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    11
    mag.
    2006

    Il lato oscuro della gea

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    Caro Oliviero Beha,in questi giorni giornali e televisioni hanno riportato notizie sulla Gea World, dopo gli avvisi di garanzia e le intercettazioni.Tre anni fa, io e Salvatore Napolitano ne avevamo già parlato in un'inchiesta in tre puntate per Il Manifesto e nel febbraio 2004 nel nostro libro "Il pallone nel burrone" edito da Editori Riuniti. Ho anche notato che alcuni quotidiani hanno ripreso identicamente le notizie che tu leggerai negli articoli che ti allego.Per carità, non voglio dire "l'avevamo detto prima noi" o "ci hanno rubato le nostre notizie": la verità è che i quotidiani hanno pubblicato nei giorni scorsi fatti già vecchi di tre anni.Se vuoi pubblicare le tre puntate sul tuo sito, sarebbe cosa molto gradita. Ti ringrazio molto per l'attenzione.Cordiali salutiMarco Liguori

    Da Il Manifesto
    Venerdì 11 luglio 2003
     
    Il lato oscuro della Gea
     
    E’ l’accolita dei «figli di papà», controlla 150 assistiti tra giocatori e allenatori di serie A e B e può contare su un socio occulto che ha suscitato l’interesse di deputati e senatori. Un’inchiesta sull’ingarbugliato conflitto d’interessi della più nota società di procuratori del calcio italiano.
     
    MARCO LIGUORI
    SALVATORE NAPOLITANO
     
    C’è anche un socio occulto ad aggravare l’impenetrabile mistero della Gea World, la più nota e vorace società di procuratori del calcio italiano, comunemente definita come l’accolita dei «figli di papà». Il socio che si ammanta di mistero e che no ha alcuna intenzione di uscire allo scoperto, si protegge dietro una fiduciaria della Banca di Roma: la Romafides. E’ un socio importante, che fa parte della Gea dall’origine, datata ottobre 2001. E’ una circostanza ben strana per chi vive di cura dell’immagine e di consulenza nell’ipertelevisivo mondo del pallone. E quale può essere questo inconfessabile segreto da tenere celato, quando ciascuno degli altri soci della Gea si mostra senza problemi, nonostante gli intrecci evidenti con i genitori famosi e impegnati ai vertici del calcio? Si parla di Alessandro Moggi, figlio di Luciano, direttore generale della Juventus. Di Andrea Cragnotti, figlio di Sergio, ex presidente della Lazio. Di Chiara Geronzi, primogenita di Cesare, numero uno di Capitalia, il gruppo bancario che tiene forzosamente in piedi la Lazio e che ha importanti rapporti anche con Perugia, Parma e Roma. Di Francesca Tanzi, figlia di Calisto, numero uno di Parmalat e Parma, nonché membro del consiglio di amministrazione della stessa Capitalia. E di Riccardo Calleri, figlio di Gian Marco, ex presidente di Lazio e Torino. E allora perché un socio protetto? La domanda ha travalicato ormai i salotti ovattati del calcio e interessa la politica. E’ dal 13 novembre 2002 che attende risposta l’interpellanza presentata dai due senatori leghisti Piergiorgio Stiffoni e Francesco Tirelli ai ministri dei Beni e attività culturali, Giuliano Urbani, e dell’Economia e finanze, Giulio Tremonti. Nell’incartamento, che giace sommerso dalla polvere negli archivi del Senato, si chiede se i ministri «non ritengano che una società come la Gea World abbia, volendo, la possibilità di interferire sulle partite del calcio professionistico». Nell’interrogazione si ricorda il lungo elenco dei figli famosi che controllano la Gea, e si aggiunge che vi lavorano anche Giuseppe De Mita, figlio dell’ex segretario Dc, Ciriaco, ed ex addetto stampa della Lazio, e Davide Lippi, figlio di Marcello, allenatore della Juventus. Ma si avanza altresì il dubbio che la Gea abbia «probabilmente avuto quale fondatore anche il figlio del presidente della Federcalcio», Franco Carraro: è proprio il mistero di Romafides. Se ci sia davvero suo figlio Luigi dietro la fiduciaria non è dato saperlo. Scorrendone la composizione, rilevabile dai documenti depositati presso la Camera di Commercio, salta evidente all’occhio il socio occulto. Gli azionisti della Gea sono tre: le due società Football Management e General Athletic, ciascuna al 45%, e Riccardo Calleri al 10%. A sua volta, la Football Management è controllata al 60% da Alessandro Moggi. Della General Athletic, Andrea Cragnotti, Francesca Tanzi e Chiara Geronzi detengono ciascuno il 20%.
     
