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    20
    set.
    2006

    Sismi, clonato il pc di un giornalista. nuovo atto dei pm contro bonini

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    da Repubblica.itFinanzieri all'opera per dieci ore per copiare la memoria del pc dell'inviato di "Repubblica" in cerca di tracce sul caso Abu OmarL'avvocato del gruppo Espresso: procedura illegittima per un cittadino che non è indagatodi ORIANA LISOROMA - Nuovo atto della procura di Brescia nei confronti di Repubblica, dopo le perquisizioni e i sequestri di agosto nelle sedi di Roma e Milano (e dopo quelle di sabato alla Stampa). Ieri mattina la Guardia di Finanza, su ordine del procuratore capo Giancarlo Tarquini, ha notificato all'inviato di Repubblica Carlo Bonini un decreto che segue quello con cui, l'11 agosto, aveva sequestrato e portato fuori dalla sede centrale del quotidiano, a Roma, il suo personal computer, da allora custodito in una caserma.

    Clonazione della memoria del computer per cercare qualsiasi documento che, in qualche modo, abbia a che fare con la vicenda di Abu Omar, l’imam egiziano sequestrato dalla Cia sulla cui scomparsa indaga la procura di Milano: è questo l’incarico che i finanzieri ieri hanno portato a termine, iniziando l’operazione alle 10 e andando avanti fino alle 20. Il giornalista ha messo a verbale le sue dichiarazioni, dopo un lungo interrogatorio avvenuto qualche settimana fa. Bonini, assistitito dal legale del gruppo Espresso Raffaella Pallavicini, ha ripetutamente sottolineato l’illegittimità della procedura, visto che egli risulta essere solo persona informata sui fatti, e non indagato, nell’inchiesta che la procura di Brescia ha aperto per scoprire un’eventuale violazione del segreto d’ufficio da parte di qualche pubblico ufficiale. Per due volte i legali di Repubblica avevano chiesto alla procura di dissequestrare il computer di Bonini, dopo che, il 30 agosto, nel corso della prima perquisizione, era stato trovato l’atto che i finanzieri cercavano – ovvero la richiesta di arresto per gli agenti Cia e Sismi indagati per il sequestro Abu Omar – ed era stato documentata la legittimità del suo possesso (l’atto non era più coperto da alcun segreto). Richieste rimaste senza risposta fino a ieri, quando la Finanza ha informato Bonini che il suo computer gli sarebbe stato restituito non prima di aver copiato interamente su dischetti a disposizione della procura tutto l’hard disk, per vagliare qualsiasi documento, file, cartella che possa contenere la parola Abu Omar. Non un atto preciso da cercare, dunque, ma una ricognizione a tappeto che – spiegano i legali di Repubblica, che ora impugneranno il decreto del procuratore Tarquini – “è assolutamente irrituale e illecita, dato che viene fatta su un bene di proprietà di una persona che non è indagata e senza una spiegazione precisa su quale sia l’oggetto cercato”. “Siamo ormai agli atti di intimidazione contro il diritto di cronaca – afferma Giuseppe Giulietti dei Ds, portavoce dell’associazione Articolo 21 – . È indispensabile che governo e parlamento si occupino di questa vicenda”.
     

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