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    07
    lug.
    2006

    Italia, prima condanna per phishing

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    da Punto InformaticoDue truffatori avevano predisposto una rete di conti bancari e di complici residenti in Italia, spesso vittime a loro volta, per riciclare all\'estero il frutto di numerose frodi. Per loro una sentenza pesante Milano - Appartenevano con ogni probabilità ad una sofisticata organizzazione criminale operante in più paesi i due europei sui quali ieri è piovuta quella che rappresenta la prima condanna per phishing comminata in Italia. I due, un lettone ed un russo, sono stati condannati rispettivamente a 4 anni e 4 anni e 6 mesi, conditi per entrambi da una sanzione di 4mila euro. Il tribunale milanese che ha giudicato il caso ha convalidato le ipotesi investigative formulate dalla Guardia di Finanza che lo scorso gennaio aveva arrestato la coppia di truffatori.

    Dalla sentenza si apprende nel dettaglio il loro modo di agire. Dotati di documenti falsi, in almeno un caso \”clonati\” ai danni di cittadini dei paesi di appartenenza, avevano aperto utenze telefoniche mobili e prenotato camere in hotel milanesi.
     
    A Milano, nel corso di un mese di permanenza in una manciata di alberghi, pagando con carte di credito clonate avevano aperto società fasulle secondo uno schema ormai noto, con l\’obiettivo di aprire il maggior numero possibile di conti bancari intestati alle società stesse, e contattando un certo numero di titolari di conti in Italia per coinvolgerli nell\’attività di riciclaggio di denaro spacciata per un flusso legale di fondi. Gli intestatari venivano indotti a partecipare all\’attività, solo in apparenza legittima, con la promessa di percentuali sul flusso stesso: mettendo a disposizione i propri conti facilitavano in realtà la trasmissione all\’estero di denari attraverso bonifici su conti esteri. Una volta conclusi gli affari nella zona i due lasciavano gli hotel senza farsi notare, lasciando persino valigie nelle stanze che occupavano per pochi giorni prima di trasferirsi in altri alberghi. Ad avallare la presenza dello schema basato su società fantasma, il fatto che nelle documentazioni sequestrate ad uno dei due condannati siano stati trovati statuto e certificato delle società. Le attività di osservazione e pedinamento negli uffici postali sfruttati dai due per i propri scopi, sono stati condotti dalla Guardia di Finanza in collaborazione con la Direzione Centrale tutela aziendale di Poste Italiane.Di uno dei due non si conosce la vera identità: ha utilizzato i dati di un proprio connazionale, fermato dalle autorità del suo paese e rilasciato in quanto del tutto estraneo alla vicenda, e non ha almeno per il momento voluto rivelare la propria identità.Sempre sul fronte del phishing e del riciclaggio le indagini vanno avanti, invece, per quanto riguarda circa 80 intestatari di conti iscritti nel registro degli indagati. Persone che più o meno consapevolmente si sono prestate al gioco di truffatori senza scrupoli e la cui posizione, evidentemente, dovrà essere valutata dai magistrati caso per caso.Questi casi, ad ogni modo, sembrano essere solo i primi di una serie: basta dare un\’occhiata alle mail in arrivo per vederne diverse che prospettano un facile guadagno a chi detiene un conto corrente.

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