    Il restante 40% è in mano a Romafides. Insomma, il segreto resta ben tenuto nelle stanze dell’istituto capitolino. Ma l’acuirsi delle preoccupazioni per i tanti intrecci calcistici, finanziari e familiari della Gea non ha scosso i piani alti della Federcalcio. Il problema del conflitto di interessi dei suoi uomini è stato rapidamente risolto con un semplice stratagemma: basta che l’atleta firmi un modulo nel quale sostiene di esserne a conoscenza. Non sarebbe un problema di poco conto: infatti, nonostante la lista completa dei calciatori e degli allenatori dei quali la Gea detiene la procura sia tenuta gelosamente nascosta, in barba alla trasparenza, si parla di circa 150 assistiti tra calciatori e allenatori di serie A e B. Ma i tentacoli si stanno rapidamente allungando anche nei campionati minori e nei settori giovanili. Circa l’estemporanea soluzione, è utile ricordare che Franco Carraro, oltre a essere il presidente federale, è anche il numero uno di MCC, banca d’affari posseduta dal gruppo Capitalia. C’è un particolare aggiuntivo che ha probabilmente consigliato a Urbani e Tremonti di glissare sulla questione. Dallo scorso dicembre, Capitalia ha ceduto il 20,1% di MCC a diversi grandi gruppi: il 3% è detenuto adesso dalla Fininvest. Un garbuglio simile è difficile a vedersi: nella stessa barca navigano Berlusconi, Carraro, Geronzi, Moggi, Tanzi e i loro uomini. Anche un gruppo di 39 deputati del centro-sinistra ha presentato, il 2 luglio scorso, un’interpellanza al ministro Urbani sui vari conflitti di interesse del mondo del calcio: da Carraro a Galliani, includendo la Gea. Doveva essere discussa ieri alla Camera, ma è stata rinviata alla prossima settimana. In caso di risposte insoddisfacenti dell’esecutivo c’è già l’intenzione di ricorrere alle Autorità garanti della concorrenza.
     
    (fine 1^ puntata)
     
    L’argento di famiglia
     
    Seconda puntata dell’inchiesta sulla Gea World. Il conflitto d’interessi tra padri illustri e rampolli arrivisti ha mille volti, come per l’affitto della sede di vicolo Barberini o per la misteriosa fiduciaria Romafides. E intanto sembra imminente l’arrivo di De Mita junior per ulteriori intrecci calcistici, finanziari e familiari.
     
    MARCO LIGUORI
    SALVATORE NAPOLITANO
     
    «Papà, me lo dai l’appartamento?». E’ una frase ricorrente in molte famiglie benestanti. Se il rampollo ha bisogno, un piccolo aiuto non gli si può negare. Nel nostro caso, la famiglia in questione è composta da un padre e da una figlia, i cui nomi sono molto noti e influenti: l’uno è Cesare Geronzi, presidente del gruppo Capitalia, a cui fa capo anche la Banca di Roma. L’altra è la primogenita Chiara, giornalista del Tg5. L’appartamento si trova in una zona centralissima della Capitale: è infatti al secondo piano del numero 35 di vicolo Barberini. E’ davvero molto spazioso: circa 180 metri quadrati, suddivisi tra salone pranzo, due camere, cucina e doppi servizi. L’episodio risale alla metà di gennaio del 2001. La Gea World sarebbe nata soltanto qualche mese dopo, ad ottobre, ma erano già operative le due società che le avrebbero dato vita: la Football Management di Alessandro Moggi, figlio di Luciano, direttore generale della Juventus, nata nel 1994, e la General Athletic, fondata nell’ottobre 2000, controllata al 20% ciascuno da Andrea Cragnotti (figlio di Sergio), Francesca Tanzi (figlia di Calisto) e Chiara Geronzi, e al 40% dalla fiduciaria del gruppo Capitalia, Romafides, schermo per il socio occulto che è da tempo oggetto di curiosità anche in Parlamento. La General Athletic era alla ricerca di una sede sociale per cominciare la propria attività: l’appartamento di vicolo Barberini sembrava perfetto. Anche perché il suo proprietario era la Banca di Roma. Ma non sarebbe stato elegante un passaggio diretto tra padre e figlia: a quel tempo, infatti, Chiara Geronzi era presidente del consiglio di amministrazione della General Athletic. Meglio cancellare qualche traccia: la soluzione fu rapidamente trovata. A dare in affitto l’abitazione fu la Cornice Immobiliare, mandataria dell’istituto presieduto da Cesare Geronzi. A firmare il contratto come conduttore fu Tommaso Cellini, all’epoca fresco ex-direttore marketing della Lazio, che aveva ricevuto un mandato speciale dalla stessa Chiara Geronzi per concludere l’affare. Ma il colpo di genio fu nel concedere i locali per uso abitativo: un modo per fissare un canone più vantaggioso per l’affittuario. Non solo, ma nell’articolo 3 del contratto di affitto è stato reso esplicito il «divieto al conduttore di qualsiasi diversa destinazione anche parziale o temporanea dell’unità immobiliare locata».
     
