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    15
    mag.
    2006

    La p3 del pallone

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    L’industria del giocattolo (infangato) ha preparato la prima trappola nella palude :  e il presidente del Consiglio in pectore ci è scivolato dentro. Come chiosare altrimenti lo slittamento di Prodi sul nome di Gianni Letta come Commissario per la derelitta Federcalcio? Escluso che a suggerirlo sia stato Berlusconi-malgrado il Milan appena “nominato” nell’inchiesta-che certo non è così tapino da proporre il suo Mazzarino prima per il Quirinale e poi per gli stadi,  essendo poi Giuliano Ferrara culturalmente poco rotondologico, la supposizione è che gli sia arrivata voce dalla sua stessa parte politica, da qualcuno direttamente interessato a contenere la portata di Moggiopoli. Incautamente il Professore, che all’evidenza pare ancora sottovalutare sia l’ignominia della vicenda sia il suo impatto sociopolitico, avrà pensato di far bene.

    Non conosce l’industria del giocattolo calcio, né la mentalità e neppure il codice etico degli operatori del settore. Per tutti o quasi il funzionamento del giocattolo anche con la molla rotta, anche immerso per metà nello Stige,  viene prima di ogni altra cosa. Non c’è fango che tenga. Lo hanno dimostrato in una generazione abbondante di nequizie. Ma che ne sa Prodi, che si è occupato d’altro finora ? Forse farebbe bene a pesare i consigli, e ce ne accorgeremo dal nome reale del Rigeneratore federale, dopo il declino di Letta. E’ vero che la scelta passa per il Coni, ma se il prossimo inquilino di Palazzo Chigi si facesse spiegare bene come la storia e la cronaca della Federazione delle federazioni(alias il Coni, appunto) si siano intrecciate a quelle della sua figlia principale, la Federcalcio, ne evincerebbe che ci vuole qualcuno non compromesso con nessuno dei due poteri in questione. In più, deve essere un nome forte e credibile.
     
    Ricordiamo che quando il più noto fiscalista italiano insieme a Tremonti…, cioè Victor Uckmar, si occupò di Federcalcio, se ne scappò con parole di fuoco contro la palude. La “palude” in gergo attuale è mia, le parole di fuoco nei confronti del Baraccone furono sue, e agli atti, nemmeno tanto più leggere del linguaggio usato ora dalle Procure. Senza prove di illegalità, allora. Ma due giorni fa in Via Allegri c’erano i carabinieri, temo con un ritardo generazionale. Quindi auguri a Prodi, e un bel test per il nuovo governo dopo la scivolata in palude di cui sopra.
     
    Oggi scende in campo Jonesco per l’ultima di campionato: ma sì, basta mischiare le dichiarazioni di giocatori, tecnici e dirigenti nelle due vicende, il calcio truccato e quello giocato, per averne un teatro dell’assurdo di rara intensità. Giocheranno, vinceranno, perderanno senza senso, con arbitri imberbi per esclusione (degli indagati), e una classifica tutta da reinventare. Nello sconcerto, e negli sconcerti, dei tifosi in attesa dei risultati, ma degli interrogatori. Sono passate solo due settimane dalle polemiche su Siena-Juventus e la Gea, che fecero titolare qui “L’assassino è il maggiordomo” su Moggi e c.  nell’acquiescenza ancora pressoché unanime degli occhiuti commentatori, e sembra un secolo fa:  è una domenica piena di fantasmi, e già questa è una ferita profonda difficile da risanare. E’ tutto irreale, proprio perché sembra invece realissimo, scorrendo le intercettazioni. Era un film, spacciato per un’overdose di pathos da stadio. Una recita su cui scommettere, almeno per qualcuno. Ne risentirà per forza il nostro immaginario, così renitente a mettere in discussione il pallone infangato anche di fronte all’evidenza.
     
    Questo gli industriali del giocattolo rotondo lo sanno. E lo temono. E in attesa degli interrogatori in Procura, dell’esito delle inchieste sulle scomesse, dell’efficienza delle indagini federali appunto consequenziali alla qualità e al peso politico del Commissario e di una eventuale Commissione parlamentare al riguardo, si stanno riorganizzando. Come?  Semplice: ormai giornali, radio e tv sventagliano la “Tangentopoli del calcio”? E allora via, basta obiettare che oggi la società italiana è quello che è implicitamente o esplicitamente per responsabilità dei giudici di “Mani pulite”. Spostata l’attenzione dai ladri e dai delinquenti ai magistrati, nelle note a margine di questo sesquipedale scandalo si può provare con i fumogeni da talk-show.
     
