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    16
    ago.
    2006

    Calciopoli: un pasticcio a rate

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    Da l'Unità del 14 agosto 2006 - di O.BehaSeconda rata dello scandalo-calcio per la Serie A (e non è affatto detto che sia l’ultima,e comunque da oggi si comincia con la B,con l’Arezzo…): tocca alla Reggina, che secondo il Pm Palazzi - quello che avrebbe voluto la Juventus in C1 carte alla mano e le altre in B, Milan compreso - dovrebbe retrocedere a passo di corsa con 15 punti di penalizzazione sul groppone, per tre partite sospette. Una simil-Juventus, insomma, secondo l’accusa, con il presidente Foti in stile Moggi, ma in piccolo, e arbitri connessi. Questa perlomeno è la richiesta dell’accusa, in una domenica ferragostana mentre nel mondo le preoccupazioni sono tutt’altre. Ora, vorrei proporre al lettore, anche al tifoso della Reggina sul quale spero sempre prevalga il cittadino, una scorciatoia: invece di esaminare il caso in sé, andiamo subito al dunque, trasformando la eventuale dietrologia in un azzardo di “davantologia”. Il dunque consiste nella domanda imbevuta di real politik: al sistema-calcio, così come ne è uscito dalla straordinaria esperienza di luglio, e al sistema politico che ad esso si sovrimprime perfettamente, conviene di più che la Reggina finisca in B, per rafforzare l’idea della giustizia sportiva che non lascia sola la Juventus, oppure che sia pure a tappe come per i più importanti club precedenti la squadra di Foti in qualche modo la scampi per non svegliare altri cani che dormono (l’ordine pubblico su questo lato dello Stretto in attesa del ponte…, il Coni, il Tar ecc.)? Intorno al termine “conviene” ruota tutto il caso, ma non solo questo, dei calabresi oggi in disgrazia, piuttosto quello di Calciopoli nel suo insieme, che rimanda al sistema-paese che esso perfettamente riflette e metaforizza. ”Conviene”, sì, dal punto di vista degli interessi precostituiti, raffigurabili a terrazze dalla politica con la  B maiuscola (solo perché il Berlusca incarna un po’ tutto in una sola persona, ma anche gli altri te li raccomando), dal pallone e dai suoi rimandi miliardari in euro soprattutto sub specie televisiva, dalle passioni di un popolo tifoso che per lo più difende la propria squadra e se ne frega di come è ridotto il calcio. Quindi sostituire il sintagma “giustizia sportiva” con quello, assai più aggiornato, di “convenienza sportiva” e  convenienza generale, sembra il primo aggiustamento lessicale da fare. Questa la scorciatoia per il dunque, cioè per la materia vera del contendere che mentre leggete sicuramente corre sul filo del telefono, tra uno yacht e l’altro o in baita…, tra gli interessati a questo “pasticciaccio brutto” non di Via  Merulana bensì di Via Allegri, sede della Federcalcio commissariata, sempre a Roma.

    Ma se vogliamo mettere a fuoco in sintesi gli elementi che conducono a questa analisi breve,ripartiamo schematicamente da tre mesi fa. Le intercettazioni restituivano il quadro di un calcio malato, malatissimo: per usare la dizione antiberlusconiana di Furio Colombo, un paesaggio pallonaro deformato. Una palude calcistica, in cui non guizzava però soltanto il principe dei Caimani, ma anche tutti gli altri, sia pure con minore destrezza e plasticità, a partire dal celeberrimo Moggi. O si trattava di correità, o di complicità più distante, o di complicità tacita, o di omissione (di denuncia e soprattutto di controllo). Questo pensava Borrelli, da ciò che ha scritto e dichiarato (di paesaggi e di ambienti corrotti se ne intende…).
    Palazzi ha tradotto “sistema corrotto” in episodi illeciti”, mutando già il senso delle indagini e del loro risultato. Ruperto e la Caf hanno proceduto su questa china,Sandulli e quello che restava della Corte Federale in secondo grado si sono precipitati per la discesa. Che per il mondo del calcio così com’è, e per la politica bipartisan di riferimento (leggi inciucio ma in tenuta sportiva…), ha significato invece il contrario, una sorta di risalita. Juve in B, sì, ma all’insegna del Gattopardo mentre il Milan gioca bellamente la Champions

    tra gli sberleffi formali della stessa Uefa, non esattamente un convento di cappuccini.
    Del resto,le motivazioni espresse dalla Corte Federale, con quello che dicono e soprattutto con quello cui alludono, per illustrare il saldo di fine scandalo toccato alle pene di primo grado, dovrebbero essere scolpite all’ingresso degli stadi italiani. Riassunto di concetto: ”Tenetevi il calcio com’è, se no viene via tutto”. E adesso via con i saporiti strascichi alla calabrese.P.S. Ma possibile che non ci sia stato finora uno straccio di “pentito” o di “dissociato”, e nessuno si sia vergognato e scusato di alcunché? E che questo aspetto non tocchi minimamente la testa e il cuore degli italiani? Attendo posta su questo, magari mi sbaglio per difetto…

    Postato da Editor1
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