    Dunque, un bell’affare per la General Athletic, molto di meno per la Banca di Roma, che ha affittato un immobile di prestigio ad un canone annuo di poco più di 43 milioni e mezzo di vecchie lire: appena 20.355 mensili al metro quadro. Non c’è che dire: davanti ai bisogni della figlia, gli interessi degli azionisti passano in second’ordine. Anche in questa operazione c’è la conferma del nodo inestricabile che lega insieme Banca di Roma, Parmalat, Lazio e Juventus. Quell’appartamento, ben lungi dall’aver ospitato la famiglia Cellini, è diventato la sede della General Athletic. E adesso lo è della Gea. A proposito della quale c’è da osservare che sono in corso manovre farraginose per far scomparire il convitato di pietra, ossia Romafides, la fiduciaria dietro la quale si cela dall’origine il socio misterioso. Il presidente della Gea Alessandro Moggi ha detto con sicurezza che «non esiste nessuna fiduciaria». Ma la pratica con la quale la società avrebbe annunciato il cambio dell’assetto proprietario è stata formalmente sospesa. C’è infatti un documento di troppo. In uno l’elenco dei soci è rimasto invariato, nell’altro è scomparsa Romafides. Insomma, trattandosi di Gea, si potrebbe parlare a ragion veduta di un conflitto di interessi tra documenti.
     
    Non si sa bene come finirà questa sorta di gioco delle tre tavolette: tra le ipotesi più verosimili ci sono l’ingresso di Giuseppe De Mita, figlio di Ciriaco e attuale direttore generale, che diventerebbe anche socio a tutti gli effetti.
     
     
    (fine 2^ puntata)
     
     
    Domenica 21 dicembre 2003 – 3^ puntata
     
    I misteri «gialloblù» della Gea
     
    Negli ultimi mesi l’azionariato della società di procuratori più discussa d’Italia è cambiato: sono usciti Andrea Cragnotti, Francesca Tanzi e un socio misterioso e sono entrati il direttore generale della Lazio, Giuseppe De Mita, e Oreste Luciani, sindaco del Parma calcio, legato a doppio filo alla famiglia Tanzi. Il conflitto d’interessi dell’accolita dei figli famosi resta sul tavolo.
     
