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    15
    set.
    2006

    Sul riassetto di telecom i dubbi dei consumatori

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    da Prontoconsumatore.itNell’arco di sei mesi Tim tornerà a essere un operatore indipendente e la rete fissa una società a parte. Sul riassetto di Telecom Italia giungono i commenti preoccupati dalle associazioni di tutela dei consumatori...Nell’arco di sei mesi Tim tornerà a essere un operatore indipendente e la rete fissa una società a parte. Sono questi gli effetti della riorganizzazione societaria decisa dal Consiglio d'amministrazione di Telecom Italia. Nel dettaglio, il riassetto completo delle attività prevede da una parte la separazione da Telecom Italia del business di comunicazione mobile nazionale, mediante conferimento del corrispondente complesso aziendale in una società controllata, anche di nuova costituzione; dall’altra la separazione da Telecom della rete d'accesso locale wired mediante conferimento del corrispondente complesso aziendale in una società controllata, anche di nuova costituzione.

    Nel frattempo Telecom Italia ha comunicato, in una nota, i dati principali della semestrale: utile netto a 1.496 milioni di euro (scendendo di -15,7, rispetto ai 1.775 milioni dello stesso periodo dello scorso anno), indebitamento a 41,315 miliardi escludendo il pagamento dei dividendi per circa 3 miliardi di euro (in calo di oltre 700 milioni rispetto al 31 marzo 2006). Infine, gli investimenti industriali del gruppo Telecom nel primo semestre sono stati pari a 2,216 miliardi di euro, in crescita rispetto allo stesso periodo del 2005, principalmente per i maggiori investimenti effettuati per lo sviluppo di soluzioni a supporto di nuovi servizi, in particolare nel settore mobile. Sul riassetto di Telecom Italia giungono i commenti preoccupati dalle associazioni di tutela dei consumatori. Eccoli nel dettaglio: – Unione Nazionale Consumatori: “Il Paese non può permettersi il rischio di vedere in frantumi la sua storica company telefonica, che un tempo primeggiava nel mondo ed ora vanta un indebitamento di oltre 40 miliardi di euro. Il Governo e l’Authority per le comunicazioni dovranno vigilare con molta attenzione sulle scelte di Telecom e, se necessario, intervenire con decisione per difendere gli interessi dei consumatori e la competitività e la credibilità dell’industria italiana”. – Adiconsum: “La decisione di Telecom di tornare alla situazione societaria precedente al 2005, scindendo TIM e vendendo la rete è una scelta comprensibile solo alla luce della improrogabile necessità di ridurre l’enorme debito accumulato (41 mld di euro).” E prosegue: “Invitiamo pertanto i risparmiatori che hanno investito in Telecom a prestare la massima attenzione, perché a fronte di un iniziale aumento del valore dei titoli del gruppo e di quelli della proprietà (Pirelli, Benetton, ecc.), senza alcuna certezza sulla vendita di TIM, della rete e degli accordi commerciali, il rischio di un altrettanto immediato ridimensionamento del titolo in Borsa è reale, con ricadute pesanti sui piccoli investitori. Non è da sottovalutare nel nuovo quadro, infatti, la minore liquidità di Telecom dovuta al minore apporto degli utili di Tim”. – Adoc: “Quello telefonico è per noi un mercato che non riesce a scrollarsi di dosso i vizi dell’era monopolista e che si ostina ad affrontare i problemi caso per caso, spesso a svantaggio dell’utenza. Non vorremmo che a questa situazione, già di per sé grave, il riassetto del gruppo Telecom con lo scorporo di Tim aggiungesse un fardello destinato al mercato, attraverso un’operazione meramente finanziaria che non punta al miglioramento dei servizi a favore dell’utenza”. – Adusbef: “Si tratta dell’ennesimo paradosso delle privatizzazioni all’italiana, che hanno avuto l’unico effetto di far sostituire monopoli privati a quelli pubblici: questo è pagato caro dai consumatori, che invece di ricevere servizi di qualità a costi più contenuti rimpiangono i “boiardi di Stato”, che almeno gestivano le aziende pubbliche, dai servizi bancari a quelli telefonici, dai servizi autostradali a quelli ferroviari, offrendo standard di qualità migliori degli attuali a prezzi nettamente inferiori”. – Codacons: “Non si capisce perché il Governo abbia bloccato la fusione tra Autostrade e Abertis per timore della concessione pubblica di cui Autostrade è titolare, e non blocchi invece la vendita di Tim da parte di una società che è licenziataria del servizio universale telefonico e che mira a fare grandi affari finanziari finendo per depauperare del tutto la società di telefonia fissa, eliminando gradualmente servizi essenziali come ad esempio le cabine telefoniche. Chiediamo al Governo di vigilare sulle sorti del servizio telefonico universale in concessione all’azienda, nell’interesse di tutti gli utenti”.

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