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    02
    nov.
    2005

    Rai, porte chiuse per il ”cane sciolto” beha

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    da l'Unit? del 29/10/2005 di VITTORIO EMILIANI Non si ? reso responsabile di ?comportamenti criminosi? contro il centrodestra e nemmeno fa parte dei numerosi ?comunisti? annidati fra Viale Mazzini, Via Asiago e Saxa Rubra, per? Oliviero Beha, in Rai, non pu? lavorare lo stesso. O meglio, pu? tenere, se proprio vuole, una rubrichina piccina piccina, sui 5-10 minuti, a mezzanotte. Perché? Perché si propone come un ?antipatico?. Perché affronta temi scomodi. Perché denuncia scandali. Perché difende utenti, consumatori e cittadini. Perché (questa ? l?ultima) ?fra lui e i suoi direttori ci sono difficolt? insormontabili?.

    Che Oliviero non sia il tipo del giornalista accomodante, non v?? dubbio. Ma a me ? sempre sembrato un merito. Come direttore del ?Messaggero? negli anni ?80, posso testimoniare delle sue egregie qualit? di giornalista colto, intelligente, bravo nello sport ma pure nel costume. Credo di essere stato l?unico ad avergli dato un contratto (di collaborazione fissa, era tutto quello che potevo), dopo che era stato costretto ad andarsene dal suo giornale per avervi inutilmente denunciato i sospetti di ?combine? calcistica per la partita col Camerun ai Mondiali ?82. Ricordo ancora certi suoi articoli redatti per noi, molto moderni e incisivi. Per esempio, una grande intervista, a tutto campo, a Diego Armando Maratona di rara acutezza. Cosa che non lo rendeva popolare presso la corporazione dei giornalisti sportivi. Fatto sta che, poco dopo la mia uscita forzosa da Via del Tritone, anche il contratto di Oliviero non venne rinnovato da Mario Pendinelli.
    Quando ebbe, dal Tg2, la possibilit? di commentare i Mondiali di calcio, mi avvert? che era stato lasciato addirittura fuori dagli stadi; dovetti intervenire, come consigliere, per rimuovere quelle assurde barriere. Scriveva o diceva cose arrischiate, scriteriate, insensate? No, scriveva o diceva cose spesso critiche, spesso anticonformiste, controcorrente. Per molti anni, fra l?altro, aveva tenuto alla radio, sotto il segno vendicatore (o risarcitore) di Zorro, una rubrica di difesa dei cittadini esemplare per ogni servizio pubblico e la stava conducendo con un successo di ascolto crescente quando, improvvisamente, gli venne tolta, sospesa, annullata. Le volte che ci incontriamo, non manca di ricordare che Andrea Barbato s?era inventato con lui, nel ruolo di giornalista soprattutto sportivo, la trasmissione pomeridiana della domenica (?Va? pensiero?, sulla Raitre di Guglielmi) in cui una serie di personaggi discutevano di tutto assistendo alle partite del campionato di serie A, delle quali, peraltro, nulla poteva essere mostrato. Non gli ? stato mai riconosciuto.
    Beha ha idee, sa scrivere, sa stare in video e al microfono, non appartiene a cordate politiche identificabili (anche se, chiaramente, ? un laico liberale, o radicale), ? il classico ?cane sciolto?. In un Paese sprofondato in un mare di ignoranza e di raccomandazioni sono tutti peccati capitali. In pi?, la scorsa estate ha pubblicato un pamphlet dal titolo provocatorio: ?Crescete e prostituitevi?. Non c?? pi? l?Indice, né vi sono pi? roghi di libri degenerati. Altrimenti se li sarebbe meritati entrambi.
    Oliviero Beha ? uno dei pochi giornalisti-scrittori ancora capaci di realizzare trasmissioni di servizio pubblico serie e insieme avvincenti. E? vergognoso che questa Rai ? pagata tuttora, per oltre la met?, dai suoi abbonati e utenti ? non riesca, o non voglia, ridargli voce e volto. Si faccia avanti almeno uno dei direttori della Tv o della Radio e dica che far? finire al pi? presto questa grottesca ?epurazione?.

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