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    27
    set.
    2006

    Sepolti con la password

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    da Corriere.itLo strano caso del poeta Talcott. Dopo la sua morte i figli hanno chiesto a Yahoo! le password paterne ma il provider ha detto no USA (San Francisco) - In passato ci si faceva seppellire con oggetti cari, o utili al trapasso. Oggi, nell'era dell'informatica, durante l'inevitabile dipartita ad accompagnare l'anima saranno le password e i diritti sul materiale elettronico. Così lasciano intendere le discussioni intavolate dal caso di William Talcott, un poeta beatnik che, abbandonate le obsolete agende di carta, conservava tutto online, specialmente nelle proprie e-mail. Adesso che è deceduto, i suoi parenti più stretti vorrebbero poter accedere ai suoi documenti, ma Yahoo! non è d'accordo: si tratta di tutelare dati sensibili coperti dalle leggi sulla privacy.

    PRIVACY O PROPRIETÀ? – La figlia del poeta si chiede come sia possibile: «Yahoo! ci ha fatto sapere che non avrebbe fornito le informazioni a causa delle leggi sulla privacy, ma mio padre è morto, quindi tutto questo mi sembra incomprensibile». Ma è questione di privacy o di proprietà? La delicatezza dell’argomento ha attirato gli esperti del settore, fra cui Marc Rotenberg, direttore esecutivo di Epic (Electronic Privacy Information Center). Rotemberg chiarisce che l’illecito sulla privacy scompare con la morte, ma le e-mail sono una categoria nuova e i modi più giusti per trattarle non sono ancora stati definiti. Di certo, si tratta di una forma di proprietà digitale.
    I PROVIDERS – I providers si trovano in un certo imbarazzo, in bilico fra le pignole leggi sul trattamento dei dati sensibili e le richieste dei parenti degli utenti deceduti che vorrebbero prendere possesso dei dati dei loro cari, per contattare amici e conoscenti ma anche per avere in mano documenti importanti, privati o di lavoro. La portavoce di Yahoo!, Karen Mahon, non si esprime sulla condotta decisa dalla propria azienda, mentre Google fa sapere – attraverso un portavoce – che l’ingresso all’account gmail di un utente spirato è possibile solo nel caso in cui chi lo chiede sia in grado di presentare un certificato di morte e una delega riguardante proprio il suo utilizzo. Stessa politica per America Online. Microsoft, invece, permette l’accesso ai parenti semplicemente dopo aver avuto la conferma delle relazioni di sangue.
    CHE COSA FARE – Sempre più persone in futuro useranno il computer per conservare ricordi e fotografie, documenti, certificati e archivi. Il rischio è quello di perdere il Pc e, come dimostra un’inchiesta svolta di recente da Silicon.com, sono davvero pochi gli utenti avveduti che si preoccupano di fare dei backup, nonostante abbiano il terrore di perdere i propri insostituibili materiali. Ma non solo: ancor meno sono quelli che pensano a come gestire documenti e password in caso di decesso. Gli avvocati invece già consigliano di attrezzarsi, includendo nei testamenti i nomi di chi «erediterà» le chiavi per l’accesso e i diritti per l’utilizzo. E raccomandano: non è sufficiente specificare le proprie intenzioni in un foglio qualsiasi di word, bisogna che quest’ultimo diventi un documento valido, stampato, sottoscritto e controfirmato da testimoni.
    Serena Paterno
     
     
     
     

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