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    11
    set.
    2006

    Telefonia mobile, costi: i consumatori accusano i provider

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    Roma, Velino - “Accordi truffaldini tra i provider” a danno dei consumatori. Non usa mezzi termini il presidente Adusbef Elio Lannutti, sulle tariffe esorbitanti applicate dai gestori italiani per il roaming internazionale. Esisterebbe insomma una sorta di “cartello sotterraneo stipulato tra gli operatori”, i quali “a livello di mercato interno fanno finta di ridurre le tariffe per poi rivalersi in maniera incontrollata sul cliente proprio sfruttando gli accordi di roaming”. Si tratta di “accordi truffaldini” perché, spiega il presidente Adusbef, tecnicamente la terminazione della rete ha lo stesso costo sia in Italia che all’estero.

    Quella del roaming internazionale è, prosegue Lannutti, una vicenda annosa che non si è ancora riusciti a sciogliere anche a causa della lentezza decisionale degli organismi europei, i quali, “al di là di annunci e comunicati in fondo non fanno nulla per tutelare i consumatori”. Il nodo dolente sta in una “burocrazia ottusa che non riesce a mettersi in sintonia con i diritti degli utenti europei e che – rincara Lannutti – in questo modo allontana sempre di più da quella vera e propria coesione che invece l’Unione europea dovrebbe avere e dimostrare anche riguardo a problemi di questo genere, e non soltanto sulle pur importanti questioni bancarie”. Una Commissione che oltre a fare poco o nulla per i consumatori è afflitta appunto dalla presenza di “burocrati” che “fanno finta di aprire alla concorrenza”, ma che in fondo “sono al servizio dei grandi poteri, dei grandi cartelli”. Non c’è poi troppo da stupirsi, aggiunge polemicamente Lannutti, se “i poveri cittadini che si aspetterebbero anche dei vantaggi dall’Unione europea restano delusi e arrivano magari a ribellarsi contro la stessa Europa”. È un problema – mette in guardia il presidente Adusbef – che ci si dovrebbe porre con urgenza, “visti anche i due referendum, in due nazioni diverse, proprio contro l’Unione europea”.

    Anche Lannutti dà poi la sua stoccata riguardo alla “sovrattassa” che gli utenti di telefonia mobile italiani pagano sulle ricariche dei cellulari: “l’Italia – afferma – è l’unico paese in Europa nel quale esiste questo balzello ”, una vera e propria imposta che finisce per gravare soprattutto sulle fasce più deboli e per la quale “non esiste alcuna ragione se non quella di fare business sulla pelle dei consumatori”. Lannutti, poi, non crede assolutamente alle giustificazioni dei grandi provider secondo i quali certi costi andrebbero a “remunerare la capillarità distributiva” al fine di “mantenere in piedi un sistema che mette l’utente in condizione di ricaricare il cellulare in tutti i tabaccai e in tutti i grandi supermercati”. E senza dubbio si tratta di una grande comodità. Ma perché, domanda Lannutti, dobbiamo essere noi a pagarla, visto soprattutto che si tratta di “denaro che i gestori incassano in anticipo, prima cioè che l’utente consumi”? E fa l’esempio della Francia: lì – afferma – non solo questi costi non gravano sul consumatore, ma sono addirittura previsti consistenti bonus che aumentano in proporzione all’entità della ricarica. Anche per Andrea D’Ambra, il promotore della petizione grazie alla quale il tema delle ricariche “gonfiate” è finito all’attenzione del grande pubblico e degli organismi di controllo, è tutta una questione di lobby: “Non si tratta, come molti credono erroneamente, di una tassa governativa; è uno stato di cose caratterizzato da vera e propria disinformazione” veicolata dai gestori anche “attraverso il silenzio su certi argomenti”. Con la sua petizione D’Ambra non ha fatto altro che mettere sotto gli occhi della gente qualcosa di cui era vittima a propria insaputa: “Prima di questa iniziativa erano pochissime le persone a conoscenza di questo fatto, ma quando la gente ha capito di essere presa in giro ha smesso di starci”. E ha firmato.

    (Andrea Di Nino)
     
     
     

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