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    05
    dic.
    2005

    Una storia molto amara

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    Gent.mo Prof. Beha, le scrivo questa lettera per raccontarle una storia amara: c'era una volta un bambino di sette anni che, andando in vacanza con gli zii e la nonna, ebbe un incidente stradale nel quale, non solo perse tutti i suoi cari (tranne lo zio), ma rimase anche paralizzato dall'ombelico in gi?, in modo permanente. Era il 31 agosto del 2002, quel bimbo ? mio fratello e questa storia non ? un invenzione.

    A questo punto credo che lei si stia chiedendo perch? le sto raccontando questo: il motivo ? che vorrei una voce forte che mi aiutasse a raccontare anche il resto della storia, ossia il calvario che una famiglia deve affrontare quando uno dei suoi membri diventa improvvisamente paralizzato, in termini pi? tecnici, paraplegico.
    Che cosa dovrebbe fare una comune famiglia di una qualsiasi citt? non per elemosinare attenzione dai politici, non per chiedere soldi a qualche istituzione e tantomeno per far accendere qualche riflettore di uno studio televisivo, ma per far vivere un “disabile” con le stesse opportunit? di un “abile”?
    Non ? facile, ci ripetono continuamente, trovare bambini che dopo un incidente stradale cos? grave rimangano vivi: eppure, da poco si ? celebrata la giornata in memoria delle vittime della strada e le cifre dei paralizzati permanenti non erano certo di piccola entit?. E allora, dove sono questi disabili?? Dove sono le loro famiglie?? E’ possibile che nel momento in cui riusciamo a mettere in piedi un’iniziativa, uno sport per ragazzi in carrozzina, mio fratello sia l’unico bambino a presentarsi dell’intera regione Liguria? Spesso temo che le famiglie si vergognino, che si siano rassegnate a non trovare alcuno spazio dove far vivere i propri problemi se non nel silenzio delle mura domestiche.
    Le ho scritto perch? lei ? un grandissimo giornalista, io ho “solo” 22 anni ed un grande sogno, appunto quello di fare la giornalista per amplificare attraverso la mia penna la necessit? di cambiare radicalmente prospettiva per porre fine alle contraddizioni, alle storture, alle pazzie di questo mondo che, come lei insegna, rotola gi? lungo un piano sempre pi? inclinato (ma che da qualche parte si dovr? pur fermare!).
    Credo che lei mi possa dare qualche indicazione, qualche consiglio su come muovermi: a chi scrivere? A chi parlare senza trovarsi nel salotto di un Costanzo qualunque a banalizzare la propria vita pur di avere un minimo di visibilit??
    La ringrazio per l’attenzione
    Cordiali Saluti
    Elena Rosselli

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