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    17
    mar.
    2006

    Legge elettorale e costituzione

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    Caro Beha,La folcloristica conferenza stampa di presentazione della nuova scheda elettorale per le prossime elezioni politiche, il cosiddetto "lenzuolo", seguita alla riunione del Consiglio dei Ministri dello scorso 8 marzo, ha richiamato la mia attenzione di elettore distratto sui contenuti della legge n.° 270/2005.Tale provvedimento, almeno nei proclami del legislatore, mirava ad introdurre, modificando la previgente normativa, un sistema di tipo proporzionale con premio di maggioranza nella disciplina elettorale di Camera e Senato.

    Al di là di ogni valutazione circa le confuse formule tecniche di ripartizione dei seggi, il cui approfondimento in questa sede è inopportuno, la novella legislativa appare, fin dalle definizioni, contraddittoria. Non si vede, infatti, come possa dirsi proporzionale un sistema elettorale che, grazie al meccanismo dei premi ed in nome della governabilità, trasforma una maggioranza relativa di voti ottenuti in cabina elettorale, magari anche percentualmente esigua, in maggioranza assoluta di seggi in Parlamento.
     
    Le maggiori perplessità relative alla nuova legge elettorale scaturiscono, però, dalla constatazione che per la prima volta nel nostro ordinamento non viene consentito all’elettore, pena nullità della scheda, di esprimere il voto di preferenza, ma gli viene riconosciuta esclusivamente la facoltà di indicare il simbolo del partito o della coalizione prescelta. I nomi dei singoli deputati e senatori, saranno individuati in base alla graduatoria dei candidati, se è lecito chiamarli ancora tali, predisposta dai partiti per ogni circoscrizione elettorale prima delle elezioni.
     
    A titolo di esempio e seguendo i criteri dettati dalla nuova legge, assegnato un numero X di seggi parlamentari al partito Alfa, questi saranno occupati dai candidati che, a totale discrezione dei dirigenti di Alfa, occupano nella lista / graduatoria predetta i posti da 1 a X.
     
    In questo ambito, appare evidente come il fulcro del sistema che scaturisce dalla nuova legge elettorale, vada individuato nelle segreterie di partito. L’inclusione e la posizione occupata dal singolo nella graduatoria rispecchierà esclusivamente il suo peso specifico all’interno del partito senza che criteri quali l’onestà, la probità e la correttezza trovino spazio in questa scelta, evocando in tal modo spettri della partitocrazia più bieca che il referendum popolare del giugno 1991 sembrava aver spazzato via definitivamente.
     
    Occorre sottolineare, per amor di verità, che se è vero che la nostra Costituzione affida a norme di rango inferiore la regolamentazione dei sistemi elettorali, rimettendola in tal modo a scelte di tipo politico legittimamente legate agli interessi delle singole maggioranze di volta in volta al governo, è altrettanto vero che, nello stesso tempo, essa contempla alcuni punti fermi posti a presidio di due principi cardine della democrazia: l’elezione a suffragio universale e diretto come metodo democratico di designazione dei governanti da parte del corpo elettorale ed il vincolo di rappresentanza politica che lega il singolo membro del parlamento alla Nazione, in forza del quale gli organi di governo sono detti, appunto, rappresentativi.
     
    Detti principi sono contenuti negli articoli 56 e 58 della Costituzione, che prevedono, rispettivamente, l’elezione a suffragio universale e diretto per la Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica, e nell’articolo 67 della Costituzione, che dispone che ogni singolo membro del Parlamento rappresenti la Nazione.
     
    L’etimologia stessa della parola democrazia (governo del popolo), d’altra parte, esprime di per sé il concetto di elettività ed il necessario e continuo collegamento tra governanti e corpo elettorale che si sostanzia nella designazione diretta dei propri rappresentanti i quali, sotto il profilo della loro capacità politica di tradurre in atti legislativi i valori della comunità che li ha espressi, risulteranno essere i migliori per capacità politiche.
     
    Tornando alla recente legge di modifica del sistema elettorale, scopriamo che il voto espresso da noi elettori, come visto costituzionalmente caratterizzato dalla duplice valenza di designazione dei candidati ritenuti meritevoli di rappresentare la Nazione e di approvazione del programma politico del partito cui i candidati stessi fanno riferimento, è stato amputato della prima, e sotto il profilo democratico forse più importante, funzione.
     
    In altre parole, noi elettori non avremo più il diritto di scegliere i nostri rappresentanti, ci verrà solo chiesto di designare il partito o la coalizione vincente e, in maniera subdola, di ratificare per questa via decisioni già adottate in sedi esterne al circuito democratico concernenti i nominativi dei singoli deputati e senatori.
     
    Verrà in tal modo a crearsi, grazie al citato meccanismo del premio di maggioranza ed allo sbarramento per i partiti minori, una voragine in termini di rappresentatività democratica tra corpo elettorale ed organi elettivi sconosciuta fino ad oggi ai moderni stati democratici ed assolutamente inammissibile per la nostra Carta costituzionale.
     
    La pericolosità di tale difetto di rappresentatività in seno alle istituzioni attraverso le quali il popolo esercita la propria sovranità è ancor più evidente solo che si pensi alla congenita frammentarietà del sistema politico italiano. Laddove, infatti, dovesse rompersi l’attuale bipolarismo, frutto del vecchio sistema maggioritario, basterebbe che un partito o una coalizione ottenesse poco più del 33% dei voti per avere la certezza matematica e giuridica di governare il Paese disponendo di una maggioranza assoluta costituita da politici che, non essendo portatori di alcun consenso popolare, saranno, evidentemente, particolarmente inclini a seguire fedelmente la linea loro imposta dal partito di appartenenza.
     
    Il motivo di maggior preoccupazione per chi, come me, ha a cuore il mantenimento dei valori espressi dalla nostra Costituzione scaturisce, in realtà, dall’amara constatazione che nessuno degli esponenti politici, siano essi di governo, di opposizione o che si proclamino più o meno indipendenti, abbia fatto rilevare l’anticostituzionalità del nuovo sistema elettorale rendendosi in tal modo complice, a mio parere, di un’autoritaria ed indebita appropriazione delle prerogative democratiche del popolo italiano.
     
    Evidentemente c’è intesa bipartisan sul fatto che sia più facile e meno rischioso turarsi il naso e sottostare agli imperativi di partito che avere il coraggio di sottoporre le proprie idee politiche al vaglio degli elettori.

    Gianluca Carelli
    —————————–”Sono d’accordo. E’ esattamente così”.o.b.
    —————————–

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