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    13
    set.
    2006

    Calcio, società e speranze per il futuro…

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    Gentile Oliviero Beha,ho di recente ascoltato una Sua intervista notturna alla radio (Radio1) in cui Lei presentava tra l’altro il Suo libro (e di Andrea Di Caro) "Indagine sul calcio". Ho trovato particolarmente illuminante l’analogia tra calcio italiano e società italiana, il primo specchio della seconda. In effetti, diciamoci la verità, il calcio di per sé è uno sport affascinante, ma se il calcio "nostrano" è corrotto non è certo per colpa degli astri o del caso... Il problema del calcio italiano non sta nel calcio italiano ma negli italiani, popolo conosciuto all’estero come massa di imbroglioni, mafiosi, piagnucoloni e, tanto per rimanere nel tema del calcio, cascatori.

    Se uno straniero ci fa notare queste nostre caratteristiche, è probabile che ci dia fastidio, ma tra noi che siamo italiani possiamo dirci le cose come stanno. Gli esempi abbondano, si va da quelli microscopici legati alla mancanza di rispetto verso il prossimo nella vita di tutti i giorni (e qui l’elenco sarebbe lunghissimo: inesistenza della fila, lampeggio di fari in autostrada per dirci di toglierci dai cosiddetti e continuare a sfrecciare a 180 Km/ora, sbattimento di tappeti sul balcone di casa in modo che polvere e peli caschino sulla gente che passa, parcheggio selvaggio sui marciapiedi…. cito a caso), a quelli macroscopici di ignoranza del concetto di comunità e bene della stessa, evasione fiscale, Calciopoli ecc. Addirittura, fino a qualche tempo fa potevamo pure “vantare” un presidente del consiglio che era la quintessenza di tutto ciò!
    Ora, Le chiedo, visto che abbiamo finalmente capito che è la società italiana a essere marcia, come si può fare per tentare di cambiarla una buona volta? L’unica secondo me sarebbe quella di partire dalle nuove generazioni “imponendo” una nuova mentalità dall’alto. Non crede anche Lei dunque che bisognerebbe investire molto ma molto ma molto di più nella scuola e che la scuola, fin da quella materna ed elementare, dovrebbe svolgere un ruolo maggiormente educativo per insegnare ai nostri bambini, oltre alla matematica e alla geografia, come comportarsi in società e il valore della stessa? Riconosco che anche la famiglia dovrebbe svolgere un ruolo educativo da questo punto di vista, ma proprio per il discorso di cui sopra temo che la famiglia italiana non sia “idonea” e che anzi molto spesso attualmente svolga un ruolo diseducativo.
    Intanto, notando con grande gioia che il ministro Fioroni sta smantellando quel mostro di riforma Moratti e ritenendo che ci sia ancora moltissimo da fare e molte più risorse da investire nella scuola proprio per attribuirle una maggiore valenza educativa delle nuove generazioni, mi piacerebbe conoscere il Suo parere su questa analisi ed eventualmente sapere quali altre soluzioni si potrebbero adottare secondo Lei per “salvare” questo benedetto Paese!
    Cordiali saluti
    Francesco Billè
     
     

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