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    27
    apr.
    2006

    Sanità veneta: arresti in corso

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    Nuova iniziativa della Procura di Trento che ha fatto scattare il blitz. L’accusa: una tangente di 50mila euro al dirigente regionale Bufera sulla sanità, arrestato Toniolo Indagati per corruzione anche l’assessore  Tosi e il consigliere Bazzonidi Luigi Grimaldi Il segretario generale della sanità della Regione Veneto Franco Toniolo, 56 anni, è stato arrestato per corruzione. E due politici veronesi, l’assessore Flavio Tosi della Lega Nord e il presidente della commissione Raffaele Bazzoni di Forza Italia sono indagati per concorso nello stesso reato. È il bilancio della nuova iniziativa presa ieri dalla procura di Trento. Al centro della vicenda giudiziaria ci sono l’ex direttore della clinica Pederzoli Giuseppe Puntin e il suo biglietto «Pagati a To 50mila euro», sequestrato in occasione del suo arresto.

    È una tangente, secondo l’accusa, data a Toniolo, per far approdare all’ospedale di Zevio i posti letto destinati a Marzana e provenienti dalla dismissione della clinica Chierego Perbellini.
    Inoltre, nel registro degli indagati è stato iscritto anche il nome di un socio di Puntin, Michele Lo Russo. Quindi, quel «To» appuntato dall’ex direttore della Pederzoli, secondo il sostituto procuratore Paolo Storari, è Franco Toniolo e non Flavio Tosi. Quando fecero arrestare Puntin, i magistrati trentini ipotizzarono che potesse essere o l’uno o l’altro.
    Tosi e Toniolo reagirono dicendo di non aver avuto nulla a che fare con i soldi di Puntin. Adesso, però, quel nome gli investigatori lo danno per certo. La svolta di ieri dell’indagine sul versante della Regione Veneto fa riferimento a una storia iniziata almeno due anni fa, quando i cinquanta posti letto della clinica Chierego-Perbellini di Borgo Trento furono assegnati dalla Regione all’ospedale di Marzana con una specifica delibera. Su questa opportunità fu aperto un dibattito. Puntin e Lo Russo acquistarono l’operatività della Chierego-Perbellini e così fu avviato l’iter per portare quei posti letto riabilitativi a Zevio, ospedale dove l’ex direttore della Pederzoli ha una gestione con un contratto misto pubblico-privato. Secondo la procura, i cinquantamila euro furono pagati la scorsa primavera, proprio per orientare la scelta del trasferimento di quei posti letto a Zevio. La trattativa si trascinò fino allo scorso autunno. La guardia di finanza stava già intercettando i telefoni di Puntin, coinvolto nella vicenda della tangente pagata per l’ampliamento della clinica Solatrix di Rovereto. E così, il 21 novembre scorso, gli investigatori registrarono una conversazione telefonica tra il manager della sanità e il dirigente regionale Tiziano Martello. Secondo l’accusa, Puntin stava dettando proprio la delibera che avrebbe assegnato i posti letto a Zevio. Ma l’assessore Tosi sospese la procedura e rinviò la delibera in giunta. Era il periodo in cui il politico leghista e l’ex direttore della Pederzoli si incontravano spesso per questioni di lavoro. E, alle loro costole, c’erano gli investigatori della guardia di finanza che, dopo i pedinamenti, consegnavano le relazioni al sostituto procuratore Storari.
    Il 24 gennaio scorso, due settimane dopo l’arresto di Puntin, la Regione Veneto adottò una serie di provvedimenti in materia sanitaria. Ma sulla destinazione dei posti letto non fu presa alcuna decisione.
    Il 22 marzo scorso, un’ulteriore svolta nell’inchiesta. Il gip Marco La Ganga concesse a Puntin gli arresti domiciliari dopo che il manager aveva sostenuto un lungo interrogatorio con il pm Storari. A questo punto è possibile stabilire una connessione tra il contenuto di quel verbale e l’arresto e le perquisizioni di ieri. Per quanto riguarda Bazzoni, il nome del politico di Forza Italia era già comparso in alcuni atti giudiziari nella prima fase dell’inchiesta. Soprattutto nelle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche tra lui e Puntin. Gli investigatori della guardia di finanza sono andati contemporaneamente a cercare documenti negli uffici di Tosi e Bazzoni a Venezia e nelle loro abitazioni. L’assessore regionale alla sanità, però, ieri era a Capri per un convegno e così i finanzieri hanno potuto soltanto entrare in un garage e una cantina. L’inchiesta trentina sulla sanità del Veneto è una costola dell’indagine sui ventimila euro pagati da Puntin a Fabio Demattè, l’ex presidente del consiglio comunale di Rovereto.
    Il tribunale del riesame di Trento, dopo aver annullato le due ordinanze di custodia cautelare nei confronti del manager veronese, stabilì che la competenza territoriale dell’inchiesta vada attribuita alla procura di Verona e dispose la trasmissione degli atti giudiziari . La magistratura di Trento, però, è andata avanti sulla base di un pronunciamento della procura generale della Corte di cassazione.
    Fonte:www.larena.it
     
     

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