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    29
    mag.
    2006

    Figlio di un calcio minore

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    Sono rimasto molto impressionato, naturalmente in senso positivo, dalla trasmissione di Primo Piano del 12/05/2006, a cui Lei ha preso parte insieme al Professor De Masi.E’ stato, senza esagerare, sbalorditivo sentire parlare in modo così chiaro e definito, diciamo a tutto tondo, di un tema delicatissimo come è quello del calcio, che ormai coinvolge completamente la sfera emotiva e politica di buona parte del popolo italiano, senza, purtroppo, avere più nessun rapporto con lo spirito sportivo.Sono stato colpito, soprattutto, da una Sua frase riferita alla pedofilia attuata da chi ha ucciso il fanciullino esistente dentro l’animo del tifoso.

    Questa sua affermazione mi ha riportato indietro nel tempo, a qualche anno fa, quando io, padre di un promettente calciatore, tirai in gioco la figura della pedofilia in un colloquio tenuto con l’allora responsabile del settore giovanile della Roma.
    Era l’estate del 1999. Mio figlio, a quel tempo quindicenne, aveva completato la sua prima stagione di militanza con i giovanissimi della Roma, partecipando alla conquista del relativo scudetto. Era stato, fra i ragazzi della rosa del 1984, uno di coloro che aveva giocato di più nelle partite determinanti per la realizzazione di questo traguardo.
    Dopo circa una settimana dalla fine del campionato, ricevette una lettera, con cui (ad un ragazzo di quindici anni, che aveva, ribadisco, contribuito in maniera decisiva alla conquista dello scudetto della categoria giovanissimi), si comunicava in modo freddo, burocratico e ministeriale, che egli non sarebbe più rientrato nell’organico della Roma. Tengo a precisare che nessuno, fra i responsabili della squadra, si degnò, in alcun modo, di convocarlo, per dirgli de visu due parole (almeno per prepararlo ed indorargli la pillola) intorno al “licenziamento”, che all’improvviso si veniva inspiegabilmente ed irragionevolmente ad abbattere su di lui .
    Le faccio presente che tutta la rosa del 1984, tranne lui, venne confermata, anche coloro, non meno di dieci, che, durante quell’anno, non avevano mai “fatto neppure la panchina” ed erano sempre rimasti a casa. In una rosa di 26 ragazzi, solo uno, quasi fosse un appestato, era stato cacciato via come un cane.
    Tutto ciò accadeva, sebbene questo appestato, per farLe solo un esempio, avesse disputato, interamente e come titolare, anche se infortunato, la partita di semifinale con la Reggina a Trigoria. Quella volta, per metterlo in condizione di giocare, immediatamente prima di scendere in campo, gli siringarono il pus dal piede sinistro negli spogliatoi. Infatti, qualche giorno prima, per fermarlo, un giocatore del Borussia Dortmund, gli aveva procurato un infortunio al collo del piede. A proposito, per questa ragione, in occasione della semifinale con la Reggina, mio figlio aveva avanzato al proprio allenatore l’idea di non disputare la gara, ma gli fu risposto che si preferiva lui al trenta per cento delle sue possibilità piuttosto che altri al cento per cento. Comunque, egli interpretò, nonostante l’infortunio, una grande partita. Non avevano nessuno che lo potesse sostituire, considerando che dopo breve tempo lo avrebbero cacciato come un appestato?
    E’ in riferimento proprio alla brutta vicenda legata a questa vergognosa esclusione dalla Roma che, andando ad esprimere le mie rimostranze per l’accaduto al responsabile del settore giovanile della squadra, gli dissi che quello che si era verificato nei confronti di mio figlio era pedofilia, intendendosi, in ogni caso, quest’ultima parola in senso metaforico.
    Infatti, sostenni in quell’occasione che il ragazzo, avendo quell’anno frequentato il primo liceo scientifico (fra l’altro con grandi sacrifici, considerato il notevolissimo impegno della Roma), alla fine era stato meritatamente promosso, e con 8 in latino; al contrario i quadri della Roma lo avevano respinto in pieno, sebbene come minimo avrebbe meritato un voto pari a 8. Che bella educazione gli proveniva dall’esperienza vissuta con la Roma! Il contrario di quanto io cercavo di trasmettergli: io insegnavo a mio figlio che nella vita l’impegno unito al merito viene premiato, gli altri, dentro la grande Roma, gli dimostravano, a quindici anni, esattamente l’opposto.
