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    10
    lug.
    2006

    Come in un quadro di gattuso

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    Da l\'Unità di domenica 9 luglio - di Oliviero BehaCome in un quadro di Guttuso/Gattuso (non so,Vucciria),in questa domenica c’è tutto o quasi: al centro MarcelloLippi canuto e compreso,con la mano sulla spalla di Cannavaro,il capitano,poi, distribuiti, Buffon,Totti,lo spiritato Grosso,gli altri giocatori,Del Piero Pinturicchio miniaturizzato,Materazzi con la gerla sulla spalla,Nesta paggio incazzato ecc.Più indietro la faccia di Guido Rossi,gli occhiali allungati di Borrelli,qualcuno in similPalazzi.Sullo sfondo Ruperto e gli altri saggi  attorno a un tavolo,in Camera di Consiglio della Caf,metà ultima cena e metà sberleffo da mercato del pesce.L’Italia del Terzo Millennio.La treccia che tiene insieme gli azzurri di Germania in finale e il cosiddetto maxiprocesso romano,l’eccezionalità e la guardia alla normalità scopertasi (telefonicamente) anormale, funziona benissimo.E assorbe quasi tutto così intensamente da nascondere alcuni punti focali,pure evidentissimi e non destinati a dissolversi in una Coppa planetaria o in una sentenza preliminare.

