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    05
    giu.
    2006

    Un sabato sera da balordi

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    La vita umana è sottile come la tela di un ragno, insignificante al cospetto della mente putrida e delle mani laide di un branco di balordi.Come un puzzle, istanti di orrore si componevano dinanzi ai miei occhi e intanto ascoltavo testimonianze confuse e stringevo la mano di quell'uomo di mezz'età dallo sguardo atterrito e la coscienza sempre più inconsistente, sempre più eterea. "Come si chiama?" continuavo a chiedergli. "Maurizio" mi rispondeva con un filo di voce, nei momenti di maggiore lucidità. "Dove Le fa male?" - insistevo, al solo scopo di tenerlo sveglio, e intanto la mia voce dava indicazioni perchè i soccorsi giungessero al più presto.

    Raccoglievo notizie, mentre tentavo di infondere coraggio nel corpo di quell’uomo che faticava sempre più a capirmi. E le sue estremità diventavano fredde, e il suo polso sempre più difficile da leggere.”Non farlo addormentare” – pregavo “perchè dopo non potrei aiutarlo”. E la sua donna piangeva, confusa e scioccata, incredula, ai suoi piedi.Il puzzle era ancora incompleto, ma comprensibile. Un tamponamento in quel di Pozzuoli, e poi il branco del sabato sera aveva liberato la sua rabbia, la sua natura ferina e malvagia: schiaffi, spintoni, urla, imprecazioni, pugni. Pugni, fino a stenderlo. E poi calci, in testa, perché l’uomo non meritava di vivere agli occhi dei balordi, forse ubriachi, forse fatti, forse semplicemente lucidi. Lui, esanime. Loro in fuga. Io accanto a chiedergli ancora una volta il nome, una risposta che non arrivava più.Poi le sirene dell’ambulanza. Finì l’incubo per me e per la mia compagna di disavventura. Finì il mio sabato sera nello sconforto e nel dubbio, perché di Maurizio forse non saprò più nulla. Posso solo pregare per lui.dr. Luigi Civita (Volontario del Soccorso della Croce Rossa)

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