• Biografia
  • articoli
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    Home > articoli > Blogger condannati e siti oscurati. la resistenza del ...
    24
    mar.
    2006

    Blogger condannati e siti oscurati. la resistenza del web alla censura

    Condividi su:   Stampa

    da Repubblica.itI navigatori: "Troppe limitazioni alla libertà di espressione"La rete solidale dice basta alle restrizioni di Cina e Pakistan"Liberate Hao Wu" è l'accorato appello dei blogger di Global Voices Online, una community di cittadini che, come il loro collega Hao, raccontano la realtà e i problemi dei loro Paesi. Difendono la libertà di espressione in rete e, nel caso specifico, chiedono la liberazione di Hao wu, blogger e regista cinese, bersaglio delle autorità di Pechino. E' soltanto un esempio di quello che a tutti gli effetti è un movimento di resistenza di internet: se la libertà si restringe, la protesta aumenta.

    La censura mette il bavaglio ai bloggers? Loro si riorganizzano e danno vita a iniziative, sempre on line. Le vie di internet sono infinite e il web utilizza modalità aggreganti e forme di comunicazione dirette e partecipative, trasformando i propri mezzi rivoluzionari in armi affilate e i suoi nodi in una rete solidale. Sotto accusa, in particolare, i regimi di Cina e Pakistan. Così accade che bloggers e sostenitori della libertà di espressione si riuniscano in comunità on line per mostrare la loro solidarietà verso i colleghi bersaglio dei governi autoritari: strumenti che spesso diventano tribune da cui lanciare vere e proprie campagne contro i censori del web. Come nel caso di Global Voices Online, appunto, una comunità del Berkman Centre for Internet & Society della Harvard Law School, che riunisce le voci, le idee e le conversazioni dei cittadini dei Paesi meno rappresentati dai media. Tutto attraverso blog, podcast, foto e video. Dalla home page di Global Voices Online è partita una campagna per la liberazione di Hao Wu, regista cinese e collaboratore per il nordest asiatico di GVO, in carcere da circa un mese: voleva girare un film-documentario sulla situazione della Chiesa cristiana, non riconosciuta dal governo di Pechino. Hao, dalle pagine di GVO, sotto la firma di Tian Yi, contribuiva a dar voce alla realtà cinese davati alla platea mondiale dei lettori. L’ultimo post sul suo blog personale Beijing or Bust è datato 22 febbraio, il giorno del suo arresto. Ma la storia di Hao è venuta alla luce solo due giorni fa, quando genitori e amici hanno capito che non si trattava di una detenzione breve. Così anche gli altri bloggers si sono uniti al coro, pubblicizzando il caso attraverso un sito internet, lo stesso mezzo tanto temuto dalla censura. Le cose non vanno meglio in Pakistan. ‘Don’t block the blog’ è il titolo di una campagna contro la censura dei blog pakistani all’indomani della pubblicazione sul alcuni siti delle vignette satiriche su Maometto: invece di oscurare i singoli siti, il governo ha preferito bloccare l’intero dominio blogspot.com. “E’ inaccettabile”, dicono gli attivisti del sito Help-Pakistan. “Tutta la comunità dei bloggers del paese condanna quest’azione ingiusta”. Nonostante la mobilitazione sul web, però, la corte suprema del Pakistan ha reiterato il bando sui siti.
     

    Argomenti:
     commenti
    Commenti
    0

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio
    Facebook