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    05
    lug.
    2006

    Dei delitti e delle pene pallonare

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    Nel giorno in cui il Procuratore Federale Palazzi viene scambiato (ad arte?) per Robespierre, Berlusconi si indigna e Capello si dimette (ma non potrebbero ogni tanto invertire i ruoli?), sul solito binario nazionale e internazionale degli azzurri di Germania e del maxiprocesso corre un treno unico, quello della confusione,  che sembra imbarcare tutto. Leggevo ieri su “La Stampa”, in un’intervistina fatta nell’albergo del calcio-mercato a Francesco Saverio Borrelli, lì in qualità non di curioso bensì di capo dell’Ufficio Indagini e palesemente intercettato ma “su due piedi”, che l’ex magistrato non sapeva che cosa augurarsi “per il bene del calcio”, cioè se “i successi dell’Italia incidano in una sorta di mitigazione delle sanzioni”oppure no. Certo, poi c’è stato il diluvio delle pene richieste da Palazzi, palesemente sulla linea del contenuto delle intercettazioni, che aprono una voragine nel calcio italiano di vertice e nella memoria di più generazioni, e questo commentino borrellesco sarà stato ovviamente subito ingoiato dalla voce ”castighi” almeno invocati.

    Ma temo che lo stimatissimo Borrelli,  che dopo aver fatto incidere sul suo blasone di neo-investigatore calcistico il motto “presto e bene” chiosava sempre ieri l’assunto con un più ragionevole “a volte la giustizia non si concilia con la rapidità, non facciamoci condizionare”, così dicendo e non escludendo amnistie contribuisca suo malgrado al trambusto imperante. Sicuramente in buona fede. Lui. Ma gli altri?
    Come peraltro debbo interpretare certamente in buona fede tutti gli altri segnali che arrivano dal Commissario Straordinario non nominato per concorso, Guido Rossi, dalla maglietta azzurra con il suo nome per il nipotino alle varie dichiarazioni di entusiasmo fino all’ultima (mentre scrivo) per il Ct Lippi passato da Possibile Infingardo a Probabile Eroe in poche settimane. Ma  come pensa, il Professore, che a sua volta l’opinione pubblica interpetri questa sua montante euforia tifosa? Patriottismo d’occasione? La politica d’abord? Un contagio ambientale? Va benissimo, ma solo a condizione di tener separate le due rotaie del binario prima citato, quello su cui corre il treno della confusione.
    Perché Guido Rossi è lì al posto del trentennale Carraro (per cui si chiedono in aula 5 anni), e lì lui ha cooptato una figura come quella di Borrelli, non per altro ma semplicemente perché “siamo di fronte al più grande scandalo della storia del calcio”. L’ha detto lui, e lo ripetono tutti i media del pianeta, ieri con la stessa evidenza su Internet con cui scrivono della semifinale Mondiale.
    Torniamo a noi, nello spelling dei personaggi già citati. Palazzi ha fatto queste richieste di pena,  apparentemente robespierriane e in realtà più in linea con il Beccarla,  perché le condotte e le telefonate intercettate coinciderebbero in direzione di un megaillecito sportivo, a base di “sistemi” (juventino, milanista ecc, ) oppure no. Secondo le carte federali, quella sequenza di deferiti, se c’è la prova (e secondo Palazzi evidentemente c’è) che hanno fatto e condizionato quello che si erano riproposti di fare e condizionare, è tutta condannabile, e il quaderno di pene si trova nei regolamenti preesistenti a questo processo davanti alla Caf.
    Mettiamola così:  togliete una per volta le varie società coinvolte, e vedrete che con le premesse date a norma di legge sportiva ognuna presa a sé è punibile. Ognuna verrebbe comunque retrocessa e non solo fortemente penalizzata. Se la questione è più complessa, è perché la Juventus  ne avrebbe fatte talmente tante da ammorbidire in confronto le pene delle altre tre, Milan compreso.
