• Biografia
  • articoli
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    Home > articoli > I caimani nel calcio
    12
    giu.
    2006

    I caimani nel calcio

    Condividi su:   Stampa

    Quando il gioco si fa duro i caimani ricominciano a guizzare. All’insaputa di Belushi l’ha fatto ier l’altro nel riquadro della palude calcistica Silvio Berlusconi, che ha così aggredito il fango dopo il colloquio tra il Commissario straordinario della Federcalcio, Guido Rossi, e il presidente della Lega e suo vice al Milan, Adriano Galliani: ”Colpa di tutti o di nessuno, ci diano due scudetti. Quando i primi truccano le regole, vincono i secondi”. Queste dichiarazioni, oltre a smentire come d’abitudine il caimano in rossonero delle scorse settimane, si contraddicono in re ipsa:  se è colpa di tutti, infatti, non si vede come qualcuno tra i tutti possa rivendicare gli scudetti. Pare che il futuro neo-vetero-presidente del Milan abbia sottilmente distinto la prima affermazione(“detta con ironia”) dalla seconda (“detta e basta”). Può essere: schizzi di ironia nella lutulenza s’erano colti in campagna elettorale a proposito degli italiani “coglioni”. Rimane comunque macroscopico e ultrasignificativo l’atteggiamento simil-craxiano del “tutti colpevoli tutti innocenti”, che compenetra quello di Capello sulla Juventus “come il Psi al tempo di Tangentopoli”. Fossero intercambiabili? Ma uno ci ha già governato per un tempo equivalente agli scudetti vinti dall’altro…

    L’impressione, leggermente nefanda,  è che si voglia fare polvere, e impedire di capire, facilitati in questo da prevedibile stanchezza e sfiducia da parte della pubblica opinione sia sub specie politica che sub specie tifosa:  si va avanti ormai da sei settimane, Moggiopoli è diventata una rubrica, gli azzurri sono già partiti per i Mondiali perdendosi i pezzi, ogni tanto capita qualche tragedia in Iraq che ricorda che i “problemi sono altri”.
     
    Così il rischio è che finisca male non solo il calcio ma anche il tentativo di una sua rifondazione, che per il nuovo governo significherebbe un atout politico fenomenale :  giacché forse è un po’ meno arduo rimettere insieme i cocci dello sport nazionale, piuttosto che tirare sulla spesa pubblica, combattere con la scuola derelitta, ripianare i conti della sanità ecc. Quello che però Prodi e la sua “squadra” debbono sapere è che tanta visibilità ha il suo rovescio: se risolvono male la questione del pallone, ne avranno un rinculo di immagine e di sentimento popolare pauroso. Lo sanno ? Mi figuro di sì.
    Seguiamo allora la stella cometa di Guido Rossi e Borrelli. Il primo ha sempre definito il conflitto di interessi qualcosa che “c’è solo quando qualcuno agisce contro gli interessi dell’incarico che gli è stato affidato”. Lo ha ricordato l’ultima volta a Coverciano, una settimana dopo aver ricevuto l’investitura politica via Coni. Siamo d’accordo con lui, e siamo certi della sua totale indipendenza cui fa il solletico ricordare che il suo studio ha preparato la memoria difensiva di Milan, Juventus e Inter anni fa, quando quel tipo di “triade” veniva attaccato da Della Valle per la spartizione privilegiata dei diritti tv (cfr. , da “Indagine sul calcio”, Bur, il consorzio “Calcio Italia”, l’altra piattaforma miseramente affondata sotto le cannonate dei grandi network -Mediaset, per esempio- che chiudevano accordi con le tre società principali scarnificando i diritti delle altre). Ma quello era il suo lavoro di parte.
     
