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    07
    ago.
    2006

    Disperato, forse sì, come antonio bianco; ma un tantino disilluso, e da tempo, come…

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    Caro Oliviero, leggendo la lettera inviatale da Antonio Bianco, mi  viene in mente di ricordarle [e ai pregiati lettori del blog], la mia  meditata mail del periodo immediatamente pre-elettorale [il 20/ 03].In quella di Bianco mi piace estrapolare la parola o meglio frase-chiave circa il ruolo di cittadino ed elettore, senza dimenticare quello importantissimo di dirigente di partito [nel mio caso, ex-tale];  è lo stesso partito [movimento], guardacaso, e cioè proprio quello dei  Verdi del sole che ride, di cui son stato tra i fondatori in regione… La questione di stracciare la tessera, per quanto mi riguarda, non si  pone, per il semplice motivo che non trovo motivazioni per combattere  dove la furbizia la fa da padrone e in un Sud, fatto di cittadini che preferiscono soffrire, e stare al giogo, per poi “infiammarsi” improvvisamente e nell’illusione di fare il famoso Bingo, di arraffare [“toute de suìte”, come direbbero forse pure gli esquimesi] [!].

    Vale a dire di coloro che si accodano solo quando la via è stata fatta e quando le probabilità di poter vincere, e decidere, avendo il potere, sono sostanziose e ricamare / ricavarci il proprio tornaconto, è ovvio.Non conosco la realtà regionale di Bianco, ma di sicuro quella lucana è abbastanza imbarazzante, da sempre o quasi, e sotto vari e tanti punti di vista, politico-etico, antropologico pure / sopratutto… Da ex dirigente della struttura regionale del partito, non ho rimpianti; neanche per non essere andato a votare in aprile, come meditatamente deciso, e poi provocatoriamente annunciato per tempo.E il problema è un altro; proprio quello del definitivo disaffezionarsi da parte di chi vuole o s’illude e vorrebbe fare politica coerente, contentarsi anche dei piccoli, e forse apparentemente insignificanti risultati, quelli difficilmente spiegabili ad una opinione pubblica rincoglionita dalle Lecciso e quanti altri in Tv e non solo; e qualcuno si chiederà cosa c’entrano le sorelle; c’entrano proprio perché esse sono l’apoteosi di un modo, apparente, di vincere o di essere considerati vincenti e arrivati, pur non sapendo fare una hacca / cacca nello spettacolo sì, ma può essere lo stesso per la politica o altro.Quando mi si diceva che “per il partito, ognuno di noi era una risorsa” appunto, non ci credevo, e ne avevo ben donde. Qualcosa mi frullava per la testa, mi angosciava [senza esagerare], e sì le mie non erano fisime, allo stato dei fatti, assolutamente, e manco finìtime.La confusione, non solo politica, ovunque, è intatta, se non incancrenitasi; la difficoltà a fare, a farsicomprendere, è immensa; i “linguaggi” dicono tutto, e basta interpretarli, per capire dove potrebber esserci inghippi fetenti, e a cascata, o senza particolare soluzione di continuità.Intendiamoci, non mi sento un eroe [non lo sono] o chi è nel giusto, per il fatto di aver sì “saltato” la tornata elettorale nazionale, e poi aver invece votato al referendum; ho solo avuto giusta sensazione, e una visione corretta degli andazzi, in fièri, e la minor / maggior mossa da attuare, seppure nel mio piccolo; una ribellione minimale indispensabile; azione di certo sofferta, silenziosa, e sì manifestata come dire “inter nos”, senza fare baccano, perché questo è semplicemente inutile. Una provocazione, anche, per certi versi. Una sorta di tam-tam preventivo sopratutto per chi volesse ragionarci su, eventualmente.Ciò che cambia è il disinteresse di altri, a seguire, e sui fatti di cui si parla in questi ultimi tempi; la delusione e disillusione “postuma”, e secondaria, ma solo nei tempi / tempistica, anche di tanti altri; e per cui la domanda è la stessa di prima: gli “ingenui imperterriti, i sognatori” che in già tipica fase pre-elettorale, probabilmente, vengono considerati, e conteggiati, fra quei famosi elettori “indecisi”, quelli si sempre, e sempre più numerosi, allora da ora in poi che fine faranno ? Abdicheranno ?Si massacreranno, ci massacreremo, nell’oblio di ciò che avrebbe potuto, e dovuto, essere ?È prevedibile altresì un cambio di rotta, vero, condiviso, e non solo di tipo politico, tal quale ?Con questo caldo e gli inevitabili affanni dovuti alla scarsa ossigenazione [e pure alle tette, e culetti al vento] penso che ragionare sia dura assai, poi anche a settembre a menti ipoteticamente / quanto  auspicabilmente più fresche e riposate…“Mala tempora currunt”…[e tu fallo correre, rispondeva il saggio come a dire: si schianterà da solo contro…?  E poi…!?].Totò invece su quel famoso treno, nello sketch con l’onorevole Trombetta, auspicava, anzi urlava di vari: macchinisti, fuochisti, facchini, e infine “gente di fatica”…Ebbene, oggi come oggi, finito il bailamme dei taxxisti, agli Altri [quelli che contano i voti] già non resterà che aspettare l’umore di quelli che a questo punto mi piacerebbe ridefinire i non-incerti, ma “passisti”, cioè di coloro che preferiscono / preferirebbero appunto “passare” la mano, già attendisti disillusi e all’ultima spiaggia, consapevolmente e civilmente. Taxxisti, bassisti [non strettamente di gruppi musicali], cazzisti [in versione modernissima, e quanto ovviamente “mutazionale”], lassisti, dazzisti [variante dei tangentisti ?], fassisti [simil-sporcaccioni]e gassisti [quelli del gas improvvidamente esilarante], hassisti [che non capiscono un’acca, appunto]  massisti [quasi-aggregati ai massoni ?], passisti [quelli che un’andatura pure ce l’avrebbero e ma...],  rassisti [no comment !], sassisti, [sorta di provocatori ?], e poi credo che basti, tutto sommato. Dove, la lettera esse e la zeta spesso si sovrappongono / sostituiscono e vi si rafforzano senza ombra di dubbio. Basta scegliere; cambia pure poco, a volte.Rimane infine la “gente di fatica”, quella cui alludeva pure Bianco.Quanto poi a prendersela / o, in quel posto, fa sempre parte del giuoco ? è inevitabile ?Perfettamente d’accordo sul “disperato” e pure sul non essere però un “italiota”; non ci sono dubbi.P.S.: A proposito dell’on. Trombetta di cui prima, qualcuno ne ha poi veramente conosciuto il papà dello stesso, ovvero quello famoso e che Totò definisce il Trombone ? Peraltro, poi, sul dove possa mettersi la trombetta e dove invece il trombone è libertà interpretativa / fattiva di ciascuno.Distinti salutiAntonio Pace
     

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