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    13
    ott.
    2005

    Sulle baby cubiste

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    Gentile dott. Beha, sono una quasi-insegnante (sissina, se questa parolaccia le dice qualcosa...specializzanda, forse ? meglio...) e i giovani sono il mio mondo. Leggere la storia delle baby cubiste sui quotidiani mi ha sconvolto e mi ha fatto ripensare a molte cose che lei ha scritto nel suo ultimo libro, davvero molto bello, ma soprattutto mi ha fatto ripensare al titolo, azzeccatissimo: CRESCETE E PROSTITUITEVI.

    Mi sa che certe ragazzine
    devono averla presa sul serio! Comunque volevo mandarle qualcosa che ho
    scritto cos?, di getto, dopo aver visto le loro foto sul Messaggero e
    soprattutto dopo aver letto le dichiarazioni di una “pentita”…La ringrazio
    e la saluto con grande stima,
    Maria Grazia Antonella————
    Mi stupisce sapere che, andando in discoteca oggi, si possono trovare delle
    baby-cubiste. E mi stupisce ancora di pi? vedere le foto di queste bambine
    in mutande e reggiseno che ballano come se intorno a loro non ci fossero
    milioni di occhi sgranati che le puntano come cani la preda. Ma quello che
    non solo mi stupisce, ma mi indigna, ? leggere la brava letterina che una di
    queste bambine, pentita, scrive al Messaggero del 12/10/2005: ?la colpa ?
    dei modelli che ci impone la tv?magliette corte, pantaloni a vita
    bassa?avete altri modelli da proporci? Abbiamo forse scelta??. Certo che
    avete scelta. Potete scegliere di ascoltare i vostri genitori quando vi
    implorano di non vestirvi cos? indecentemente per andare a scuola, ad
    esempio. Potete scegliere di ascoltarli quando vi dicono che vestendovi cos?
    non esprimete altro che il vostro voler essere oggetti agli occhi degli
    altri, che vi giudicano non per il vostro talento, per il vostro cervello,
    ma perché siete pi? alla moda. O di seguire i vostri insegnanti quando vi
    fanno vedere il bello che c?? nell?arte, nella letteratura, nella fisica,
    nella matematica. O di infiammarvi quando qualche grande campione o il
    vostro allenatore di calcio cercano di farvi sentire le soddisfazioni dello
    sport, praticato non per diventare pi? magri e pi? belli, non perché alla
    fine qualcuno vi dar? un premio o perché diventerete famosi, ma solo per
    pura passione, per amore di competizione, per amore della fatica che lo
    sforzo fisico impone e che rende felici mentre lo si compie. A quanto dice
    la signorina, per?, questo non vi basta. Volete costruire qualcosa di
    vostro. Volete mettervi in gioco in prima persona. Seguire corsi di pittura,
    di canto o di cinema servirebbe solo a farvi imparare tecniche altrui, dice
    sempre la signorina. O forse richiedono fatica, direi io. Non vi va di
    seguire le strade alternative alla discoteca e al ballo in mutande e
    reggiseno ? che ci sono, e molte ? perché quelle strade comportano fatica,
    sacrificio e spesso anche pianto, delusioni. Ma guai a farvi rimanere
    delusi! ? la grande paura degli adulti di oggi: che i loro piccoli rimangano
    delusi, traumatizzati, che possano piangere e provare un qualche dispiacere,
    che una volta nella loro vita possano arrivare ? mio Dio ? ultimi. ? facile
    trovare se stessi e dire di sentirsi realizzati in discoteca: che ci vuole a
    mettersi nudi e a muoversi al ritmo della musica? Quando si ha la vostra et?
    ? facile, perché siete belli, al di l? delle pubblicit? che volete ? o
    dovete, a sentire la signorina ? imitare. Siete belli perché un corpo
    giovane non pu? che essere bello. Ma quello che fa sentire fieri di se
    stessi non ? solo quello. Se la zucca ? desolatamente vuota, non c??
    discoteca che possa tirare su il morale. La signorina parrebbe averlo
    capito. Sono contenta per lei. Ma per favore, ragazzi, non date sempre la
    colpa agli altri. Alla tv, ai genitori, alla societ?, che pure hanno le loro
    colpe. Per una volta, incolpate solo voi stessi, che avete creduto di
    potervi realizzare, di potervi esprimere pienamente ballando in mutande. Il
    mio augurio ? che possiate intraprendere al pi? presto quelle strade che
    portano ad essere veramente se stessi. Quelle strade che tutti noi, da soli,
    ci dobbiamo costruire, senza aspettare che siano la tv, i genitori, la
    societ? a costruircele sotto i piedi.
    ————

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