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    07
    giu.
    2006

    Beha indaga

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    da Dagospia.com1999: ARRIVANO I DESIGNATORI BERGAMO E PAIRETTO, CAMBIA IL SORTEGGIO E LA LEGA STUDIA L’IPOTESI DEL PROFESSIONISMO ARBITRALE. QUELLO STESSO GIORNO SI DIMETTE L’ARBITRO BOGGI. POCO DOPO VIENE CONVOCATO DA GUARINIELLO…Nuovo stralcio tratto dal libro di Oliviero Beha e Andrea Di Caro “INDAGINE SUL CALCIO”.Le improvvise dimissioni nell’agosto del ’99 dell’arbitro Boggi vengono prima giustificate per “non togliere tempo alla sua attività professionale”, poi scrive una lettera dove parla di «Rischio di asservimento ai poteri forti»…

    Tratto da “Indagine sul calcio”, di Oliviero Beha e Andrea Di Caro, BurUN ARBITRO SI DISSOCIA Quello stesso 4 agosto del 1999 l’arbitro Robert Anthony Boggi si dimette. Nel pomeriggio lascia Sportilia, la sede del ritiro. «Non parlo per tre giorni almeno, in mia vece lo farà il presidente dell’AIA, Gonella, al quale ho affidato le mie sensazioni», dice il dimissionario raggiunto telefonicamente mentre rientrava in auto a Salerno. «Non c’è polemica», si affretta a spiegare Gonella, «semplicemente Boggi ha fatto i suoi conti alla luce dei nuovi impegni; si è detto dispiaciuto ma visto che gli mancano pochi mesi di attività da arbitro internazionale perché ha già 44 anni e a fine anno avrebbe comunque chiuso l’attività, ha anticipato i tempi. D’altra parte non può togliere tempo ulteriore alla sua attività professionale, e allora molto correttamente e ringraziando tutti si è dimesso dal ruolo. Resterà però nell’ambito dell’organizzazione arbitrale. Fa insomma ancora parte dell’AIA ed è a disposizione per altri incarichi.»
    Il giorno successivo i malumori si sovrappongono. Franco Carraro, che in quanto rappresentante del calcio professionistico è da molti considerato corresponsabile della situazione di incertezza arbitrale (non convincono alcune sperimentazioni, tipo quella del doppio arbitro in Coppa Italia), getta acqua sul fuoco, proprio partendo dalle dimissioni di Boggi: «Nessuno è indispensabile». Carraro nega che la Lega sia responsabile dello stato d’animo afflitto dei «fischietti»: «Non gestisco né l’AIA né la CAN. Invece che fare proclami sterili, la Lega ha proposto che gli arbitri si preparino di più: il calcio moderno impone questo». Insomma, separazione dei poteri e più impegno. Sulla prima non scommetteremmo. Sul secondo cerchiamo di capire. Vediamo. Boggi scrive una lettera ai quotidiani per motivare la sua scelta dettata soprattutto dalla gestione della classe arbitrale (e non giustificata invece, come nei giorni precedenti, con gli impegni imprenditoriali non più compatibili). La lettera, indirizzata a Nizzola e Gonella, muove in sintesi tre accuse: la riforma del settore sarebbe stata imposta agli arbitri e voluta «in modo non limpido e in sedi non istituzionalmente legittime»; essa sostituisce al criterio della capacità quello della disponibilità di tempo, e costituisce un passo avanti verso il professionismo arbitrale; questa tendenza porta gli arbitri verso l’asservimento ai «poteri forti» e alla limitazione della loro libertà di funzione.
    «Rischio di asservimento ai poteri forti?» «Quali poteri forti? Non capisco,» commenta Galliani, vicepresidente di Lega e del Milan, «non vedo nessun tipo di pericolo. Anzi, io credo che un arbitro professionista, che sia remunerato, sia ancora più libero.» Succedeva sette anni fa… oggi si ciancia di berlusconismo, anche inteso come atteggiamento mentale della politica verso la magistratura: qui i magistrati sono i «fischietti», e il Palazzo calcistico sono sempre loro. Dunque, tutto torna… Ma che professioni svolgevano gli arbitri di allora (e di oggi)? (Ansa) – Spinello di Santa Sofia (Forlì), 5 ago. – Roberto Boggi ha lasciato la sua attività di arbitro vista l’impossibilità di conciliare la direzione di gara con il suo mestiere, quello di imprenditore tessile. Una scelta, quella dell’internazionale salernitano, dovuto all’impegno full-time, sempre