    Essendoci questa ovvia necessità di distinzione e di differenziazione delle sanzioni, Palazzi ha sparato forte in proporzione, ed è probabile che nel giudizio la Caf presieduta da Ruperto segua una linea analoga, sia pure a scalare (in B la Juve ecc. ). Ma ribadisco il concetto: qualunque sia la ragione del delinquere (calcisticamente inteso),  a norma di legge di settore ogni club dovrebbe fare una brutta fine. La fortuna degli altri è la dose industriale (eventuale) di illeciti del clan Moggi, Giraudo ecc. Poi immagino che gli altri dirigenti insisteranno nel trattare Moggi da Lucignolo, e nello spacciarsi per Pinocchio. Questo sembra davvero meno rilevante sotto il profilo penale, a meno che non si voglia passare dal Beccarla al Collodi. Dunque l’accusa somiglia a Robespierre, ma lo fa a norma di legge e tatticamente-credo- per mandare un segnale di gravità.
    Quanto al Berlusca, come quasi sempre ha ragione: il movente, come si indigna lui, è “politico”. Certo: non attiene forse al migliore dei rapporti tra i cittadini e il potere l’amministrazione anche giuridica della vita della polis? E dunque meno male che è seriamente politico l’atteggiamento di Rossi, Borrelli, Palazzi, spero Ruperto ecc. Che altro è la politica nel senso migliore se non dare dignità ai rapporti di cui sopra? E per la cittadella rotonda, ridotta al letamaio che le intercettazioni ci dicono-se non sono false, contraffatte, ”scherzose” ecc. -, perché non dovrebbe valere la stessa logica appunto “politica”? Se poi Berlusconi intende un’altra cosa, cioè la strumentalizzazione politica del suo Milan, trattasi del tipico transfert psicologico (già affrontato,  e ripetutamente,  qui seguendo le evoluzioni paludose del caimano). Capello che si dimette è invece soltanto il timbro a un modo di intendere la professione. Era lo stesso che ha vinto spesso e dappertutto. Auguri. E’ perfetto come Grande Tecnico di quel calcio sotto processo all’Olimpico.
    Restano Borrelli e Rossi, e sull’altra sponda la pletora di dirigenti più o meno esposti e più o meno potenti parcheggiati dietro al banco degli imputati, cui Palazzi commina/minaccia castighi mozzafiato. E resta la parte più importante del caso “Calciopoli”.
    Borrelli, Rossi, guardatevi attorno. E’ vero, la passione popolare che in tanti anni e in modi e dosi diverse ha costruito piedistalli apparentemente indistruttibili per un calcio vitello d’oro da adorare,  fingendo sempre,  al di là di ogni ragionevole dubbio, che “fosse tutto vero” o almeno verisimile, cova ancora eccome,  azzurri docent. E’ vero, il paesaggio italiano deformato dal berlusconismo con o senza Berlusconi non prevede al momento qualcosa che possa riempire l’eventuale buco/voragine del pallone, a sua volta supplente di tante cose che mancano all’italiano inteso come singolo e come collettività(e vedendo la tv, anche come lingua, tieh! …).
    Ma tutto ciò forse non va riferito all’idea prudente,  o rassegnata,  oppure semplicemente affidata a un marketing che ormai pare riassumere ogni cosa della nostra vita quotidiana, che sia meglio non creare le condizioni per “una turbativa dell’ambiente”, come par di evincere da certi atteggiamenti di Guido Rossi o sfumature linguistico-concettuali di Borrelli. Al contrario:  se non verrà estratto il dente/i denti, la chiostra dentaria cariata, non c’è bisogno di una maga per prognosticare un’infezione prima a tutta la bocca e poi al resto dell’organismo.
    Sforzatevi di immaginare una cattiva, parziale, pietosa giustizia da real politik:  dopo qualche giornata di campionato, o già prima, al debutto della nuova stagione, basterà un niente per accendere il fuoco a partire dal calcio in questa Santabarbara chiamata Italia (cfr. i tassisti…).Vogliamo questo, per tutelare interessi enormi e passioni conseguenti? Gli interessi enormi si difendono non violando le leggi, neppure quelle sportive, le passioni conseguenti sono detonazioni a miccia sempre più corta. Certo, Borrelli e Rossi non hanno bisogno che questo panorama venga loro ricordato qui…Pesa, sul secondo piatto della Bilancia raffigurata insieme alla Giustizia, il costume di un paese sempre più amorale, che forse almeno in parte dimostrerebbe soddisfazione partigiana se tifoso di una squadra graziata, mentre si indignerebbero gli altri “intonsi”. Ma un’amnistia, un condono, un modo italiano di sanare sarebbe un’ulteriore spinta per la scesa di chi ormai è rassegnato a un mondo e una società che “sono irrimediabilmente così, impossibili da cambiare”. A sì? Ma allora ditemelo che ha ragione Berlusconi e smettetela di farmi pensare…

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