    Oggi si ha piena fiducia nella sua autonomia. Idem per Borrelli, che ha un passato specchiato di magistrato. Ma adesso entrambi hanno scolpito sul portone della Federazione commissariata la scritta “presto e bene” per la giustizia sportiva, in attesa dei tempi lunghi di quella penale. Presto e bene? Uno slogan metafisico,  da stemma araldico. Magari. Ma come faranno ? Già qui ieri Marco Travaglio ricordava che chi giudicherà e infliggerà le pene specifiche nei due gradi della giustizia pallonara ha un passato colmo di multe per chi del calcio lamentava le storture (Zeman, Baldini ecc. )e avaro invece di rimbrotti per i rappresentanti del Palazzo, gestori dell’affare per il quale secondo il caimano appunto “la colpa è di tutti o di nessuno”.
    Il rischio forte è che le violazioni delle norme federali vengano in ultima analisi “pesate in famiglia”. Questi del ramo, e del ramo vecchio, faranno certamente presto, ma magari in un’altra direzione.
    C’è poi il dato inconfutabile che, scorrendo i giorni, si arrivi in fretta alla disgiuntiva : ”presto o bene”, e non più “presto e bene”, per manifesta impossibilità di tenere insieme le due esigenze. Troppo complesso e diffuso è il viluppo polipesco di Moggi nel calcio, per tagliare qua e là in fretta dei tentacoli. Dietro questa intenzione, nell’ipotesi più benevola c’è una patente rassegnazione, una sorta di impotenza a ripulire, per cui meglio un po’ di giustizia certa che nulla. Non credo che farebbe piacere alla pubblica opinione, o ancor peggio temo che farebbe felice solo quella porzione di tifosi del club che per qualche motivo riuscisse a sfangarla. Così alla incisiva impressione di “truffa rotonda” si allegherebbe la percezione di una giustizia a strisce. Un’ottima ricetta davvero per guarire il malato. Nella palude che rimarrebbe tale.
     
    Credo invece che se si dovrà pagare un prezzo al tempo, criterio certo relativo ma non più di quello di “bene”, sarà opportuno per tutti farlo:  niente Intertoto per le squadre italiane, come è già stato detto?  Pazienza, è un male minore, come pure la non iscrizione alle Coppe europee se non ce ne fosse il tempo, come pure l’avvio ritardato dei campionati. Se si sbaglia per fretta, o per la spada di Damocle dell’industria che preme, si sarà perduta una occasione e si saranno create le condizioni per altri pasticci futuri. E’ vero che i Moggi sono all’ordine del giorno della società italiana tutta, in tutti gli altri campi, in politica, in economia, nei vari settori di questo paese stropicciato, e che questo rende difficile ragionare e agire “come se” davvero si volesse rigenerare un intiero tessuto. Ma proprio per questo se è possibile bisogna puntare al bersaglio grosso, a ridare fiato a tutto il pallone, se di ciò qui si tratta. E la volontà politica di farlo è indispensabile.
     
    C’è chi forse lo ha capito, intuito, prefigurato per tempo. Dico dell’iniziativa Goal, acronimo per “gioco onesto atletico leale”, che è appena partita da Roma e girerà l’Italia per rimettere in evidenza le radici di un gioco che si è trasformato come si è visto in altra cosa. E forse questa di Goal, in cui come accade sempre si mischieranno la buona fede e l’alibi, l’entusiasmo e la cattiva coscienza, l’etica e l’etichetta, è la chiave con cui riparlare di calcio e approntare una gerarchia di priorità. Per esempio, a partire dalla lingua, si dice “calciopoli” e ci si riferisce a un calcio solo, quello dei professionisti.
    E non c’è chi ha intenzione di parlare di altri “calci”, di quello giovanile, di quello dilettantisco che sciorina numeri impressionanti, davvero un tessuto nel senso più pieno,  sopra il quale è cresciuta la palude in cui si muovono i caimani, e a quanto pare anche i polipi:  nella stagione appena conclusa su quel terreno assai meno fangoso ma certamente rischioso si sono mosse quasi 15 mila società, 50 mila squadre, un milione e 200 mila tesserati, 33 mila arbitri.
     
    Quando si chiede una giustizia non sommaria e non condizionata da quel “presto” legato agli interessi stratosferici, si pensi a questo calcio povero, di base, pressoché volontaristico. Per evitare che arrivi anche a questo popolo particolare quella porzione di fango ventilata dal sistema-Moggi, un fango naturalmente non remotissimo neppure da loro, a Guido Rossi e a Borrelli si chiede dunque un “bene” che è anche un diritto/dovere non appaltabile al “presto”.
    Se no, tra le variabili di una giustizia sportiva a orologeria o a calendario(di campionato) ipotizziamo pure una tabella-Mondiali. Se si vince, in gloria, un semplice buffetto a Cannavaro e magari il premio-vittoria devoluto ai bambini-soldato di qualche infelice paese africano, se si arriva tra i primi quattro sconto di pena della metà,  e via così:  per trasformare il calcio in wrestling sarebbe un metodo quasi infallibile. Per questo il caimano duro, che sa tutto e se ne intende,  riprende a giocare e attacca il polipo: il wrestling in tv si vende benissimo…
     
     
     

     commenti
    Commenti
    0

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio
    Facebook