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    25
    mag.
    2006

    Il ”processo” nella palude

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    Debbo esternare tutta la mia ammirazione e presentare le mie scuse pubbliche. La prima è per il caimano, le seconde per Biscardi. Sono affascinato da Berlusconi che dovunque, nelle sedi istituzionali come con chi incontra per strada, a Roma dove pena e a Milano dove moratteggia, e naturalmente in tv dove attua proprio come prima delle ultime (e secondo lui “informali”) elezioni, se la prende con la sinistra e il regime, adesso applicato al calcio. Pensare che prima c’era Carraro-alla Federcalcio-, e adesso c’è Guido Rossi. C’era Italo Pappa-all’Ufficio Indagini-, e adesso c’è Francesco Saverio Borrelli. Nel frattempo sono stati decapitati i vertici arbitrali, fioccano le dimissioni meno quella di Galliani dalla Lega(calcio), ogni giorno esce una profluvie di intercettazioni che rimbalzano su internet e sui giornali come elenchi telefonici se non proprio come una “colonna infame”.

    Ebbene, ce ne sarebbe abbastanza per strapparsi i capelli (non alla lettera…, non lui e Galliani), per l’Italia paese e per l’Italia calcistica ora materializzata nell’Italia squadra nazionale, e preoccuparsi -da vero statista qual è- di come uscire dal buco nero, bianconero, rossonero ecc. No, lui caimanescamente ce l’ha con un duo presentabile, dopo falangi di impresentabili, con uno che è stato più duro con D’Alema (Palazzo Chigi-merchant bank che non parla inglese) di quanto non lo sia mai stato lui caimano, con un altro che ha una carriera specchiata e non prescritta ma semplicemente pensionata per ragioni di età. Ora, il neopresidente del Milan ed ex presidente del Consiglio ha tutto il diritto sfrontato(alla lettera, la fisiognomica non è uno scherzo) di pensare e dire il peggio di Guido Rossi e Borrelli, nello stile in cui ha condotto l’ultima entusiasmante campagna elettorale. In fondo, non tratta tanto meglio neppure Fini e Casini. Ma forse aiuterebbe la sua credibilità di idolum tribus, così carismatica da non aver bisogno di nessuna esemplificazione per i “non coglioni”, il premettere delle banalissime note alle bordate contro l’occupazione del calcio da parte del regime sinistro.
     
    Ad esempio :  c’era lui, al governo e alla testa del calcio sia pure per interposto Galliani  mentre maturava e marciva il pasticcio di Moggi e compagni(compagni…compagni non credo), oppure no ? I rapporti con Moggi, a parte Mastella, li hanno avuti due suoi ministri, oppure no? E con Carraro lui c’entra qualcosa ? E con i diritti tv, vera forza motrice di tutto l’inghippo non secondo l’opinione di vieti comunisti ma alla lettura delle conclusioni degli inquirenti e dei carabinieri in ascolto (delle telefonate), hanno avuto familiarità Rossi e Borrelli, oppure lui caimano? E via così.
     
    L’impressione purtroppo è che come al solito Berlusconi si butti avanti per non essere trascinato indietro. Ha capito che se il nuovo governo dovesse-hai visto mai…-fare presto e bene nel calcio, ne guadagnerebbe in forza politica e in immagine presso tutti gli italiani, milanisti compresi, non realizzando una bonifica “di sinistra” bensì una pulizia concreta e simbolica buona per tutti. Così stride, nella palude, invece che prendere atto del tracollo del paese anche sub specie calcistica, e spera di buttarla “in caciara” ancora e sempre. In questo gli danno una mano i Galliani che non mollano la poltrona, pur essendo palesemente coinvolti nel fango, gli Spinelli,  del Livorno e gli Zamparini, del Palermo, che fanno quadrato “a termine” nella palude, i Cannavaro che nello stesso stile si dicono orgogliosi di questo calcio in cui il metodo Moggi era semplicemente la norma. Di non rispettare le norme.
     
    E tra un poco temo che agli schizzi politico-mediatici di Berlusconi si aggiungeranno quelli che arrivano dalle intercettazioni trascritte e non setacciate dai giornali, per cui ormai reati presumibilmente penali, colpe deontologiche e violenze al costume si impapocchiano senza distinzione, favorendo-temo-presto una saturazione da Moggiofobia, dopo i fuochi d’artificio su Moggiopoli. Il che ovviamente mena a un “basta così” auspicato ormai sempre più spesso e sempre più chiaramente da tutti coloro che nello scandalo paludoso hanno banchettato, addetti ai lavori come complici e collaterali nelle varie categorie.
     
    Questo il caimano l’ha già capito benissimo, e mette in pratica la sua peraltro non inedita strategia. Mentre Carraro difende sé attraverso la conservazione degli Europei 2012, che passa per Prodi oggi come passava per Berlusconi ieri. Chapeau, se ci riesce, gli uomini della palude sono formidabili.
     
