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    28
    apr.
    2006

    Stop ai siti di scommesse. e i provider protestano

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    da Repubblica.itI Monopoli di Stato hanno messo fuorilegge molti siti stranieri non autorizzati e chiedono agli operatori web italiani di intervenireLa protesta: "Siamo obbligati a fare i i poliziotti della Rete, non è giusto: si ledono la libertà nostra e quella degli utenti"di ALESSANDRO LONGOÈ guerra in Italia per la libertà di internet, contro lo Stato italiano che da marzo sta bloccando alcune centinaia di siti stranieri. Adesso scatta la rivolta dei provider Internet, costretti dall'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato (Aams) a impedire ai propri utenti di accedere ad alcuni siti di scommesse. Aams li considera sprovvisti di autorizzazione a servire cittadini italiani e per questo li vuole fuori dai giochi, finché non si mettono in regola. È un caso che ha fatto discutere, indicato da molti come il primo esempio notevole di censura di internet su larga scala, in Italia.

    I provider finora hanno ubbidito in silenzio agli ordini di Aams. Hanno configurato i propri servizi in modo che certi siti non fossero raggiungibili. Cosicché ora gli utenti italiani, a meno di espedienti tecnici, non possono fare scommesse e giochi d’azzardi su siti stranieri sprovvisti della concessione Aams. Ma ai provider questa azione di forza non è andata giù. La considerano una violenza alla loro libertà e a quella degli utenti italiani. La reazione, a lungo meditata, è esplosa venerdì 21 aprile: Assoprovider, associazione che rappresenta circa duecento piccole e medie aziende che forniscono accesso a internet, ha depositato ricorso al Tar del Lazio contro gli ordini di Aams. Lo racconta a Repubblica.it, Fulvio Sarzana, l’avvocato incaricato da Assoprovider di presentare ricorso. I siti che i provider sono costretti a bloccare, tra l’altro, cresce di continuo. All’inizio erano 517, ora se ne contano 553. Aams, infatti, chiede ai provider di bloccare nuovi siti man mano che ne scopre altri non autorizzati; rimuove dall’elenco, invece, quelli che si sono arresi e hanno comprato quindi la concessione da Aams. I provider disubbidienti rischiano una multa dai 30 mila ai 180 mila euro. “Ci hanno obbligato a fare i poliziotti di internet, contro siti stranieri, anche europei”, dice Sarzana. Ci sono già stati ricorsi da parte delle agenzie estere di scommesse contro l’Aams; qualche giorno fa ne è stato pure vinto uno, da Astrabet, con provvedimento d’urgenza presso la II sezione del tribunale civile di Roma. Questo di Assoprovider è però il primo ricorso fatto dai provider e in nome di un principio: la libertà degli utenti e delle aziende in internet. “I provider italiani- dice l’avvocato Sarzana- sono gli unici in Europa obbligati a non consentire l’accesso ad agenzie di scommesse britanniche o estere. L’Italia è la prima nazione occidentale ad avere imposto le restrizioni oggetti di ricorso, che sono una grave limite alla libertà di espressione su internet”. Secondo Assoprovider, ad aggravare il danno è una lacuna nel provvedimento di Aams: “non ha detto ai provider in che modo, tecnicamente, dovessero essere bloccati i siti. Allora, per sfuggire alle sanzioni, hanno dovuto applicare un filtro totale agli indirizzi IP relativi ai siti”, dice Sarzana. Così, non soltanto i servizi di scommessa online sono stati resi irraggiungibili, ma anche tutte le normali pagine del sito, dove l’utente potrebbe trovare le informazioni sull’azienda, le e-mail di contatto dei responsabili. Tutto reso inaccessibile, anche se alcuni utenti hanno già trovato l’espediente tecnico (configurando in modo particolare il sistema operativo) per aggirare il blocco dell’IP. A maggiore ragione, per Assoprovider conta difendere una questione di principio, “che se venisse meno farebbe fare all’Italia passi avanti verso una società dittatoriale. Sono in gioco due libertà. Quella di espressione su Internet e quella dei provider di fare il proprio mestiere senza dover sottostare a gravose responsabilità e a pressioni coercitive”. “L’imposizione di filtri su internet non è una cosa buona per un Paese democratico- aggiunge. A dimostrazione di ciò, negli Stati Uniti è stata vietata, da una decisione della Corte Suprema nel 2004, perché violava la libertà di espressione”. Assoprovider dà forza alle proprie ragioni facendo riferimento al Codice europeo delle Comunicazioni Elettroniche. Come scritto nel ricorso, il provvedimento di Aams viola le garanzie e le libertà indicate dagli articoli tre e quattro. Tra l’altro, “la libertà delle persone nell’uso dei mezzi di comunicazione elettronica; il

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    diritto di iniziativa economica ed il suo esercizio in regime di concorrenza” e il fatto che “la fornitura di reti e servizi di comunicazione elettronica, che è di preminente interesse generale, è libera”, si legge nel ricorso. Nelle prossime settimane sarà discusso il ricorso di Assoprovider. Probabilmente a maggio sarà affrontata la cosiddetta “sospensiva”, inclusa nel ricorso; se dovesse essere vinta da Assoprovider il blocco di quei siti sarà sospeso fino al termine del procedimento.    

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