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    15
    mag.
    2006

    Italia, giro di vite sulle aste online

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    da Punto InformaticoUna prima operazione identifica 20 venditori web che attraverso i siti d'aste piazzavano tonnellate di materiale pirata, musica nel modo specifico. Scattate perquisizioni e denunce. I compratori ora rischiano pesanti multe Roma - Sono venti gli indagati di quella che si profila come una delle più importanti operazioni della Guardia di Finanza contro l'uso abusivo dei sistemi di aste online: si tratta di persone che si ritiene abbiano sfruttato i meccanismi di vendita di uno dei più celebri siti del settore per piazzare grandi quantità di materiale pirata . Un intervento che risponde per molti versi alle infinite sollecitazioni che da lungo tempo provengono dai "venditori onesti", che si vedono sottrarre opportunità di business e redditività proprio da questi abusi, peraltro diffusissimi.I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Udine, sotto il coordinamento di Lorenzo Del Giudice della Procura della Repubblica del capoluogo friulano, hanno provveduto a monitorare e analizzare una gran quantità di aste pubblicate su quel sito, che non viene nominato esplicitamente nelle notizie diffuse alla stampa. Un'analisi che ha rilevato la presenza di decine di migliaia di vendite del tutto legittime ma anche di un certo numero di operazioni frutto di pirateria.

    Con la collaborazione tecnica della FPM – Federazione contro la pirateria musicale , le Fiamme Gialle hanno quindi rilevato che moltissime aste, pubblicate da quelle venti persone, erano studiate per spacciare CD e DVD masterizzati illegalmente. Un’operazione non facile, si legge in una nota diramata nelle scorse ore, vista la difficoltà “di instaurare precise procedure di identificazione in un mercato mondiale quale quello in web con acquirenti e venditori anche di diversi Paesi di provenienza”. Come in tutte le aste di questo tipo, e ben lo sanno i frequentatori di siti come eBay.it o Qxl.it , i pagamenti della merce contraffatta avvenivano con carta di credito o con altri sistemi di pagamento che, mediante opportune indagini, hanno consentito agli inquirenti di risalire all’identità dei venti venditori italiani . Da qui, su richiesta dell’autorità giudiziaria, sono partite le perquisizioni nelle loro abitazioni dove, riferisce la GdF, è stato sequestrato un ingente quantitativo di materiale hardware e software. Si parla di decine di computer e masterizzatori nonché migliaia di supporti magnetici e altri dispositivi che contenevano illegalmente grandi quantità di file. Dall’analisi di questo materiale – spiegano le Fiamme Gialle – sono state accertate plurime duplicazioni illecite di programmi video, audio, applicativi e ludici coperti dal diritto d’autore”. È stato anche specificato che, sebbene molti di questi file fossero frutto di una duplicazione illegale dei supporti originali, una parte consistente proveniva dal download effettuato via Internet e in particolare sulle reti peer-to-peer . Non a caso, tra i materiali sequestrati figurano anche crack software e altri strumenti impiegati specificamente per la riproduzione illegale di contenuti protetti. Ad aggravare la posizione degli indagati il fatto che tra i materiali sequestrati siano stati rinvenuti anche film tuttora in programmazione nelle sale cinematografiche nonché compilation musicali recentemente poste in commercio. Per le loro violazioni, a queste venti persone sono contestati numerosi diversi reati : si va dalla violazione del diritto d’autore alla cessione di materiale contraffatto fino a quello della ricettazione. A corredo del tutto evidentemente anche l’aspetto illegale delle transazioni economiche effettuate in nero. Uno degli aspetti più importanti dell’iniziativa, destinato a suscitare notevole attenzione, è il fatto che gli inquirenti stiano procedendo a vagliare anche la posizione degli acquirenti del materiale illegale . Le violazioni, che dovranno essere accertate caso per caso, potrebbero portare a sanzioni amministrative fino a 10mila euro . Il blitz della GdF, che ha già ricevuto l’applauso di FIMI – Federazione dell’industria musicale italiana , difficilmente rimarrà isolato: chi frequenta abitualmente i siti d’aste si trova spesso a dover fare i conti con inserzioni più o meno palesemente illegali. Ciò si deve al fatto che per diventare “venditori” nei più conosciuti negozi di aste sia sufficiente creare account di accesso che possono essere composti anche di dati fasulli, un problema peraltro diffusissimo per la quasi totalità dei servizi web aperti a tutti. Va detto che l’attenzione delle major per quanto avviene sui siti d’aste non ha fatto che crescere in questi anni, vista anche l’esplosione di queste attività su web . Lo scorso dicembre alzò molta attenzione l’operazione con cui Microsoft riuscì a sgominare una organizzazione criminale capace di sfruttare eBay per smerciare grandi quantità di software illegalmente riprodotto. Anche per questo il rapporto tra industria dei contenuti e siti d’aste si è spesso rivelato burrascoso, con specifici picchi di animosità dovuti anche ad iniziative legislative non sempre avvedute . Il tutto condito dalle pressioni di quei produttori che temono che il meccanismo delle aste si sottragga sostanzialmente ad ogni vero controllo , un timore che operazioni come quella appena condotta dalla GdF, però, tendono a smentire.
     
     

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