    Contro il caimano e i suoi, che volteggiano plastici nello Stige del pallone, sono dunque schierati Guido Rossi e Borrelli. Stalin e Vischinski, certo, adibiti ai calzoncini. Non sapranno particolarmente di calcio, anche se il primo ha una qualche esperienza interista e già viene fotografato con la maglia azzurra numero 10 per rassicurare Lippi con toppe di real politik, ma se possiedono un’etica difendibile possono tramutarla da subito nell’essenza dell’etica sportiva. E di etica professionale, di deontologia, di razionalità, di spessore culturale polverizzato raccontano appunto le trascrizioni delle intercettazioni, che i due settimanali “politici” principali si rimbalzano contro. Mischiando, a dire la verità, contenuti di sommo interesse pubblico a dettagli privati, senza filtro, senza scelta, suscitando a ragione (laddove sia stato violato il segreto istruttorio) le reazioni dei magistrati e ove invece sia stato pasticciato il tutto le reazioni dell’opinione pubblica più avvertita. In buona fede. Gli altri li conosciamo.
     
    A questo proposito, il rischio è che poi Mastella, scopertosi di recente Ministro di “grazie” e Giustizia nei confronti di Moggi in un rapporto amichevole umanamente comprensibilissimo ma scabroso se riferito alla sua recente carica istituzionale per la quale vogliamo escludere che si sia mosso il Moggi medesimo, Mastella dicevo invocando leggi più severe butti via con l’acqua sporca anche il bambino. Senza intercettazioni, ricordiamolo, staremmo come un mese fa a parlare con gli juventini di complemento in tv di sudditanza psicologica degli arbitri…
    E in parecchi saremmo rimasti con un’impressione e un giudizio sbagliati sul “processo” di Biscardi, a cui come detto credo di dovere delle scuse dopo averne letto le avventure sul documento pubblicato dall’Espresso, una specie di tutte le intercettazioni parola per parola, per assonanza calcistico-radiofonica. Le pagine dedicate alla trasmissione sono numerosissime, un misto di trascrizioni e di commenti da esse suscitati nel maggiore dei carabinieri, l’Auricchio che redige con casareccia acribia il documento della Procura di Roma, indirizzato ai colleghi di Napoli. Le mie scuse si riferiscono a come in questo quarto di secolo sia stato da molti considerato il “processo”, e cioè una carnevalata becera in cui tutti davano il peggio di sé per incassare i dividendi dell’Auditel. Lo stesso, immortale Biscardi in tribunale si era autodenunciato come “cabarettista” per evitare condanne penali causa diffamazione. Si gioca, si insulta, ma è per finta e per il ventre molle dei tifosi, era in sostanza la tesi difensiva del “processo” sostenuta dal suo autore e conduttore, il rossodipelo “avvocato”. E moviolisti, giornalisti “stanziali”e ospiti intermittenti stavano al gioco.
    Le intercettazioni ci dicono tutt’altro, al punto che il maggiore Auricchio trasecola per iscritto:  ma come, si chiede il graduato scandalizzato, nella virulenza degli interventi,  già discutibile di suo come fomite dell’aggressività del tifoso,  l’idea era che comunque si stesse parlando della bizzarria del caso, di un palo o di una traversa, degli errori arbitrali, della sorte benigna, insomma di uno Shakespeare alla pallonara senza Shakespeare nell’osteria del lunedì, e invece era il contrario?
     
    Ma sì, tutto truccato a sentire telefonare Biscardi e gli altri pupi del teatrino, tutto mirato a fortificare ed estendere il sistema-Moggi, tutto strumentale ad avere altro, regali, raccomandazioni, posti di lavoro, visibilità ecc…Che di professionale in senso tradizionalmente accettabile non ci fosse quasi nulla, supplito dal cabaret biscardiano reoconfesso, era in effetti sufficientemente chiaro anche senza intercettazioni. Ma che ci fosse un doppio livello, che i pupari in scala recitassero una parte per ottenere altri risultati, beh, è una scoperta commovente e semioticamente fenomenale. Non sono, non erano cialtroni, erano, sono dei professionisti del magheggio, si sono messi al servizio del “caporale” Moggi con una disponibilità e un impegno assolutamente degni di encomio, conseguendo ciò che si proponevano. O meglio che si proponeva Moggi. Ci sono pagine e pagine in cui noti colleghi si fanno un punto d’onore e di professionalità estrema nel seguire a perfezione le direttive del solito “Licio”. Che ne esce alla grande, almeno riferito a quella Compagnia del Giocattolone sub specie televisiva, rimpicciolendo nel fango tutte le altre formine.
     
    Quindi è almeno giusto riconoscere una tecnica a chi veniva liquidato snobisticamente come un coro berciante. Nella palude svolgevano un compito, e lo svolgevano bene. A sentire Berlusconi, in una esegesi omeopatica che getta una luce torva sul passato e sul futuro, ne proveremo nostalgia…Forza, Rossi inteso come Guido…
     

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