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    03
    nov.
    2005

    La tristezza negli occhi dei figli

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    Desideravo farLe alcune considerazioni, dopo avere assistito venerd? sera a Sal? alla presentazione del suo libro "Crescete e prostituitevi" che peraltro ho iniziato a leggere la sera stessa ed ho quasi terminato. Non ho voluto importunarLa mentre mi dedicava ed autografava il libro, ma desidero dirLe che ho un figlio quattordicenne che frequenta la 1^ liceo e per il quale sono molto in ansia.

    Lei parlava di tristezza negli occhi dei giovani ed ? tutto ci? che vedo negli occhi di mio figlio, una tristezza infinita che viene celata parzialmente solo quando vede un paio di “Gucci” piuttosto che un nuovo telefonino. Il resto ? piatto, senza entusiasmo, n? per gli sport (che io obbligo tuttavia a praticare) n? per la lettura (elemento fondamentale nella mia vita).
    Lei attribuiva questo disagio alla mancanza di ideali, ai falsi miti creati dai media, alla situazione politica italiana; sono daccordo con lei, l’unico valore che riconoscono ? il denaro, e mi creda io ho cercato di tramettergli tutti i valori e principi morali che mi appartengono, evidentemente non basta. Ma dove poniamo la scuola in tutto ci?? Spesso a colloquio con gli insegnanti dei miei figli rabbrividisco difronte al totale disinteresse nei confronti della formazione dei loro ragazzi, della mancanza di insegnamenti volti a far creare una propria opinione che non sia quella del gruppo. Credo che necessiti lavorare ad una maggiore crescita individuale, non utilizzare i metodi autoritari che negli utlimi anni sono stati rispolverati e nella credenza comune sono sinonimo di bravura, del “saper tenere i ragazzi”.
    Secondo Lei cosa posso fare perch? mio figlio apprezzi una frase del tipo: “Non sono daccordo con quello che dici, ma darei la vita perch? tu lo possa fare” ?
    Grazie per il Suo libro e spero tanto di farlo apprezzare un giorno anche a mio figlio.
    Elisa

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