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    21
    apr.
    2006

    Perché i blog non sono più ”infiltrati” nell’informazione

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    da Repubblica.itNotizie dal mondo dei blog, molte notizie e alcune significative. Giornali e agenzie hanno ormai aperto le porte, tanto per cominciare la storica agenzia Reuters, al contenuto prodotto dai blogger. Che quindi entra nel flusso delle informazioni che arrivano ai media di tutto il mondo, alla pari di altre notizie prodotte dai giornalisti. Il Wall Street Journal si chiede se poi a fare un blog, anche se di successo, si guadagni fino a viverne bene. E qualche rapporto di ricerca (quello di Jupiter Research) comincia a insinuare il dubbio canaglia: ma poi tutto questo affare dei blog non sarà uno psicodramma tipico dei media, la sopravvalutazione dell'agitarsi mediatico di una élite tutto sommato piccola?

    Piccola èlite? Intanto l’ultimo dato che viene da Technorati è di 35,3 milioni di blog attivi nel mondo. E non sono che una frazione: per essere censiti da Technorati bisogna o registrarsi o essere segnalati dai link altrui al proprio blog. Si può perciò ragionevolmente credere che i blog attivi siano molti milioni di più.Sul piano qualitativo i blog sono alla base del successo non solo dei motori di ricerca ad essi dedicati – come Technorati, appunto – ma anche di portali che stanno letteralmente resuscitando questo “genere” internet che si credeva morto. E’ il caso di MySpace, ormai a quota 50 milioni di utenti, e risultati di immagine che rendono ragione dei 580 miloni di dollari pagari da Murdoch per acquisirlo.Ma torniamo alle notizie. Soprattutto al problema del “filtro” scelto dai media per avvicinarsi ai blog.Al caso Reuters, che per selezionare i diversi contenuti si servirà di un accordo con Global Voices (emanazione del Berkman Center for Internet and Society, una vera e propria istituzione harvardiana), si aggiunge quello Blogburst.Quest’ultimo, Blogburst, è un servizio di “syndication” di contenuto blog per media mainstream che vogliono rifornirsi senza rischio. Ridotta all’osso la funzione sia di Global Voices che di Blogburst (forziamo leggermente i termini pratici delle cose) è quella di garantire una selezione di blog affidabili per contenuto, successo e comportamento sia dei titolari che dei commentatori. Insomma come la syndacation di sceneggiati o di notiziari. Ma qui non si tratta di produrre “fiction” o news ma di governare una cosa viva.Insomma i media hanno deciso di fumare lo spinello blog, ma col filtro di chi porta all’interno dell’azienda media una competenza non nativa ma che viene acquisita dall’esterno. Crescita per acquisizione, non organica, ma comunque crescita. Ed è evidente che attraverso i flussi di Reuters l’informazione dei blogger arriverà direttamente nelle redazioni dei giornali, acquisendo, grazie al brand dell’agenzia fondata nel diciannovesimo secolo, uno statuto irreversibile di cittadinanza nel mondo dei media.Questa soluzione potrebbe non piacere a molti. Soprattutto a coloro che vedono nel blogging un’attività non del tutto riassumibile nella forma tradizionale dei media. In questa accezione il blogging è autonomo, forma dei media che compete con altre per accedere alle risorse della pubblicità, anche in concorrenza con giornali e televisioni.E’ quanto si sostiene in un dibattito – che si è svolto via posta elettronica ed è stato pubblicato – nella rubrica “Reply All” (“rispondi a tutti”) dal Wall Street Journal. Oggi molte agenzie offrono sul mercato pubblicitario anche una quota di blog inserita nel “media mix” tradizionale. Se questo è il punto di partenza la domanda è: c’è di che campare?Dal dibattito organizzato da “Reply All” risulta – lo sostiene Jason Calacanis, un imprenditore e creatore della blogosfera americana – che un blog che abbia un successo di pagine superiore a 300 mila pagine al mese può guadagnare (ma parliamo degli Usa) fra i 4 e i 15 mila dollari/mese, quindi fino a 180 mila dollari l’anno. Che come reddito non fanno poi così schifo, no? Ma bisogna essere americani e stare su quel livello di traffico. Diciamo che finora a quel livello ci arrivano dieci blog, non di più. Il resto rimane nel girone dilettanti. Per il momento va così, ma la corrente è ascensionale, lo si vede da tanti segni.
     

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