• Biografia
  • articoli
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    Home > articoli > Riflessioni su ”la grande domanda”
    12
    ott.
    2005

    Riflessioni su ”la grande domanda”

    Condividi su:   Stampa

    Gentilissimo Oliviero, sono pienamente d?accordo con i vari punti da lei riportati nel testo della ?La grande domanda?, in buona parte mi ci rivedo e cos? penso sia per tantissimi altri. D?accordo su tutti i punti, tranne il sedici, e le spiego il perché, le dico la mia, per quello che posso.

    [ 16.- Alcuni studenti non erano brillanti come altri, e quando perdevano un anno, lo ripetevano? Nessuno andava dallo psicologo, dallo psico-pedagogo, e nessuno soffriva di disless?a, né di pro-blemi di attenzione, e né di iperattivit?; semplicemente prendeva qualche scapaccione e ripeteva l?anno.
    17.- Avevamo libert?, fallimenti, successi, responsabilit?, ... e imparavamo a gestirli.

    La grande domanda allora ? questa: Come abbiamo fatto a sopravvivere ? ed a crescere e a diven- tare grandi ?].

    Ricordo che un qualche mio compagno di scuola e non solo, si ? poi perso per strada definitivamen- te; qualcuno che, alienato (come spesso si usa dire) e quindi molto pi? che soltanto un poco ?strano? e pur curato ed assistito, ha pagato per sempre la sua irreversibile diversit?, incomunicabilit?; e non
    gode tuttora della consapevolezza di, e del, vivere; probabilmente vegeta, e continuer? nel suo deli-rio ridanciano, semplicemente terribile. Pensare a lui, a come ? adesso ridotto, ? uno strazio.

    Viceversa qualche altro bimbetto, alunni di mia madre (insegnante elementare) tutto sommato se l?? cavata molto meglio, la cosiddetta sorte gli ha detto bene: a esempio quello che qui chiamer? Dona-to, proprio non riusciva a stare fermo e attento un solo attimo; aveva sempre da dare fastidio agli a-michetti; apprendeva s?, ma a modo suo e con i suoi tempi; era al contrario concentrato e impassibi-le soltanto quando disegnava; me lo ricordo cos?, seduto sulla sediolina, scomposto, con la gambina piegata sotto l?altra, in una posizione scomodissima per chiunque altro; il visetto straordinariamente bello bloccato in una smorfia e la lingua che faceva la spola da un lato all?altro della bocca, a testi-moniare la grande concentrazione e lo sfizio che provava nel disegnare; i disegni degli altri poteva-no essere degli scarabocchi, pi? o meno belli / artistici e comprensibili, ma i suoi erano sempre pic-coli capolavori di genialit?, anche se bisognava interpretarli a volte; quanta pazienza, ma ne valeva e ne varrebbe la pena sempre e comunque (sapessi io disegnare come lui !).
    Il bimbetto l?ho rivisto a distanza di anni, uno spilungone alto e dinoccolato, sempre bello come pri-ma; eppure sembrava quasi parlasse da solo, rimuginava chiss? che cosa e/o con chi, aveva un qual-che tarlo forse che, lo sfrocoliava, lo tormentava oltre il lecito; probabilmente la sua modesta fami-glia, contadini delle frazioni, non poteva o sapeva supportarlo pi? di tanto e i problemi e le tensioni della adolescenza rischiavano di incatenarlo in qualche labirinto senza uscita; fortunatamente per lui e per tutti noi, l?ho rivisto tempo dopo e sembrava un altro, tranquillo e consapevole; mi dicono che disegna benissimo, come prima, un artista vero, e probabilmente ? l? il suo futuro, ed oltre all?avere imparato a leggere, far di conto e quant?altro ovviamente; gli auguro ogni bene.
    Dopo, qualche altro di quei cosidetti ?asini? ? diventato un muratore di una bravura e seriet? da fare semplicemente invidia, o artigiano e via dicendo; chi soffriva di mal caduco o di pi? importanti ?as-senze? e/o non riusciva ad esprimersi come poteva e probabilmente voleva, e ne soffriva il doppio, ? stato poi segu?to a dovere fino alla maggiore et? e pienamente recuperato alla vita attiva; ? mai stata burrasca vera, in pratica; e meglio cos?.

    Invece altri, quelli bravi, i tanti: eppure di quelli una parte hanno avuto esperienze troppo importanti e troppo presto, pur per la loro intelligenza; esperienze, situazioni troppo esaltanti, che definisco del tipo ?chateaubriant?; ad esempio il primo spinello deve averli segnati oltre modo, e la sicurezza for-se eccessiva nei loro mezzi, li ha illusi di poterne tutto o quasi; quanti sono rimasti al palo (pagando il carattere forse troppo estroverso?) e mai pi? riacciuffati, pure per la collottola e all?ultimo-ultimo; ? stato vano ogni sforzo, purtroppo. In molti, troppo spesso adulti, e non, li hanno aiutati a sbagliare e poi continuare a farlo e a rifarlo ancora! Un sistema diabolico.

    Dagli anni sessanta ad oggi quindi sembra passata una eternit? nel ?c?mputo? e riassunto dei destini individuali, all?interno di generazioni tanto diverse e lontane fra loro. E non penso che sia stata tutta colpa dell??ra merendine o meno, a seconda dei casi o al contrario un effetto imprevedibile delle co- sidette fette biscottate ai tanti cereali e pi?, e via discorrendo?.
    C?? qualcos?altro invece in ballo e non ? facile da affrontare, anche col famoso pizzico di fortuna; ? un mutamento delle e nelle cose che ci sfugge di mano, prima del tempo, e non sempre c?? l?oppor- tunit? di uscirne al meglio (di rientrare nei ranghi della monotona normalit?), nonostante gli sforzi e gli aiuti puntuali, di quelli a 360° che forse prima proprio non ce n?erano e a cui appigliarsi.
    Da una ?solitudine? di un tipo, all?altra, questa di questi anni (pi? violenti) e di tutt?altro tipo?

    Alle piccole storie di alienalit? individuale, eventi terribili, ma quasi o apparentemente puntiformi o rarissimi, si sostituiscono ora davvero tante Storie di precoce e precocissima sofferenza prima, e poi di abbandono totale, in un ?mbito di apparente normalit? / solitudine; e sono troppo spesso storie si-mili o quasi tutte uguali tra loro. ? questo quello che sconvolge.
    Sembra un gioco, malefico, ad eliminazione diretta, magari elaborato pure al computer e senza i re-cuperi o parvenza di tempi supplementari. Vale infatti solo la ?prima monetina?, il primo sorteggio, poi basta. O dentro, o fuori ?
    E la troppa libert? non ? la spiegazione di tutto, neanche o tantomeno un semplice ?virus?, anzi.

    Qui mi fermo. E non so se sono uscito, forse troppo?, dal t?ma della Sua riflessione / provocazione.

    ? tutto. Ciao.
    Antonio

     commenti
    Commenti
    0

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio
    Facebook