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    23
    nov.
    2005

    Pluralismo e libert?, ancora al palo

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    da Articolo 21 - di Nella Condorelli Di che cosa parliamo quando parliamo di informazione? Quando parliamo del servizio pubblico televisivo? Parliamo di pluralismo e di liberta? di espressione, ma parliamo anche di qualita? e di diversificazione dei prodotti e dei generi perche? solo la varieta? dell?offerta garantisce a fondo il rispetto dei diritti dei soggetti protagonisti dell?informazione. Il giornalista ed il telespettatore. Per il primo, la varieta? della programmazione televisiva costituisce uno degli elementi fondanti la garanzia dell?esercizio pieno del suo mestiere; per il secondo, il telespettatore, rappresenta l?elemento indispensabile per l?esercizio del suo diritto di scelta.

    Scegliere ?cosa? vedere oggi in RAI non e? affare da poco: l?omogeneizzazione dei programmi televisivi sull?informazione?spettacolo, propria dell?era Berlusconi, ha innescato una sorta di rivoluzione copernicana all?incontrario, producendo palinsesti affollati di niente, che si estendono praticamente a tutto il cosmo televisivo, anestetizzando eventi e telespettatori. Uno schema, questo, su cui e? oramai urgente riflettere, come per la questione della par condicio politica. Forse, ancora piu? pericoloso, poiche? non solo tradisce giorno dopo giorno la mission aziendale, ma agendo sulla sensibilita? dei telespettatori, provoca la loro assuefazione ad un?incultura stagnante, spacciata come modernita,? e costituisce la leva piu? potente per il deterioramento del tessuto culturale italiano.

    ?E? per questo che considero necessario oltre che urgente un impegno diretto della Commissione di Vigilanza RAI su questi temi. Per me, par condicio significa anche dare al telespettatore la possibilita? di scegliere, di trovare nel servizio pubblico un?abbondante e diversificata offerta di programmi, e di mostrare gradimento verso quello che piu? gli piace: dal dibattito culturale all?isola dei famosi. L?importante e? che possa scegliere, dunque che l?offerta sia plurale oltre che pluralistica. Chiedero? che questo tema sia posto all?ordine del giorno dei lavori della Commissione.?. Si e? concluso con questo impegno di Pippo Gianni, segretario della Commissione di Vigilanza RAI, l?incontro organizzato ieri da Articolo21, presso la Sala stampa della Camera dei Deputati, con l?invito a tre membri della Commissione di Vigilanza RAI, il presidente Paolo Gentiloni, Pippo Gianni, UDC, e Giuseppe Giulietti, DS, in occasione dell?uscita in tascabile con il quotidiano L?Unita? del romanzo-saggio di Oliviero Beha ?Sono stato io?. Al centro degli interventi, aperti dal saluto di Federico Orlando, presidente dell?associazione, l?analisi del prodotto televisivo deciso e diffuso dalla Rai dall?avvento dell?era berlusconiana; le conseguenze sull?intero panorama culturale nazionale tanto dell?asservimento progressivo al modello ?berlusconizzato? di televisione, quanto della scomparsa dal video di tanti giornalisti e tanti programmi che avrebbero potuto ?fare la diversita??.

    Infine, le ricadute negative dello spreco di risorse finanziarie (leggi i soldi dei cittadini) e di risorse umane sullo sviluppo del servizio pubblico, quindi sul diritto dei telespettatori ad un?informazione di qualita?.
    ?Ad una Tv che peggiora di giorno in giorno corrisponde il deterioramento progressivo del tessuto culturale nazionale, – ha sottolineato Beha ? , nel mio libro uso metafore, paragono l?azienda ad una grande fornace che incenerisce intelligenze e creativita? culturale. Per ?Il Corriere della Sera? sono un epurato di destra, per ?Il Giornale? di sinistra. La verita? e? che sono stato cancellato e basta: la RAI non difende chi fa inchieste, anche se i cittadini ti seguono e aspettano il tuo programma. Io difendo con tutte le mie forze gli epurati dell?editto bulgaro, ma vorrei capire perche? non sono stato considerato un epurato politico. Dobbiamo ricominciare a credere in un Paese che si salva tutto insieme.?.

    ?Oliviero Beha come Massimo Fini, come Santoro, come Biagi ? ha detto Giuseppe Giulietti ? come tanti altri professionisti, giornalisti e giornaliste meno noti scomparsi dall?orizzonte della televisione pubblica, professionisti di garanzia, non necessariamente schierati. Cancellate le trasmissioni dalla parte dei cittadini, quello che resta nell?informazione RAI e? una cultura dell?immagine fine a se stessa che si fa evento e rimorchia i telespettatori.?.
    Un esempio? Il delitto Cogne. Giulietti ha analizzato i meccanismi innescati sui telespettatori dal bombardamento d?immagini e commenti sui fatti di Cogne, sino al servizio del tg di ieri che mostrava decine di persone in fila con i ticket per assistere al processo, ?un?immagine quasi pornografica? che deve fare riflettere: cosa aspettarsi, se per un anno i telespettatori sono stati praticamente trasformati in testimoni del processo, messo in primo piano, e fatto diventare evento?

    Il senso del libro di Beha, e dell?incontro promosso da Articolo21, sta proprio nella necessita? di fare un passo avanti per fermare l?attenzione su questi temi, sull?emergenza-informazione di cui non si parla, o non si parla abbastanza perche? chi dovrebbe farlo e? ovviamente coinvolto direttamente nella questione. ?Chiederemo alla RAI ? ha concluso Giulietti – di promuovere un osservatorio non solo sulla politica, ma su quali sono i temi che deve seguire il servizio pubblico. Non significa cancellare cio? che c?e, ma far vedere anche l?altro, non vuol dire per esempio abolire la fiction, ma evitare la pessima fiction: si deve poter vedere un buon programma sulle foibe come sulla Resistenza, e ai ragazzi di Locri va dato lo stesso spazio che a Valeria Marini.

    Il telespettatore deve avere la possibilita? di seguire sia gli interventi di Pierangelo Buttafuoco, che e? di destra, che il ?Moliere? di Paolo Rossi, che e? di sinistra, senza dover comprare la cassetta in edicola perche? oscurato in RAI. Se alcuni parlano e altri no, la tv e? pericolosa?.

    —————————
    SONO STATO IO ? in edicola con l’Unit?——————-

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