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    14
    ott.
    2005

    Oliviero beha: ?in questa tv anche la morte diventa una merce?

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    Da PuntoCom di Mercoled? 12 Ottobre 2005 L'amarezza del giornalista tenuto ai margini dei grandi media. ?Sono uno "pericolosamente" credibile? Da anni gli impediscono di fare televisione e addirittura di trasmettere in radio. Ma Oliviero Beha non demorde. Con il suo ultimo libro, "Crescete e prostituitevi", ha cercato di fotografare la realt? italiana. E pare ci sia riuscito. Il tuo libro ? alla terza edizione. Un successo. La contentezza che il libro vada bene ? per? intaccata dal fatto che, questo, ? un libro che parla dello stato penoso dell'Italia. Avrei preferito scrivere un libro sbagliato in un Paese giusto.

    Crescete e prostituitevi: un titolo molto provocatorio.
    Tradotto ?: per crescere, o addirittura per avere uno straccio di lavoro, l’unica via sembra quella della prostituzione, intesa ovviamente in senso lato. Pare che oggi, per rimediare un posto, si arrivi ad una collettiva rinuncia alla dignit? personale e professionale. C’? uno stato di disagio forte, grave. Un disagio che si spande a sinistra come a destra. Una confusione enorme. Questo libro prova a mettere insieme le fotografie complessive di questo Paese, ed ?, forse, di qualche aiuto.
    Scrivi anche: una Repubblica fondata sul denaro.
    Costituzionalmente l’Italia ? una Repubblica fondata sul lavoro, ma questo non ? pi? vero da un bel pezzo. E oggi ne vediamo le conseguenze. Il denaro e il lavoro hanno preso due strade divaricate. Oggi uno viene considerato bravo perché pagato tanto. Una volta avveniva l’esatto contrario. Viviamo un’assenza pressoché totale di meritocrazia.
    La settimana scorsa le immagini della morte di Scoglio riproposte da alcuni programmi hanno suscitato molte polemiche…
    E’ evidente che ormai una morte, soprattutto se in diretta, si vende come una ghiotta occasione di fare audience e quindi denaro. E’ diventata una merce. Chiedo per? al Mentana di turno, ma il discorso varrebbe anche per altri, di smettere di invocare la “foglia di fico” del diritto-dovere di cronaca. Quelle sono delle menate con cui prendiamo per i fondelli l’opinione pubblica. Il diritto-dovere di cronaca ? andarsi a cercare le notizie importanti. Indugiare su un corpo inanimato in uno studio, ? solo manipolazione di una tragedia.
    Oggi ? possibile fare informazione restando fuori dalla tv?
    Io scrivo libri. Posso scrivere sui giornali, cosa che ho cominciato a fare da qualche mese grazie alla collaborazione con il direttore dell’Unit?. Ma per molto tempo non ho potuto scrivere da nessuna parte. In radio facevo la trasmissione pi? ascoltata degli ultimi 15 anni, prima Radio Zorro poi radio a Colori: chiuse tutte e due. E’ difficile fare informazione cos?.
    Beppe Grillo ci riesce anche lontano dagli schermi…
    E’ vero, ma lui fa il comico. Devi sapere per? che sedici anni fa, mentre facevo “Va’ Pensiero” in televisione e dicevo, con tono pacato, cose tremende nella sostanza, incontrai proprio Beppe Grillo. Si meravigli? che ancora mi facessero dire quelle cose e mi consigli? di cominciare a girare per i locali e iniziare a fare del cabaret. Secondo lui lo spartiacque tra giornalista e comico era sottile. Non gli ho dato retta. E me ne pento amaramente.
    Perché non ti invitano mai ospite nei vari talk show?
    Il fatto che io non dica cose particolarmente eclatanti, che non faccia scenate o cose del genere, spiega perché non mi invitano: sono “pericolosamente” credibile.
    Ma la tv la guardi lo stesso?
    Certo. Anche se dopo tutte le polemiche che sono state fatte sull’uso dei bambini in tv accendo un venerd? sera e vedo quel simpaticone di Gerry Scotti con Sposini, condirettore del TG5, in mezzo ad un nugolo di bambini? Ma allora tutti i bei discorsi sull’uso dei minori in tv dopo le 9 di sera? Ci stiamo prendendo in giro da soli.
    Progetti?
    Per Natale sto preparando una sorpresina che si intitoler? “trilogia della censura”.
    Giuseppe Pinetti

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