più professionale, che richiede da quest’anno l’arbitraggio di A e B. I 36 fischietti della Can tra raduno a Coverciano che comincerà giovedì sera, anticipi e posticipi che impegneranno dal venerdì al lunedì, partite di Coppa Italia, partite internazionali, avranno davvero poco tempo da dedicare a quelle che sono (o meglio che erano) le loro attività professionali principali. Per questo c’è la richiesta di un aumento dei compensi. Oltretutto molti dei fischietti hanno attività professionali molto impegnative. Boggi non è l’unico imprenditore: lo sono anche Riccardo Pirrone di Messina, 34 anni, laurea in economia, Pierpalo Rossi, 37, sezione arbitrale di Ciampino, Tarcisio Serena, 37, sezione di Bassano del Grappa, e Andrea Zaltron, 33, anche lui di Bassano. Altri sono dirigenti: Alfredo Trentalange, 42 anni, di Torino è dirigente ospedaliero, Livio Bazzoli, 43, di Merano, è dirigente aziendale. Tra gli arbitri ci sono anche un banchiere, Luciano Fausti, 34 anni, di Milano, e un enologo, Daniele Tombolini, 38, di Ancona. Nutrita la schiera degli assicuratori: Francesco Strazzera, 36 anni, di  Trapani; Danilo Nucini, 39, di Bergamo; Stefano Farina, 37, di Novi Ligure; Stefano Cassarà, 33, di Palermo; Lorenzo Branzoni, 37, di Pavia. I commercianti sono Nicola Giuseppe Ayroldi, 34, di Molfetta; Graziano Cesari, 43, sezione di Genova; Gennaro Borriello, 43, di Mantova. Due gli agenti di commercio, Marco Gabriele, 35, di Frosinone, e Stefano Braschi, 42, di Prato, così come due sono i promotori-consulenti finanziari, Pierluigi Collina, 39, di Viareggio, e Paolo Bertini, 35, di Arezzo. Tra i liberi professionisti ci sono poi un informatore dietetico, Pasquale Rodomonti, 38, di Teramo, un rappresentante orafo, Andrea Guiducci, 37, di Arezzo, un commercialista, Gianluca Paparesta, 30, di Bari, e un ingegnere progettista, Massimiliano Saccani, 32, di Mantova. C’è poi un chinesiologo, Roberto Rosetti, 32, di Torino. Infine c’è il gruppo dei dipendenti: Angelo Bonfrisco, 39, di Monza, Alberto Castellani, 38, di Verona, Emilio Pellegrino, 41, di Barcellona Pozzo di Gotto, Pierangelo Pin, 40, di Conegliano, Fiorenzo Treossi, 40, di Forlì, Francesco Soffritti, 32, di Ferrara, sono impiegati; Salvatore Racalbuto, 38, di Gallarate e Cosimo Bolognino, 40, sono insegnanti; Domenico Messina, 37, di Bergamo, e Diego Preschern, 36, di Mestre, lavorano in banca; Massimo De Santis, 37, di Tivoli, è ispettore di polizia. Boggi viene immediatamente convocato per avere delucidazioni dal magistrato più temuto e chiacchierato del momento, almeno nel calcio, Guariniello, al quale dipinge un quadro a tinte fosche: detto senza ambagi, secondo lui il professionismo arbitrale, togliendo ogni possibilità di lavoro alternativo, può rendere corruttibili certi arbitri. (Ansa) – Torino, 19 ago. – L’arbitro di calcio Robert Boggi è stato ascoltato stamattina a Torino dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello, il magistrato che ormai da un anno indaga sulla diffusione dei farmaci, sul doping e su vari aspetti del mondo dello sport. Uno dei filoni di inchiesta del PM torinese riguarda, da tempo, anche le «giacchette nere» e in particolare i meccanismi della loro designazione. [...] Gli arbitri di calcio costretti, per ragioni di tempo, a lasciare ogni altra attività professionale, potrebbero presto cadere in balìa di condizionamenti e di pressioni da parte dei «poteri forti» che sono nascosti anche nel mondo del pallone. È questo, in sintesi, il messaggio che Boggi avrebbe riferito al procuratore Guariniello nel corso del colloquio di stamani. L’ex giacchetta nera, di fronte al magistrato, ha motivato ulteriormente le ragioni delle sue dimissioni dalla CAN, già esposte nella lettera indirizzata ai vertici del settore arbitrale e diffusa nei giorni scorsi da alcuni quotidiani: scegliere un arbitro in base alla disponibilità di tempo («passo avanti nella marcia fatale verso il professionismo») può avere la conseguenza di ridurre la libertà degli arbitri. Dagospia 06 Giugno 2006

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