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    26
    giu.
    2006

    La notte di galliani

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    Mi chiama da Colonia una collega di una radio tedesca, che trasmette per gli italiani in Germania e via satellite in tutto il mondo. Che è successo a Galliani, mi domanda, e che sta succedendo al calcio con questi deferimenti? Qui i nostri ascoltatori non l’hanno capito. Così mi viene il dubbio che non sia tanto chiaro neppure ai lettori, distratti come sono dal Mondiale incamminante dell’Italia e di Totti, confusi dalla tempistica ingannevole  con cui sono stati resi noti i deferimenti, lacerati dalla fede calcistica se tifano per i club incriminati. Che sono, come si sa, quattro, Juventus, Milan, Lazio e Fiorentina, più 26 individui complessivamente rinviati a giudizio sportivo. Tra essi appunto Adriano Galliani, vicepresidente del Milan e come tale da processare, nonché presidente della Lega Calcio professionisti, e come tale dimessosi nella serata di venerdì, a Cekia digerita e deferimenti diffusi (tra i tricolori inalberati e i vessilli dei club abbrunati…).

    Lo zio Fester della famiglia Adams, come viene affettuosamente appellato l’assistente di Berlusconi, ha lasciato la Lega digrignando i capelli all’incirca come aveva fatto Carraro per la Federcalcio. Tutti e due in relazione al loro stato di indagati(Carraro nel caso in precedenza dalla giustizia ordinaria), tutti e due in ritardo (a Galliani lo si chiedeva da un mese, a Carraro dal secolo scorso), tutti e due abbinati all’art. 1 delle carte federali, che discetta poeticamente e anacronisticamente di lealtà e probità sportiva ecc. Poteva rimanere ancora in sella anche in Lega un Galliani deferito ? Ovviamente no. Se n’ è andato sbattendo la porta, reclamando giustizia, vaneggiando di “pesi” che si sarebbe finalmente tolto dopo essersi legato alla sedia più di Alfieri, riscuotendo anche lui, come il principe di Savoia, la solidarietà di Berlusconi che ancora aspetta i due ultimi scudetti della Juventus che sarebbero “suoi”. Di proprietà.
     
    E precisamente intorno a questo malinteso concetto proprietario ruota tutto lo scandalo di Calciopoli, Moggiopoli, Giraudopoli, Lotitopoli e anche, almeno indirettamente per ora, Gallianopoli. Infatti il Procuratore federale, Stefano Palazzi, il Grande Deferitore, che svolgerà il ruolo della Pubblica(in realtà privata) Accusa nei confronti dei deferiti nel maxiprocesso a giorni a Roma, di che cosa parla nel suo centinaio di pagine, traduzione in imputazioni del dossier di Francesco Saverio Borrelli ripreso quasi letteralmente ?
    Parla di dirigenti di club, di arbitri, di dirigenti federali che si dividevano un calcio inteso come loro proprietà, da spartire e da difendere da interessi altrui, fregandosene del tifo, del pubblico, dei telespettatori, dell’etica sportiva e di tutte queste quisquilie e pinzillacchere. Un calcio fatto di partite, e di partite in tv,  e quindi di diritti televisivi,  e di fenomenale indotto economico, e poi di carriere, di influenze in altri campi della società cosiddetta civile, di consenso politico ec. Una piovra rotonda.
     
    Moggi, Giraudo e compagnia juventina avevano creato una trama nel pallone variamente stratificato in cui agivano gli arbitri per loro conto. L’articolo 6 delle carte federali parla appunto di questo riferendosi ad illeciti,  e alla responsabilità diretta oppure oggettiva dei club e dei loro amministratori. Ci sono dentro fino al collo tutti i deferiti, meno –come si diceva-Carraro e Galliani. Carraro, dopo una galoppata politica longevissima nello sport e altrove, sarebbe stato beccato a raccomandare la Lazio e Lotito a Bergamo, uno dei due designatori arbitrali. Pensate, Carraro irretito da Lotito…Ce l’avessero profetizzato quand’era sindaco di Roma…Galliani invece deve provare che non era al corrente di una certa cosetta, per la quale è indagato un suo dirigente, tal Meani, addetto agli arbitri e non un filatelico di passaggio, che prenotava i guardalinee a suo dire per “legittima difesa” nei confronti di Moggi e c. , i quali avevano arbitri riservati. Lo avrebbe fatto, intercettato inoppugnabilmente,  per Milan-Chievo. Troppo poco in quel marasma, si obietterà? Beh, se provato è abbastanza per catapultare in basso il Milan, e lucidare il blasone di un presidente di Lega evidentemente di un metallo particolare, il bronzo.
    Quindi il “sistema” della Juve e il “sistemino” del Milan contrapposto(mentre insieme si divoravano la torta dei diritti tv, e guarda caso nell’appetito c’entrava anche Mediaset…), che hanno fatto scrivere a Borrelli di un “illecito strutturato” tradotto poi in“palazzese”, aspettano solo di vedersi giudicati in scala. Entrambi i sistemi, norme alla mano, basterebbero e avanzerebbero per un precipizio negli Inferi, se fossero a se stanti. Ma il Milan se colpevole direbbe (o dice già, in altre sedi? ) che è comunque meno colpevole quantitativamente e qualitativamente della Juventus. Dunque, meno punibile. Ed ecco qui il fantasma delle punizioni da differenziare.
     
    Alle prese con questo fantasma sono anche Lazio e Fiorentina. Con assai meno potere e meno partite incriminate della Juventus, con assai meno potere ma più partite incriminate del Milan, che al momento come detto ne avrebbe una sola. La Lazio teneva bordone al sistema-Juve, nemmeno troppo “a strozzo”, a quanto pare, ma con spirito invece imprenditoriale pur se subalterno. Aveva messo a profitto la periferia di un centro che aveva come sovrano Moggi.
    La Fiorentina avrebbe invece pagato il pizzo per non vedersi bruciare il negozio, dopo i proclami di Della Valle per un calcio pulito. Avrebbe preso a delinquere, insomma, in stato di necessità. Ma poi avrebbe continuato a lussureggiare nell’habitat moggesco, giraudiano, carrariano, insomma nel calcio della “Gea e dei figli di” anche per tutto l’anno successivo, guardandosi dal denunciare la mafia e invece cogliendo le occasioni di buon vicinato. Non esattamente un paradigma di etica per dei campioni dell’antimafia.
     
    La responsabilità oggettiva-e per alcuni quella diretta- riguarda dunque in ipotesi processuale tutti i dirigenti di questi club, meno appunto Carraro e Galliani, la cui macchia per ora sarebbe “soltanto” quella di essere stati sleali e pravi, invece che leali e probi. E il cerchio si chiuderebbe qui, nella palude emersa.
     
    Adesso febbrilmente nelle sedi deputate, assai meno calcistiche di quel che ingenuamente si crede, si tratta per evidenziare il parametro del castigo. Chi in C? Chi in B? Chi con penalizzazioni? Ecc. ecc. Cercando di non urtare  nella colpa differenziata la sensibilità delle piazze. Nel frattempo la Nazionale viene festeggiata dal Commissario Straordinario, Guido Rossi, che si è accorto di portare fortuna agli Azzurri e lo fa notare. Si ha quasi l’impressione che si voglia distrarre anche lui…A Roma infatti sarà dura per tutti.
     
     

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