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    05
    giu.
    2006

    I tormenti di guido rossi

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    Da Tangentopoli a Calciopoli, dal maxiprocesso di mafia al maxiprocesso di calcio:  come non era difficile prevedere, le nequizie della società civile (?!) vengono raggiunte se non addirittura superate da quelle delle società calcistiche anche nel lessico. E gli interrogativi spuntano dalla palude come tronchi spezzati:  riusciranno i cacciatori di caimani Guido Rossi e Francesco Saverio Borrelli a catturarne il più possibile e a bonificare il terreno di gioco ?  E nella treccia con i misfatti giudicati all’epoca da “Mani pulite”, è giusto e sensato il paragone tra il Psi e la Juventus affiorato nel fango recentemente? E nel frattempo come reagirà la Nazionale ai Mondiali, sul doppio binario dei Cannavaro in campo e in Procura?  E ha torto o ragione il sindaco di Bologna,  Cofferati, che ripudia gli Europei del 2012 nella città di Prodi perché costano troppo e forse non danno quasi nulla in più alla città?

    Il tutto sullo sfondo di una saturazione montante dell’opinione pubblica, curiosa sì ma già un po’ stanca dello scandalo, sullo sfondo della guerra di bande pro o contro il condono pallonaro combattuta come sempre nello Stige da yacht-men e da pescivendoli, sullo sfondo della lutulenza di un paese a rovescio, rotondolatricamente assai tifoso e civicamente quasi insensibile, poco informato e poco partecipe com’è del prossimo referendum sulla Costituzione spezzettata e invece assai rappreso di tifo di fronte all’eventualità che la propria squadra di club paghi dazio nel sistema-Moggi.
     
    Che però Borrelli, a capo delle indagini e da domani attivo negli interrogatori, non vuole chiamare sistema bensì “rete parecchio estesa di complicità”. D’accordo, ripartiamo da qui per provare a capire e a ipotizzare, dopo rapide risposte agli altri interrogativi summenzionati. Juventus come Psi, una dozzina di anni fa, a sentire il piro-tecnico della Legione straniera, Fabio Capello? A parte la lettura al contrario, per cui comunque così sta addossando al club di cui oggi è ancora l’allenatore responsabilità e colpe già acclarate per il Psi, anche lui, così severo in passato con il potere juventino quando ne era avversario, si iscrive dunque agli “innocentisti” di riporto, quelli per i quali “il sistema era quello, Moggi era solo piu bravo degli altri”. Ebbene, sta in sostanza dicendo senza esplicitarlo, una mano di vernice e si ricomincia come se niente fosse. Qui si dimentica (e curiosamente in questi giorni Tamburrano, Emiliani, Veltri ne hanno parlato in altro modo proprio su queste pagine) che Tangentopoli ha azzerato una decisiva porzione di storia politica di questo paese, e una voce, ”socialista”, che va oltre il suo significato politico specificamente nominalista. Un autentico disastro, ma per tutti. Bene, nel parallelo si vorrebbe evitare che la Juventus di Moggiopoli ottenesse lo stesso rovinoso risultato. Cioè la cancellazione della Juve ? No, il rischio è più grossolano e più sottile insieme. Se la Juventus ha sbagliato in dosi industriali, in dosi industriali deve pagare, pena l’eventualità che facendola franca sfaldi automaticamente quello che resta della credibilità del calcio nel suo complesso. Sarebbe il calcio intiero a fare la fine del Psi, in questo caso, se non ci fossero le sanzioni dovute, esattamente all’opposto di Craxi & company allora decapitati nei tribunali dal loro stesso malaffare, e oggi almeno alcuni di loro impegnati nella corsa al riciclo stagionale. . .
     
    Della Nazionale parleremo. Per ora a vederla è solo appannata, e nelle condizioni migliori per stupire in positivo (cfr. i precedenti). Quanto a Cofferati, ha tutte le ragioni. Ma ancora meglio sarebbe se la questione diventasse finalmente politica, ed esposta alla pubblica opinione, e proprio di questi tempi :  ovverosia perché ospitare anche gli Europei 2012? Chi ci guadagna? Quanto ci costano? Che senso ha? E perché se è la solita “occasione da non perdere” ce li contendono solo Croazia-Ungheria e Polonia-Ucraina? E dopo questa vergogna,  che ha richiamato in servizio Guido Rossi e Borrelli, perché insistere? E perché sempre con Carraro ? E in nome di chi e di che cosa? Davvero le lezioni non servono mai? E Prodi se su questo ha un’idea, perché non la esprime pubblicamente (anche senza andare-e fortunatamente- a “ Porta a porta”) ? Non sarebbe il caso di marcare la differenza anche in ciò dal governo precedente, durante il quale il calcio non è diventato improvvisamente sporco, certo,  ma ha peggiorato in dosi colossali il suo marciume?
     
