapo ? grave ma si salver?”; “Una vita ad alta velocit? affrontata col sorriso”; “L’ansia della famiglia, il dolore di Martina”.

    Non c’? il racconto della notte, di Lapo che alle tre del mattino va a citofonare allo squallido appartamento di un transessuale che si chiama Lino, ha cinquant’anni, ? barese e si fa chiamare Patrizia. Che Lapo e Lino-Patrizia si frequentano da qualche mese. Che sono in quattro a farsi di cocaina e altre schifezze (s?, si pu? dire schifezze o non ? “? la page”?), perché la noia ? tanta e i soldi pure. Poi al mattino Lino-Patrizia prova a svegliare l’amico importante, lo scuote, ma lui resta immobile e allora scatta il panico, la corsa all’ospedale Mauriziano di Torino, il tentativo di nascondere la notizia. L’omert?. Non troverete traccia sui giornali del comunicato con cui l’ufficio stampa Fiat ancora nel primo pomeriggio definiva “destituita da ogni fondamento” la notizia del ricovero di Lapo. E poi invece si cominciava a parlare di “insufficienza respiratoria” e altre cazzate. Tutto per evitare di raccontare che l’inadeguatezza dei giovani rampolli dell’Italia con i soldi fatti da padri e nonni produce, non pu? che produrre, questo.

    Non si tratta di voler fare moralismo o di sciacallare su una disgraziata vicenda. Si tratta dell’ennesima occasione perduta per raccontare come sta davvero questo paese, per regalare un affresco di verit?. E invece sui giornali che trovate? L’articolo su Martina Stella che scarica Lapo (Titolo: “Siamo ex da mesi, strade diverse”, Corsera, Maria Laura Rodot?); quello su nonno Gianni (Titolo incredibile: “L’Avvocato lo adorava, gli prestava anche le giacche”, Corsera, Maria Latella); quello su quanto ? figo essere Agnelli (Titolo: “Donne, sport e tirocinio in azienda, le storie diverse dei giovani Agnelli”, Corsera, Aldo Cazzullo…droga no, con i giovani Agnelli non c’entra niente, vero?); su quanto sia un manager affidabile (Titolo: “L’ultima festa di compleanno: vado a letto, domani si lavora”, Repubblica, Vera Schiavazzi); sulle sue grandi intuizioni di marketing (Titolo enorme: “Felpe e stampa rosa, l’outsider Fiat: il suo sogno, svecchiare il marchio dell’auto di Torino”, Repubblica, Maurizio Crosetti); sulla lite Alain Elkann-Bruno Vespa (“Lo screzio con Vespa, poi la pace”, Corsera); su Alex Del Piero (“E’ un amico, andr? tutto bene”, Corsera).

    Troverete articoli su tutto ci? che immediatamente pu? rimettere in pista l’immagine deturpata del Regal Rampollo. La storia del trans Repubblica la racconta, ma facendo attenzione a titolare: “Nella casa della tragedia” e nell’occhiello si parla di un generico “inquilino dell’appartamento in cui si trovava il giovane manager”. Persino Dagospia ha voluto solo accennarla in un titolo (“Sic trans gloria mundi”). La vicenda della colossale topica dell’ufficio stampa Fiat, che spiega meglio di mille dissertazioni come funziona la comunicazione in questo paese, non merita una riga da nessuna parte. Ma soprattutto nessuno definisce Lapo per quello che ?: una persona vittima della sua inadeguatezza palese, che non si copre con un po’ di cipria (o altra polvere) e qualche smile.

    Il giornalismo italiano dimostra ancora una volta quello che ?: il nulla asservito ai propri padroni. I tre principali quotidiani ve li ho raccontati: tra le righe troverete qualche accenno, di chi avrebbe voluto tanto raccontare tutto, ma non ha potuto.

    All’ospedale Mauriziano di Torino, in quella sala rianimazione, accanto a Lapo c’? Andrea. Andrea, senza cognome. Ha l’et? mia, 34 anni, fa l’operaio. E’ agonizzante, probabilmente non ce la far?.

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