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    15
    mag.
    2006

    Come se niente fosse

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    Le intercettazioni non esistono: le Procure hanno scherzato, e oggi o al massimo domani la verità processuale dirà che siamo su “Scherzi a parte”. Quindi ieri il mondo del calcio, alias l’industria corrotta del giocattolo, ha solo anticipato la fine di uno stupido incubo, che rischiava di rovinare la digestione domenicale del popolo italiano. Se è così, si spiega tutto con l’aggiunta grave che chi scrive è un indemoniato prevenuto (e non post-venuto, come sembrava…)e questo giornale e gli altri media intonati sono vittime di un equivoco giustizialista da strapazzo, con furori, paturnie e magari furbizia mercantile, per vendere la merce dell’indignazione. Fasulla.

    Se è così ha ragione Capello, che scende dalla luna delle telefonate intercettate per raccontarci che la Juve è in testa meritatamente dal secolo scorso e di conseguenza ha vinto sul campo l’ennesimo scudetto. Se è così hanno ragione le falangi juventine scese su Bari, a imbandierare il San Nicola con i due colori, mettendo anche nero su bianco la stima,  l’affetto e la gratitudine per la Triade occidentale sotto processo. Anche degli striscioni degli altri stadi. Se è così ha ragione Galliani ad esultare per il rigore vincente del Milan, con una partecipazione emotiva e attorale di un pelo superiore a quella di Manchester, causa sempre rigore ma di Shevchenko nella finale (contro la Juventus) di Champions. Se è così ha ragione Berlusconi a voltarsi per non voler vedere l’eventuale errore del suo rigorista: ma allora ha torto,  contraddicendosi nel profondo lui che ha sempre una parola sola anche per se stesso,  nel richiedere indietro due scudetti per il Milan, e possibilmente una vittoria alle ultime elezioni pilotate magistralmente da Moggi al telefono con gli scrutatori dei seggi.
    Se è così ha ragione il management della Fiorentina, a partire naturalmente dai Della Valle brothers, osannati dai tifosi accorsi in flotta a Verona per festeggiare l’approdo in Champions League. Ventimila tra treni e autostrada del Brennero, a fuoriuscire dagli autogrill viola di passione che gli han  fatto credere “premiata”, e qualcuno tra loro anche in campo per un’invasione modello “vecchi tempi” o “come se”.
     
    Se è così va apprezzato senza riserve l’atteggiamento di Carraro in tv, sotto le forche caudine dell’Annunziata (è tutta materia sannitica…), che con equilibrio siderale ha confermato che lui “ di più, per mettere a fuoco la Gea (dei fgli di, ndr), proprio non poteva fare”. E se è così, infine,  ha ragione quella parte quantitativamente rilevante-almeno a naso…-di italiani calciofili o simpatizzanti, fino alle frange peggiori del tifo pagate dai club, disposta a tutto ieri pur di “sentir parlare del calcio vero, del calcio giocato”. E come loro, hanno ragione da vendere -dopo averne comprata per anni…- quel nugolo di giornalisti che trattavano ieri in tv Capello “come se “ non fosse accaduto nulla, e le intercettazioni fossero state dissolte dal Genio della lampada di Aladino.
     
    Ma allora perché il mio buon Moggi si è presentato umido davanti alla telecamere per dire “lascio, questo non è più il mio mondo”, gettando occhiate da cane bastonato nella chiesa officiante del pallone, cioè uno studio televisivo? Perché, se non è vero niente? Perché ha rischiato,  ieri nella domenica della pochade, di essere forse l’unica faccia reale nel teatrino, insieme a Del Piero che continua a essere realissimo e rispettabilissimo nel suo aplomb professionale (sarebbe stato contento l’Avvocato del suo Pinturicchio, in campo e fuori)? Perché il boss del lobbismo violento rotondocratico se ne va, se le intercettazioni non esistono più o ancor meglio non sono mai esistite? Mistero. Sarebbe surreale, il solito Borges spiegato al fornaio…
    Il punto è che dobbiamo, per completezza dell’informazione e informazione della completezza, avanzare anche l’ipotesi che le intercettazioni esistano, e sia vero quello che quotidianamente esce sui giornali in attesa di diventare materia per il processo:del lunedì, del martedì, del mercoledì ecc. Se esistono, tutta la sfilza di teatranti citati va rovesciata nella clessidra della colpa, dell’ipocrisia e dell’irresponsabilità. Dopo aver fatto quello che le intercettazioni dicono, gli addetti ai lavori recitando la parte del “non è successo niente” stanno raggirando al cubo i loro tifosi e quella parte di opinione pubblica “che non vuole sapere”. Se Della Valle “ha visto le carte ed è tranquillo”, come dice, i corni del dilemma sono due: tante scuse, e pubblico moralmente risanato, oppure una vergogna che va oltre la figura del patron calcistico e contagia la sua figura di imprenditore di spicco. E sarà colpevole due volte, penalmente ( anche solo “calcisticamente”) e culturalmente: avrà contribuito, come gli altri attori di questa recita, a far regredire i suoi tifosi nel limbo dell’incosapevolezza. E Capello, che come si ricorderà sapeva tutto della Juventus prima di lavorarci, sarà stato da ieri il più grande mangiatore di loto degli ultimi anni.
     
    E la diade Berlusconi-Galliani saprà tanto di cattivissima filodrammatica. E i giornalisti-dico quelli non presenti nelle famigerate telefonate, i “buoni”-partecipi della piece avranno spezzato un’altra lancia contro la qualità dell’informazione e in definitiva contro se stessi. Di Carraro, poco da dire: se da straordinario e longevissimo Merlino non ha fatto sparire le intercettazioni, beh, la cronaca giudiziaria getterà una luce di scena meravigliosa non tanto e non solo sul suo presente, ma sugli ultimi trent’anni di vita politica, sportiva e politico-sportiva. Resterà impressa a futura memoria la fisionomia di Mancini, incredulo sentendo i colleghi e i cronisti: incredulo forse a cominciare dal fatto di essere un uomo della Gea, di aver cominciato ad allenare grazie a deroghe strane sotto il naso del metodo Moggi, di non aver mai saputo nulla fino-udite udite-alle intercettazioni. Bene, bravo…
     
    E intanto il coinvolgimento del popolo tifoso da parte delle dirigenze variamente inguaiate puzza di captatio benevolentiae, verso un Palazzo e un’opinione pubblica chiamati a minimizzare la portata dello scandalo. Vedete, paiono dirci, si è giocato come sempre, hanno vinto i migliori, chi lo scudetto, chi la partecipazione alle Coppe, in un’orgia di calcio giocato in risposta alle fetenzie emesse dalle Procure e dai giornalisti-venditori. Delle nefandezze di Moggiopoli. E intanto il tifoso gode all’autogrill, ”come se”, perché loro così gli han fatto credere, e nelle serie minori si continuano a giocare partite “passibili di arrangiamenti”, perché così fan tutti, e il catalogo è questo. Sì, siamo proprio  su “Scherzi a parte” in un paese tanto finto da sembrare vero.
     
     
     

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