    MARCO LIGUORI
    SALVATORE NAPOLITANO
     
    Da pochi mesi la famiglia Tanzi, al centro della crisi che ha coinvolto la Parmalat, sembra essere uscita dall’azionariato della Gea: ma è proprio così? Il dubbio è più che lecito e gira intorno alla figura di un socio subentrato da pochi mesi: Oreste Luciani. E’ un nome sconosciuto agli addetti ai lavori del calcio, ma è un professionista molto famoso, dal momento che è sindaco di numerose società. Qualcuna di esse versa peraltro in cattive condizioni, come la Gandalf, dove ricopre l’incarico di presidente del collegio sindacale: è una piccola compagnia aerea, quotata al Nuovo Mercato di Piazza Affari, il cui bilancio 2002, agli inizi di dicembre, è stato impugnato dalla Consob, la commissione di controllo delle società di Borsa, davanti al Tribunale. Che cosa ci fa dunque uno come Luciani nel variegato mondo del pallone? Per capire meglio la questione, occorre fare un passo all’indietro. La Gea è una famosa società di procuratori, che controlla circa 150 tra giocatori e allenatori di serie A e B, ed è etichettata come un’accolita di pargoli celebri. E’ nata nell’ottobre 2001, il suo presidente è Alessandro Moggi, figlio del direttore generale della Juventus, Luciano, ed i suoi azionisti alla pari sono la Football Management e la General Athletic, che detengono ciascuna il 45%. Il restante 10% è nelle mani di Riccardo Calleri, figlio dell’ex presidente di Torino e Lazio, Gian Marco. A sua volta, la Football Management è posseduta per il 60% dallo stesso Alessandro Moggi e per il 40% da Francesco Zavaglia. L’azionariato della General Athletic è stato invece una lunga fonte di misteri. E continua ad esserlo: fino all’aprile 2003, il 60% era suddiviso in parti uguali tra Chiara Geronzi, giornalista del Tg5 e figlia del numero uno della galassia bancaria Capitalia, Cesare, Andrea Cragnotti, figlio di Sergio, ex numero uno della Cirio e della Lazio, e Francesca Tanzi, figlia di Calisto, fino all’altro ieri presidente del gruppo Parmalat. L’altro 40% era in mano ad una fiduciaria di Capitalia: la Romafides. Quale irriferibile segreto celava il socio che si è sempre voluto mimetizzare dietro lo schermo della fiduciaria?
     
    Nessuno dei figli famosi aveva ritenuto necessario nascondersi, nonostante gli intrecci evidenti con i padri, ed i relativi conflitti di interesse: ma un socio sì. Nemmeno alcune interpellanze parlamentari, sia della Lega che dell’Ulivo, sono riuscite a far luce sulla vicenda. Da fine aprile, l’azionariato è cambiato. Il piccolo colpo di scena ha mandato in tilt anche la Camera di Commercio, perché la General Athletic aveva presentato due documenti contrapposti: in uno si sosteneva che i soci fossero gli stessi, nell’altro che fossero cambiati. Sciolto il dilemma, la nuova composizione azionaria della società vede la scomparsa di Romafides e del suo mistero, di Andrea Cragnotti e di Francesca Tanzi: al loro posto, Chiara Geronzi, che ha incrementato la sua quota al 46%, e tre neo-entrati. Giuseppe De Mita ha il 26%, ma era già consigliere della Gea: tutttavia, il figlio dell’ex segretario democristiano, Ciriaco, resta contemporaneamente direttore generale della Lazio, nonostante l’evidente conflitto di interessi. Riccardo Calleri ha il 2% e proprio Oreste Luciani ha il 26%: egli era fra l’altro già consigliere della General Athletic. Ma i suoi legami con la famiglia Tanzi sono più d’uno: a cominciare da quello evidentissimo nella Chiori s.r.l., che ha sede a Parma, dove Luciani è socio insieme a Francesca Tanzi. Egli ne detiene il 49%, mentre la figlia di Calisto il 51%. Di questa società, Luciani è anche l’amministratore unico. I conti della Chiori non brillano affatto: essa ha un capitale sociale di 21mila euro, e svolge, o almeno dovrebbe in base alle dichiarazioni allegate al bilancio, attività di acquisto, detenzione, vendita e gestione di partecipazioni in altre società. Ma non c’è traccia di dinamismo nell’operatività: l’unico pacchetto detenuto è quello di controllo della Valorizzazioni Turistiche s.r.l., che non ha distribuito dividendi né durante il 2001 e neppure nel 2002.
     
    Morale della favola, la Chiori ha chiuso entrambi gli esercizi senza incamerare un solo euro di fatturato. E ha totalizzato piccole perdite, pari rispettivamente a 2.063 e a 1.453 euro. Ma Luciani non è solo socio con la Tanzi junior, ma è anche sindaco di diverse società del gruppo Parmalat: del Parma Calcio, della Panna Elena C.P.C., della Saral s.r.l., della Streglio Spa e della Interlatte Spa. Dulcis in fundo, le attività ricreative: Luciani e Calisto Tanzi sono tra i numerosi soci di un circolo esclusivo, il La Rocca Golf. Chissà se si saranno mai sfidati a chi fa buche con il minor numero di colpi: e soprattutto sarebbe interessante sapere chi ha vinto.
      
    (fine 3^ puntata)
     

     
     
     
     
     

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