    Torniamo ai cacciatori di caimani. Guido Rossi ha detto di essere rimasto sorpreso dalla gravità della “malattia” dell’ambiente. Borrelli, nella diatriba tra la sponda Moggi e la sponda Galliani a colpi di “c’entri anche tu e io mi difendevo da te e dalle tue tv”, e di contro “no, il sistema era solo tuo”,  ha parlato invece di “rete assai estesa” di malcostume e complicità. Intrigante. E questa rete la intende in termini spaziali, ossia orizzontali, di distesa paludosa allargata, oppure anche in termini temporali? Cioè la Triade, i dirigenti, gli arbitri ecc.  vengono diacronicamente da lontano oppure no ? Se l’ex Procuratore Generale è interessato, sono a sua disposizione per gli ultimi 25 anni, humus per lo scandalo di cui si sta occupando. Persone e fatti sono ahimè da un lato per lo più le stesse e dall’altro almeno strettamente collegati con il contesto contemporaneo. Quanto a Rossi, la sua posizione rimanda a una visione di insieme:  è troppo grosso lo scandalo per applicare le leggi interne al calcio, le regole che una Federazione privatistica, alias un gruppo di “amici”sia pure composto da milioni di tesserati, si è liberamente data, oppure è troppo grosso per non applicarle? Qui sta tutto il busillis della questione.
    Perché il versante penale (frode sportiva, associazione per delinquere ecc. fino addirittura all’abigeato, almeno metaforico…) e quello civile (l’antitrust, le regole di mercato violate, i danni richiesti e da richiedere ecc. ) Rossi, e Borrelli, li conoscono meglio di chiunque altro. Ma qui,  con la giustizia sportiva a loro deputata, il discorso è proprio quello specifico di cui sopra. E cioè:  in fretta e bene io Commissario Straordinario della Federazione devo applicare delle norme di un capitolato retto dalla “lealtà sportiva”, concetto assolutamente iperuranico per la giustizia ordinaria.
    E i due cacciatori di caimani si stanno rendendo conto ogni giorno di più che queste regole e questa “lealtà” sono state polverizzate dai comportamenti abituali degli addetti, tesserati e non. Sono ormai inesistenti, poco più che favole per bambini(il calcio giovanile? ), carta straccia. E chi chiede loro di essere ragionevoli in nome della salvezza del pianeta-calcio, in realtà è come se chiedesse contemporaneamente ai legislatori e al potere giudiziario di considerare l’omicidio volontario alla stregua di un incidente colposo, una sorta di non-reato o sub-reato. Se Rossi e Borrelli entrano in questa logica compositiva e compromissoria, da real politik assai metacalcistica, è finita. Il calcio è ridotto a catch, o a wrestling. Tutto può essere, anche questo. Ma si compirebbe una “mutazione della specie” in laboratorio, con effetti socioculturali e antropologici tutti da valutare. E risvolti politici serissimi. Tutto ciò è stato ponderato bene? E da chi?
    Se i cacciatori catturano i caimani, è dunque imprescindibile una contemporanea bonifica. Dolorosa, ed economicamente pesante. Se non li catturano, o li catturano senza bonificare, il campo resta paludoso e impraticabile. Bel rompicapo, non c’è che dire. Pensare-e qui Rossi Guido e Borrelli davvero non c’entrano- che il passato remoto e recente ha sempre offerto occasioni a iosa di analisi, discussione, riparazione di un giocattolo reso oggi dalla P3 di Moggi,  Giraudo (a proposito, dov’è finito quello che gli addetti ai lavori considerano il vero “ideatore” di tutto lo scempio? Sta quieto, sotto un cespuglio, sperando di non perdere neppure gli Europei 2012? ) e di parecchi altri un pasticcio criminoso ramificato ovunque.
    Lo ricorda uno che ha cominciato a parlarne tanto tempo fa, con il calcio-scommesse di un altro Rossi, Paolo, 1980, e poi il Mondiale taroccato di Spagna. Oggi di tutta la stampa italiana già viva all’epoca, solo quel galantuomo di Giorgio Bocca se ne è ricordato sul penultimo numero de”l’Espresso” (e “Repubblica”? Distratta? ). Per gli altri, pur di non dover rammentare il medico diagnosta,  la anamnesi della malattia non conta. Ed è curioso o solo consequenziale che le questioni si ripropongano a distanza di tanti anni con modalità analoghe. Qui, sulla prima pagina di questo giornale, il 27 luglio 2005 usciva una mia lettera al Direttore dedicata al nobiluomo Casillo, ai suoi guai giudiziari e ai suoi rapporti con Rai Sport. Interessante, specie per questi ultimi. Eppure pensate che su tutto ciò sia stato “audito” da qualcuno, da qualche Commissione interna, da qualche “saggio”, così,  tanto per saperne di più su una vicenda collegata di cui si fa quotidiano strame sui giornali ? No, zitti oggi come zitti allora, con gli stessi crismi. Solo che in questo lasso di tempo la qualità delle persone, e del paesaggio, è palesemente peggiorata. Nessuno infatti, una generazione fa, parlava di palude e di caimani, esattamente lo scenario con cui oggi ha a che fare la diade Rossi-Borrelli. Nel pallone. E i sopravvissuti di buona volontà nel resto…

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