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    20
    feb.
    2006

    ”cancerogeno”, teflon sotto accusa

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    da Anarcotico.netAttenti alla frittata Un dossier dell'Agenzia per la salute Usa conferma che la sostanza antiaderente utilizzata in padelle e pentole fa male alla salute. Nel mirino la multinazionale DuPont, accusata di aver cercato di modificare il giudizioNEW YORK L'Epa è l'agenzia governativa americana impegnata nella difesa dell'ambiente e della salute dei cittadini. E' una istituzione relativamente recente. Fondata nel 1970, ha ampi poteri che fino ad oggi ha usato con grande discrezione. Da martedì sul tavolo di Stephen Johnson, il suo presidente recentemente nominato da Bush, c'è un rapporto estremamente scottante che riguarda tutti noi consumatori occidentali. Il gruppo scientifico incaricato di testare la cancerogenicità del Teflon e dei suoi similari per gli usi domestici ha dato, purtroppo, una risposta affermativa. Per la commissione il Teflon e altri prodotti antiaderenti usati per la produzione di pentole hanno un potere cancerogeno. Il voto è stato unanime. Non solo, ma il parere coinvolge anche una serie di tessuti anti-macchia e anti-strappo. Durissima la reazione della DuPont, la principale produttrice di Teflon negli Usa. Il suo brand, la Teflon appunto, se vedesse controfirmato il rapporto dal presidente Johnson verrebbe travolto non solo per la caduta della domanda ma dalle cause che sarebbero intentate dalle associazioni dei consumatori e dai singoli cittadini. Per evitare che questo accada la multinazionale americana ha cominciato a raccogliere pareri critici nel mondo scientifico sul modo di operare da parte della commissione dell'Epa.

    Quello che emerge è che da settimane la DuPont sta facendo pressione sui sedici membri del gruppo di lavoro per evitare almeno la conclusione unanime. Non solo ma già il mese scorso il direttore delle ricerche aveva mandato una serie di osservazioni ufficiose per bloccare la procedura. La DuPont cerca discreditare il rapporto perché, tra l’altro, esso fa riferimento a precedenti studi, in particolare quelli degli anni ottanta dove sarebbe già emersa la pericolosità del Teflon, non prendendo in considerazione studi che avrebbero confutato quei lontano rapporti. Purtroppo gli studi che confutavano erano stati commissionati o redatti dalla stessa multinazionale. Durante le prime ore dopo la pubblicazione del rapporto, nonostante gli sforzi della DuPont nessuna delle grandi università americane e dei dipartimenti di tossicologia ha preso posizione. Solo professori di università minori hanno fatto sentire la propria voce, segno del grande imbarazzo che c’è in materia. Perché il rapporto diventi un indirizzo e obblighi. I legislatori ad intervenire occorre la firma del presidente dell’Epa. In molti si stanno chiedendo cosa farà Johnson, un uomo molto legato al presidente Bush. Qualcuno ha già suggerito una soluzione di compromesso: un supplemento di indagini. Si tratta di una soluzione con due rischi. Da un lato l’approvazione all’unanimità rende difficile questa via, a meno di non screditare le commissioni scientifiche dell’Epa. Dall’altro ci sono i consumatori. E c’è il partito verde che ha già minacciato di aprire una battaglia legale. E’ questa la minaccia più seria in un paese che ha già lunghi precedenti nella difesa della salute conclusasi nelle aule dei tribunali con prezzi molto salati per le imprese e per gli uffici pubblici inadempienti. CLAUDIO MEZZANZANICA Il Manifesto18/2/2006

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