    Intanto,l’Italia che gioca: per i noti motivi la squadra di Lippi è meno bella e serena di quel che si poteva prevedere tre o quattro mesi fa,e insieme più forte moralmente.L’avverbio può destare incresciosi equivoci di interpretazione solo se non se ne circoscrive la portata a un periodo speciale come queste ultime sei settimane.Un morale e una morale di risulta,di risposta,di conservazione.Una specie di “adesso vi facciamo vedere noi di che cosa siamo comunque capaci”,la risposta creativa di chi è sotto accusa.Dipingo sotto l’effetto degli stupefacenti un quadro straordinario.Per il consumo e l’eventuale spaccio degli stessi ne parliamo dopo la chiusura della mostra.
    Poi,il senso del calcio e dell’appartenenza: in uno slogan,prima cragnottesco e dopo,a seguire, di tutti o quasi nel pallone nostrano,da un paio di lustri buoni si dice che nel calcio “non ci sono più le bandiere”,intese come calciatori simbolo.Cragnotti addirittura teorizzava al loro posto i dirigenti/bandiera nei club: la sua l’avrebbe infatti ammainata a Regina Coeli.
    Ebbene,i Mondiali di Germania stanno dicendo o meglio urlando che ormai siamo al concetto rovesciato,quello di “bandiera/calciatori”.Ma sì,come definire altrimenti il seguito di una Nazionale di calcio comunque più patriottica- anche se superficialmente- di qualsiasi altra manifestazione tricolore?Per quantità estensiva e forse anche intensiva non c’è paragone: la bandiera sono sempre più i calciatori,e il Quirinale presente a Berlino in tribuna stasera lo sa benissimo,con tutti i distinguo del caso.
    E la politica sia pure al massimo grado di istituzionalità riporta all’Italia paese,che si è scalmanata sul palcoscenico del maxiprocesso e nelle discussioni tifose,sospese pare per poche ore prima, durante e dopo Italia-Francia ,rese come imponderabili dal Risorgimento in calzoncini.
    Discussioni,frizioni,fratture che riprenderanno certamente da domani o da dopodomani,mentre in fondo al quadro di cui sopra la Caf cogita sul da farsi.Attorno ad essa,gli interessi iperindustriali,politici,culturali o sottoculturali che ruotano affannosamente creando sempre più confusione,fino a ingenerare dubbi e sospetti forse mal nutriti e mal posti,o comunque devianti.
    Per esempio,la questione-tempo: è chiaro che le caratteristiche della giustizia sportiva,del suo processo sui generis,delle modalità disciplinari assai più che dibattimentali ecc.,mirano ad emanare sentenze “in tempo”.In tempo per l’iscrizione alle Coppe,in tempo per i calendari,in tempo per la “regolarità di tutto il calcio nazionale”.Si obietta con calma od insulti da parte degli indagati/imputati: ma così si rischia di fare un pasticcio,e per questo se le sentenze non ci convincono,andremo di fronte al giudice ordinario,a partire da quello amministrativo,il Tar del Lazio.Ma la variabile/tempo è appunto cruciale nella giustizia sportiva,e c’è un modo di neutralizzarla: non accettarla.
    Ma quando si può metterla in discussione ?Mentre ti sta giudicando?Via,siamo seri.Andava fatto prima.Il primo esempio che mi viene in mente è quello di un fuoriclasse della materia,sempre lui,Silvio.Da leader di governo,della legge sul falso in bilancio che ha fatto se non ridurla in Parlamento legislativamente a più miti consigli?Obietterete che non è un esempio edificante.Giusto.Trasferitelo però “tecnicamente” alle bizzarrie della giustizia sportiva e avrete un’idea di che cosa vuol dire darsi delle leggi(un Parlamento) o delle norme(un conclave di  soggetti privati,le Federazioni,le Leghe ecc.) e poi rispettarle se non le si è cambiate.
    Ci si può domandare come mai finora non le si sia volute cambiare,o non sia stato possibile agli eventuali benintenzionati (ma non ne ricordo…) cambiarle.La risposta è pedestre: non conveniva a nessuno,la convenzione della giustizia sportiva andava bene praticamente a tutti,è stato un elastico tirato in pubblico per decenni,senza che nessuno di coloro che facevano i padroni del vapore ne discutesse le modalità da plateale “recita”(cfr.un copione formale e non sostanziale)  perché non li toccava da vicino,o non li metteva seriamente in discussione.Anche il Milan in B di un quarto di secolo fa non era il crollo di un sistema bensì un episodio nefasto,nefastissimo.Ma un episodio,non uno specchio.
    Oggi no,e la cosa è solare: sgomitolare gli arbitri significa screditare un po’ tutto,ed è quindi consequenziale ciò che sostiene Borrelli indagatore-capo,e cioè che proseguire l’inchiesta porta al mercato,alle scommesse,a tutto il giro d’affari collegato,in primis quello televisivo.Basti pensare all’anno successivo alla stagione incriminata.Non ci sono intercettazioni su di essa,è vero:”dunque” è stato un anno trasparente,arbitrando gli stessi dell’anno precedente?Magari sì,ma ne sarei profondamente meravigliato.Sul piano della logica,convenitene,non torna.E per nessuno.
    Eppure alti lai degli imputati perché non si possono difendere.Anche se l’accusata principale,la Juventus,ha già patteggiato preventivamente la B con penalizzazione.Anche se tutti gli juventini in campo stasera appartenevano e ancora appartengono allo stesso club che si contenterebbe di una retrocessione in B.Come vi sembra ?Non c’è qualcosa di più torbido ma insieme di più semplice di quel che ritiene,dico un nome a caso,il Ministro di Grazia più che di Giustizia Mastella?
    Eppure come per Tangentopoli anche per Calciopoli(chiamarla Moggiopoli dopo le autoproclamazioni di innocenza di troppi ormai mi pare davvero improprio) sembra che ci sia una voglia prevalente di mettere tutto a tacere,di chiudere con poco,di usare la Nazionale come smacchiatore.Brutta storia.Non sorprendente.Molto italiana.Già dipinta.Pensare che il pittore del quadro di cui sopra,di nome Italpalla,appunto Gattuso,riesce a tener separato il suo ringhio in campo dalla speculazione esterna sui risultati del suo impegno tesa a “non far pagare chi ha sbagliato”.Se si sta con il Gattuso che non molla a Berlino,e noi siamo con lui,no?,bisognerebbe stare almeno altrettanto con il Gattuso che non vuole inciuci a Roma.
     
    P.S.Questo non significa affatto che non si possa decidere per un supplemento di indagine.Per i 4 club coinvolti e i 26 indagati,come per eventuali “new entry” nella lista per mano di Borrelli e c.Alla faccia dei calendari.Ma è una scelta politica straordinariamente seria.Sarebbe a dire prima la giustizia,poi gli affari,gli impegni ecc.Temo invece che se qualcuno dei suddetti venisse assolto,o anche solo condannato a briciole di pena,festeggerebbe la giustizia sportiva e tutte le sue sommarie bizzarrie.Alla faccia dell’onestà almeno intellettuale.Scommettiamo (consultandoci magari prima con Buffon,naturalmente “il miglior portiere del mondo”)?
     
     
     

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