    Potrei scrivere pagine intere su tutta quella brutta vicenda. Molti fatti, però, mi guardo bene dal riferirli, perché farlo potrebbe risultare compromettente.
    Mio figlio non fu svincolato e, nonostante le mie richieste, non gli fu rilasciata neppure la lista gratuita definitiva. Poi, a fine settembre, più di un mese dopo che tutti i suoi compagni avevano iniziato gli allenamenti, fu richiamato alla Roma, perché a quel punto qualcuno aveva ben capito che concedergli la lista gratuita definitiva avrebbe significato permettergli di passare a qualche squadra importante: questa era, appunto, l’ultima cosa che voleva la grande Roma, che pure lo aveva trattato e continuava a trattarlo in modo tanto vergognoso.
    Così mio figlio fu tenuto sui carboni ardenti dentro quella squadra ancora per un anno, in modo tale da bruciarlo ben bene definitivamente.
    Passato quell’anno, una volta mandato via, ormai davvero, dalla Roma, sebbene avesse continuato a dimostrare le sue capacità, il ragazzo non è più riuscito ad entrare nel “giro” (brutta parola, quest’ultima, che odora molto di mafioso!). Quando si prospettava per lui qualcosa di importante, compariva sempre qualche figuro, piombato non si sa bene da dove, e tutto svaniva nel nulla.
    Vorrei ancora precisare che mio figlio “si è sempre comportato con educazione” in questa squadra, così come in tutti gli altri contesti della vita sociale, con i quali si è venuto ad incontrare. A questo proposito, vale la pena ricordare che il giudizio dato su di lui dal giornale della Roma, dopo la conquista dello scudetto, asseriva che egli “si distingueva per serietà”.
    Ora è passato molto tempo da quella vicenda. Per fortuna, il ragazzo ha continuato a studiare e adesso frequenta con profitto il terzo anno del corso di laurea in ingegneria. Tutti in famiglia siamo contenti di essere usciti fuori da quel mondo di prestigiatori ed illusionisti. Però, qualcosa di quella brutta esperienza, comunque, è continuata e continua a restare dentro tutti noi, seguitando ad allontanarci dal calcio (che pure tanto amavamo), o meglio dal “sistema calcio”.
    E’, appunto, ricollegandomi con quanto allora sperimentato, che io oggi ritengo che nel mondo del calcio esistono “moggi” di tutti i formati, in uno sconcertante ed assillante gioco di scatole cinesi, in cui dovunque ti trovi e dovunque guardi è sempre tutto e solo moggi: “piccoli moggi”, “medi moggi”, “grandi moggi”, che sono stati e continuano ad essere, a vari gradi, i reali protagonisti del sistema, anche se poi, forse, il più grande, fra tutti loro, è e rimane sempre e solo Lui: uno solo è, infatti, l’autentico, vero Moggi. Reputo, perciò, che si sbaglierebbe, se si pensasse che, essendo stati ora portati alla luce i nodi legati a questo nome, sia stata risolta la questione di fondo del calcio. Infatti, i problemi di questa attività hanno un carattere sistemico, culturale: del resto, come ha anche detto l’arbitro Paparesta:”se si voleva restare dentro, ci si doveva adeguare, perché questo era il sistema”. In definitiva, chi non è come loro, non può restare dentro quel giocattolo (io lo so molto bene!) e, di conseguenza, viene emarginato, bruciato, messo all’indice, fatto sparire.
    Rimanendo, appunto, coerente con il tema conduttore di questa mia lettera, voglio significare che sarebbe, probabilmente, il caso di gettare un’occhiatina anche al calcio giovanile, perché è proprio lì che si annida, sempre parlando in senso metaforico, un’autentica realtà legata alla pedofilia.
    Che non si dia scandalo ai giovani in minore età! Che si dia loro il tempo di maturare, quanto meno alla luce di esperienze sane, per evitare che si ingeneri nei giovani un atteggiamento scettico sulla vita fin dai primi passi condotti in essa!
    E chissà, se prestando un po’ di attenzione mirata in questo senso, non possa emergere qualche altra sorpresa, e non possa crollare qualche altro indiscusso mito?!
    Auspico che si capisca che il discorso dei furbetti, degli amici degli amici, delle varie mafie e mafiette, se è valso e vale al livello dei massimi sistemi, non può, a maggior ragione, non valere per quanto concerne i loro satelliti, che a quelli si ispirano ed a quelli si informano.
    Colgo l’occasione per esprimerLe la mia stima e porgerLe i miei più sinceri saluti.
    Paolo Piastra - Roma
     

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