    L’ho misurato l’altra sera in una trasmissione in cui ho avuto la fortuna di dialogare con Giampiero Mughini. Una fortuna, sì, perché è “solo” juventino e nella palude calcistica mi risulta specchiato nei comportamenti,  facilitato magari dal non farne parte abitualmente se non per un indotto professionale che gli richiede appena di essere com’è, una specie di contemporaneo “trovatore con monili” sulle note bianconere di cui promuove la parte onirica. Beh, da lui le intercettazioni sono trattate alla stregua di un fastidio del sogno, trasformato in un principio di incubo. E siccome –cr. Shakespeare-gli uomini sono fatti della stessa stoffa dei sogni, ecco le falangi di juventini seguirlo su questa strada. Di rimozione.
     
    La stessa imboccata a Matrix, con Mentana e Diego Della Valle incerti solo sulla persona del pronome da usare nel parlarsi:  l’ex juventino, ex parlamentare, ex presidente del Genoa e commentatore tv, Massimo Mauro, mentre il proprietario della Fiorentina tradiva imbarazzo e contraddizioni rimarcate da Di Pietro e impanate dal conduttore,  se l’è cavata con un “tutti sapevano tutto, alzi la mano chi…” di craxiana memoria. Non per un “tutti dentro”, appunto, ma per “un liberi tutti”, giocosa combinazione con il sogno di Mughini.
     
    E l’elenco potrebbe continuare. Chiedi giustizia, e sei immediatamente un giustizialista, condannato senza prove a carico, ma tu, non gli implicati in Moggiopoli. E poiché di soldi ne sono girati e ne sono in ballo tanti, siamo forse autorizzati a dedurne che la contraerea dell’industria del giocattolo infangato passi per sogni, analogie craxiane e chiamata alle armi in extremis, per un ultimo sforzo a difesa del Giocattolone. Si finge di non sapere “fanciullescamente”, oppure perché conviene. Come è convenuto finora. E infatti la “cupola” in questione non è solo quell’organigramma penalmente rilevante rischiarato dai giudici:  la situazione è diventata sempre più pesante perché attorno ai delinquenti, se tali il processo stabilirà che sono-e non mi riferisco a quello di Biscardi trasferito da Roma a Napoli…-, da sempre si è materializzata una vischiosità di tipo natalizio, ma emulsionata per tutto l’anno, che ha permesso questo precipizio dell’etica e della deontologia professionale.
     
    Un giornalista che gode sentendo Moggi al telefono raccontare di come ha “sequestrato” l’arbitro Paparesta non commette un reato, e anzi conforta il sogno di Mughini e l’immunità colpevole di Mauro, ma polverizza il senso del suo e del nostro lavoro. Sì, già li sento un po’ tutti scherzare a mo’ di caserma sulla “goliardata” fatta a Paparesta. Qualcuno scherza gratis, altri scherzano ricompensati anche  solo con la simulazione di un potere riconosciuto che in realtà non hanno. Sono camerieri, e almeno in parte lo ignorano.
     
    Con questo non si vuol togliere lavoro ai magistrati. Per Moggi e gli altri ci vogliono loro, a quanto pare. Ed è vero che questa corsa a prenderne le distanze ora mentre franano, dopo anni di culo e camicia, misura la pochezza umana di molti. Se il Licio della P3 pallonara li gratificava disprezzandoli prima, lo farà a maggior ragione oggi. Ma è proprio questo il punto:  il tentativo è quello di serrare le fila, specie in pubblico, nel processo mediatico. L’industria del giocattolo non teme oggi il fango nel pallone, che ben conosceva, ma piuttosto che gli portino via il giocattolo,  che finisca in altre mani. Le mani dei questuanti in attesa, dei viceMoggi che oggi dicono “ripuliamo il calcio”ma firmerebbero tacitamente per stare domani al posto di Licio. Del Licio di due settimane fa, certo, possibilmente evitando gli stessi strascichi…Sembra una visione fosca. E’ esattamente il contrario. E’ realistica, se si guarda a come siamo ridotti oggi nell’Italia che ha rimosso la Tangentopoli originale e l’ha “richiamata” onomasticamente sul proprio computer mediatico solo per definire le imprese di Moggi. E’ realistica, perché per un Carraro che dice pubblicamente “sono sereno, sono stato indagato spesso, ma non mi hanno trovato nulla” (confrontare parole e tono con quelle delle intercettazioni) e un De Santis cancellato dai Mondiali che si doleva del “massacro dei giornali” nei suoi confronti, non parlano solo le telefonate, ma un passato che non passa, di storie brutte per l’arbitro e paludose per il dirigente di tutto. Diceva bene ieri qui Antonio Padellaro:  la catarsi di Moggiopoli e i Mondiali di dopodomani sono una grande occasione per tutti, a partire dal nuovo governo. Ma attenzione a non sbagliare mosse:  il calcio è una vetrina e un amplificatore, un propellente inarrivabile di immagine e una spada di Damocle morale ed umorale (oltre che penale), nel Paese senza ritegno dei Moggi, della stampa alla Moggi e delle foto dei feti sui giornali…Della palude senza il caimano, ma con i caimani.
     

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